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TAV FIRENZE. Dagli atti spunta l’ombra della ‘ndrangheta

TAV FIRENZE. Dagli atti spunta l’ombra della ‘ndrangheta

''A fine maggio 2011, prima che mi arrestassero, dalla Lombardia mi recai in bus in Calabria. Nel viaggio incontrai un membro della famiglia di Petilia Policastro, un certo Garofalo di Pagliarelle, frazione di Petilia. Gli chiesi come erano messi in Toscana. Lui mi disse che fornivano il cemento e betoniere ai cantieri Tav tramite imprese di Firenze. Mi preciso' poi che per il movimento terra c'erano i Casalesi e che si erano associati con noi (inteso come 'ndrangheta)''. Lo ha spiegato ai Ros di Firenze Francesco Oliverio, dal 2005 capo del 'locale' di Belvedere Spinello (Crotone), durante un interrogatorio dell' ottobre 2013 e dal quale e' venuto a galla che il nome di quell'uomo incontrato sull'autobus e' spuntato anche nella terribile vicenda dell'omicidio della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo. Il verbale, da cui emerge anche l'ombra della 'ndrangheta accanto a quella (gia' nota) della camorra sui lavori della Tav di Firenze, si trova in una informativa agli atti dell'indagine sulle grandi opere e che lunedi' scorso ha portato agli arresti, tra gli altri, dell'ex dirigente del Ministero delle Infrastrutture e del Lavori Pubblici Ercole Incalza.