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REGGIO. La famiglia naturale, Ripepi, il Consiglio comunale

REGGIO. La famiglia naturale, Ripepi, il Consiglio comunale

Chiara Saraceno, sociologa e già docente all’Università di Torino e del Centro di ricerca sociale di Berlino, discutendo di un suo fortunato libro (Coppie e famiglie, Feltrinelli 2012), alla domanda se fosse giusto parlare di “famiglia naturale” spiegò:

“Non è mai stato giusto, perché non c’è niente di meno naturale della famiglia. Il che non vuol dire che è innaturale, certo. Ma la famiglia è una costruzione sociale, legale e normativa. Sono le norme che definiscono quali rapporti di sesso o di generazione sono familiari oppure no. E se noi guardiamo la famiglia da un punto di vista antropologico e storico, scopriamo che il modo in cui questo processo normativo è avvenuto è variato molto nel tempo e nello spazio. Ancora fino all’altro ieri, per esempio, si distingueva tra figli legittimi e figli naturali e qui il termine “naturale” vale meno di legittimo”.

Troppo secca, forse, la signora Saraceno. Le sue opinioni, applicate alle teorie del dottor Ripepi, fatte proprie tra entusiasmo distrazione e furbizia (e ahinoi anche qualche punta di ignoranza) dal Consiglio comunale di Reggio, lascerebbero in blocco senza alcuna copertura culturale i consiglieri comunali eletti da poco nella città di Reggio, condannandoli alla condizione di ignoranti.

Invece, una famiglia che si può definire “naturale”, cioè priva di sovrapposizioni storiche e giuridiche, in realtà c’è stata.

Funzionava così. Tutti quelli che in seguito si sarebbero definiti “esseri umani”, tranne quando dormivano, passavano per intero il loro tempo a girovagare alla ricerca di cibo per poter sopravvivere. Al bisogno, anche quello “naturale”, maschi adulti (vecchi diciottenni o ventenni) si prendevano una femmina. Se lei era d’accordo o comunque non protestava e lasciava fare, si consumava e chi s’è visto s’è visto. Altrimenti a colpi di bastone, lo si portava dietro per ammazzare qualche animale o altro essere umano da trasformare in cibo, la femmina veniva condotta alla ragione e quindi, trascinandola dai capelli, solo appiglio da cui tirare, veniva spinta in una grotta o in altro posto riservato (non per la privacy ma giusto per non essere interrotti) e faceva i suoi bisogni.

Da questo meccanismo “naturale”, fondato sulle “naturali” caratteristiche psicofisiche dei nostri antenati, nacque l’unica famiglia “naturale” di cui si ha conoscenza. Venne detta, parecchi millenni dopo, “famiglia matriarcale”, non per un gesto di pietà o attenzione alle femmine “naturalmente” stuprate ma perché essendo ogni femmina presa e preda di molti e sempre diversi maschi, il più delle volte peraltro sconosciuti, non era possibile avere certezza alcuna sulla paternità di chi veniva al mondo. L’aggregato tra la femmina e bambini sopravvissuti, maschi e femmine, fu “la famiglia naturale”.

Che il dottor Ripepi (e non solo) voglia rifarsi alla “famiglia naturale”, fatti suoi. Ha diritto. Ma che alla “famiglia naturale” s’impicchi un intero consiglio comunale, francamente è una cosa incomprensibile che, come la giri la giri, dimostra in questa città c’è sempre qualcosa che non va. (mfc)