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Reggio. Il Valanidi, il depuratore, il territorio. AMBROGGIO

Reggio. Il Valanidi, il depuratore, il territorio. AMBROGGIO

di FILIPPO AMBROGGIO* – (rep) Avevo promesso a me stesso che non mi sarei più occupato del Valanidi, sospendendo anche l’attività del Comitato Vallata del Valanidi di cui sono l’umile presidente, perché ritenevo (e per alcuni versi ritengo tuttora) la questione una battaglia oramai irrimediabilmente perduta.

E le notizia del novembre scorso che il dott. Anghelone e il dott. Zimbalatti, rispettivamente Vicesindaco e Assessore all’Ambiente del Comune di Reggio Calabria, erano a Roma a caccia di fondi contro il dissesto idrogeologico ha confermato questo mio pessimismo poiché la gestione commissariale aveva prodotto solo 7 studi di fattibilità, per una spesa prevista di 10,1 milioni, che non so se siano stati presentati entro la scadenza del 4 dicembre 2014.

Per questo e per altri motivi ritenevo che ormai non valesse più la pena di lottare, come negli anni passati, a favore del Valanidi.

Neanche alcune lettere, pubblicate in rete nelle scorse settimane, riguardanti la futura realizzazione del nuovo depuratore della città e l’ennesimo scempio territoriale dovuto alle piogge del febbraio scorso mi avevano fatto cambiare idea.

Solo la frase di un ragazzino di 12 anni, coetaneo di mio figlio e suo compagno di squadra (“… ci hanno abbandonato tutti!!”) mi ha fatto recedere dal mio intendimento e mi ha incoraggiato a vergare alcune confuse e disordinate riflessioni.

  

I drammi del Valanidi non nascono, come si potrebbe pensare, dalla disastrosa alluvione del 22 ottobre 1953. Quel terribile e luttuoso evento ha fatto successivamente giungere nella Vallata un importante piano di opere pubbliche che, nei decenni successivi, non è stato mai più ripetuto.

Nei tre-quattro anni che seguirono quella tragica circostanza, infatti, sul Valanidi furono realizzate, tra l’altro, le poderose mura d’argine a difesa degli abitati e delle colture, la strada Reggio-Trunca e le palazzine popolari di Oliveto e Croce Valanidi che accolsero parte degli abitanti del Valanidi che avevano perso le loro abitazioni nella tragica notte del ‘53.

I problemi del Valanidi nascono invece con il Piano Regolatore Generale firmato da Ludovico Quaroni nel 1970, dall’abusivismo edilizio degli anni Settanta e degli anni Ottanta e dal disinteresse da chi ha governato (non tutti, per carità!) la cosa pubblica nei decenni scorsi.

Ludovico Quaroni e i suoi collaboratori probabilmente non visitarono mai la Vallata del Valanidi limitandosi, forse, come facevano i colonizzatori ottocenteschi europei in Africa, a tracciare sulla carta topografica delle linee con la riga, la squadra e il compasso. Ciò che la Vallata poteva e doveva essere cioè un’area a vocazione agricola e residenziale, pienamente salvaguardata e adeguatamente valorizzata, nel rispetto del genius loci e delle caratteristiche geologiche, paesaggistiche ed ambientali, fu stravolta ed oltraggiata indicandola quale area di sviluppo industriale.

Che poi, per renderla pienamente fruibile a tale scopo, costruendo le infrastrutture materiali (strade) e immateriali (servizi alle persone e alle imprese) furono “dettagli” a cui gli amministratori che si sono succeduti nei decenni successivi non badarono minimamente.

Qui però il discorso potrebbe diventare lungo e complesso e perciò arriviamo direttamente ai giorni nostri.

Un’appassionata lettera-denuncia di Antonio Zema, pubblicata in rete nel gennaio scorso è significativamente intitolata “Valanidi come pattumiera di Reggio”.

Si definisce correntemente come “pattumiera” un “contenitore di metallo o di materiale plastico in cui si raccoglie e si conserva la spazzatura domestica”. E, in effetti, se alla “pattumiera domestica” sostituiamo idealmente una “pattumiera cittadina” il risultato non cambia.

Ciò corrisponde tristemente alla realtà se è vero com’è vero che negli anni Settanta a Lìmico e negli anni Novanta nella discarica di Longhi-Bovetto furono sversati per alcuni anni i rifiuti solidi urbani della città.

E sono tutt’ora presenti nella Vallata alcune realtà imprenditoriali che hanno come mission aziendale il trattamento dei rifiuti. Questo, solo per parlare di aziende che operano pienamente nella legalità.

Se poi diamo uno sguardo all’area dell’illegalità basta digitare su Google i termini “Valanidi” e “rifiuti” e magicamente si scoprirà come la fiumara del Valanidi per decenni sia stata usata come discarica abusiva a cielo aperto.

