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Il Csm censura Cisterna e lo assolve per uno dei due capi d’incolpazione

Il Csm censura Cisterna e lo assolve per uno dei due capi d’incolpazione

La Sezione disciplinare del Csm ha inflitto al magistrato Alberto Cisterna la sanzione della censura. La censura è la misura minore prevista dalla sezione disciplinare. Cisterna, già vice di Piero Grasso quando il presidente del Senato era procuratore nazionale antimafia, era finito davanti alla Disciplinare con accuse gravissime che si sono via via ridotte fino alla semplice censura. In precedenza il magistrato reggino era stato accusato dal pentito Antonino Lo Giudice, soprannominato il Nano, di aver preso soldi dal fratello Luciano per favorire la liberazione di un terzo fratello, Maurizio. Da queste accuse Cisterna (non dal Csm ma dal Tribunale su richiesta del Pm) venne prosciolto. Anche Lo Giudice ritrattò le accuse lanciate.

Il procuratore generale della Cassazione per quanto riguarda la vicenda della corruzione aveva già chiesto al Csm l’archiviazione ritenendo che le accuse di Lo Giudice fossero “totalmente prime di qualunque riscontro”. Tanto che al Csm, la cui camera di consiglio straordinaria è rimasta riunita per oltre 5 ore anziché la tradizionale mezzoretta, il Pm aveva esordito “Tutta questa vicenda deve essere ridimensionata”. Ed infatti il Csm ha solo in parte accolto le richieste del Pg assolvendo il dottor Cisterna per uno dei due capi d’incolpazione. Quando scoppiò il caso, sulla base di quella accuse, Cisterna fu trasferito dalla Dna al tribunale di Tivoli, provvedimento ora confermato dal Csm, dove attualmente Cisterna svolge le mansioni di Gip.