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BINDI. Impresentabili? Il Pd non fa una bella figura. E’ sempre meno coerente coi suoi principi

BINDI. Impresentabili? Il Pd non fa una bella figura. E’ sempre meno coerente coi suoi principi

"Non e' una bella pagina quella in cui un partito, il Pd, il mio partito, stronca il lavoro dell'Antimafia in nome di una convenienza elettorale". Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, lo dice in un'intervista a 'Repubblica' nella quale commenta tutta la vicenda delle liste di 'impresentabili'.

"Mi sembra di essere tornata al 'caso Di Bella'", aggiunge Bindi, spiegando che "va ristabilito il valore del lavoro fatto per la prima volta dalla commissione Antimafia, come hanno sottolineato Tano Grasso, don Luigi Ciotti. Le strumentalizzazioni partitiche non possono offuscarlo". Rispetto al 'caso Campania', dice la presidente, "non ho inserito io De Luca e questo lavoro non ce lo siamo inventati. Ce lo assegna la legge istitutiva della commissione, che prevede che indaghiamo il rapporto tra mafia, corruzione e politica. E la verifica della qualità delle candidature non è svolta su criteri improvvisati o discrezionali, bensì in base a un codice etico approvato in commissione da tutti i partiti. Ci siamo sentiti in dovere di farlo prima delle elezioni".

Se in quell'elenco fosse mancato De Luca "che, ahimè rientrava nei criteri del nostro codice, come sarebbe stato giudicato il lavoro della commissione?- dice Bindi- Allora si', avrebbero potuto affermare che usavo il lavoro della commissione a vantaggio degli interessi del mio partito". Su eventuali 'rese dei conti' con il segretario del Pd e presidente del Consiglio Matteo Renzi, la presidente dell'Antimafia nemmeno commenta l'ipotesi ma, spiega, "chiedo solo di ristabilire la verità dei fatti. Non ho preso una decisione personale, ma sempre condivisa nell'ufficio di presidenza", e comunque "mi dispiace per gli assenti", aggiunge riferendosi ai componenti della commissione.

"De Luca e' stato un grande sindaco e un grande amministratore. Se i campani ritengono che questo sia un valore, lo voteranno. Conseguenze della Severino a parte, noi abbiamo fatto solo il nostro dovere", insiste Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, nella sua intervista a 'Repubblica'.

C'e' chi critica la tempistica della diffusione della lista, ma "abbiamo dovuto verificare situazione per situazione, procura per procura. Pisanu, il mio predecessore, ha avuto il merito di avere fatto questo lavoro però post elezioni, impiegando un anno. Io stessa avevo proposto martedi' all'ufficio di presidenza di fronte a dati ancora incompleti di alzare le mani- rivela Bindi- all’unanimità mi e' stato detto di andare avanti fino a venerdi'". La presidente della commissione Antimafia non valuta l'ipotesi dimissioni, "piuttosto mi auguro che questo atteggiamento non rechi danno al mio partito. Non e' una bella pagina per il Pd, che ha come elementi costitutivi i principi della legalità e dell'etica in politica". Niente ipotesi uscita dal Pd, conclude Bindi, anzi "dopo questa vicenda aumenta l'impegno perché' il Pd non smarrisca la strada. Dolorosi sono stati non tanto gli attacchi alla mia persona, ma la reazione di fronte ai compiti istituzionali della commissione Antimafia". Si dice infine "preoccupata" Bindi, "perché' vedo che il Pd e' sempre meno coerente con i suoi principi. Dovrebbe essere totalmente impegnato in questa opera di moralizzazione".