I ragionamenti precedenti, adesso, ci portano alla notizia, di qualche mese fa, che sarà realizzato nella Vallata del Valanidi un nuovo depuratore il quale accoglierà e tratterà i reflui di 120mila residenti della città.

Qui bisogna considerare due aspetti.

Il primo è un aspetto squisitamente tecnico. Dallo studio di fattibilità dell’opera - redatto da professionisti che non conosco ma che immagino siano tecnici preparati e competenti - emerge che il depuratore sarà realizzato nel Valanidi al posto del Sant’Agata perché “… l’indicazione dell’area Valanidi è dipesa … anche dal fatto che la stessa è interessata da un intervento di messa in sicurezza già finanziato e di prossima attuazione”.

Sono certo che i progettisti conoscono - e ne hanno tenuto doverosamente conto - quale sia la portata, in fase di piena, della fiumara del Valanidi. La mattina del 22 ottobre del 1953 tale portata fu, alla foce, di 420 m3 al secondo per un bacino idrografico di soli 29,07 Km2 e nessuno può escludere che in futuro ciò non si ripeta.

Sono altrettanto certo che i progettisti abbiano considerato che alcune aree del Valanidi sono classificate quali R4 ed R3 ovvero a rischio di esondazione “molto elevato” ed “elevato” e che, quindi, non hanno trascurato neanche questo dato per la scelta del sito dove realizzare il manufatto.

Il secondo è un aspetto, per così dire, politico-amministrativo.

Non vedo all’orizzonte nessun movimento NO-DEP e credo perciò che la scelta di localizzare il nuovo depuratore nell’area del Valanidi sia oramai irreversibile.

Ciò causerà un innegabile disagio nella popolazione in termini di qualità della vita e una perdita di valore dei terreni e delle abitazioni vicine al sito. In genere, quando si presentano casi come questo, le Amministrazioni che hanno a cuore le sorti dei cittadini (ed io voglio credere che l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria lo sia) prevedono, per le aree interessate da tali opere, delle azioni risarcitorie e delle opere compensatorie.

Ne propongo solo due.

Un’azione risarcitoria che l’Amministrazione Comunale potrebbe agevolmente intraprendere sarebbe quella dell’abbattimento sostanziale dell’IMU sui terreni edificabili della Vallata che, al momento, sono a tutti gli effetti dei terreni agricoli. Ciò consentirebbe a tante famiglie, in attesa di vendere eventualmente i terreni e pagare le tasse sul plusvalore, di continuare a coltivare i fondi salvaguardando le colture di bergamotto esistenti e dando, nel contempo, al territorio un immenso beneficio ambientale e paesaggistico.

Altresì, un’opera compensatoria, che andrebbe a giovamento non solo degli abitanti del Valanidi ma di tutta la Città Metropolitana potrebbe essere (finalmente!) una strada golenica che dalla rotatoria di San Gregorio porti a Rosario Valanidi e a Trunca e che colleghi l’Area Grecanica con il Capoluogo.

Ho espresso in tanti convegni, incontri, interviste – sostenuto in ciò da illustri studiosi e da docenti universitari di chiara fama - la bontà di quest’opera e non voglio qui ripetermi ricordando solamente che tale arteria renderebbe veramente appetibili le aree industriali a valle e pienamente fruibili le aree abitative a monte sia per una residenzialità full-time che per un’utilizzazione di natura turistica.

Per realizzare ciò sarebbe tuttavia necessaria un’azione efficace ed incisiva sia da parte della governance locale (futura Città Metropolitana e Regione) sia da parte della rappresentanza reggina in Parlamento.

Bisognerebbe avere il coraggio di volare alto ma, al momento, di aquile in cielo non se ne vedono.

Goodbye Valanidi!

*Filippo Ambroggio Presidente Comitato Vallata del Valanidi

PS1 Rileggendo questo mio scritto mi sono accorto che le prime e le ultime righe sono intrise di pessimismo e sconforto. Ciò è ingiusto soprattutto nei confronti dei tanti giovani che hanno scelto la Vallata del Valanidi come luogo dove realizzare il loro progetto di vita. E’ turpe ed immorale togliere la speranza a chi sta costruendo il suo futuro. Se ho causato ciò, a questi giovani chiedo scusa.

Li esorto invece a non smettere mai di lottare. Soltanto chi combatte è degno di essere libero.

PS2 Magari, in un’altra occasione, parleremo di opportunità mancate, di promesse non mantenute, di rispetto dell’ambiente e di salvaguardia del territorio, di sviluppo delle aree rurali e montane, di opere incompiute e di altre vicende che hanno riguardato e che tutt’ora riguardano la Vallata del Valanidi.