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CALABRIA. Legambiente: gli ultimi dati sul ciclo illegale dei rifiuti

CALABRIA. Legambiente: gli ultimi dati sul ciclo illegale dei rifiuti

(rep)

Nel corso dell’incontro organizzato dal Festival “Trame” di Lamezia Terme, il vicepresidente nazionale Stefano Ciafani ha fornito in anteprima nazionale i dati sul ciclo illegale dei rifiuti in Calabria, presenti nel Rapporto ecomafie 2015.

Nel 2014, anno a cui fa riferimento il rapporto, la Calabria si conferma al terzo posto nella classifica nazionale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti, con 555 infrazioni accertate (7,7% del totale nazionale). In aumento rispetto all’anno precedente, durante il quale erano state accertate 452 infrazioni. Le persone denunciate sono state 578 (524 nell’anno precedente), 1 arresto e 201 sequestri (2 arresti e 136 sequestri nel 2013). Reggio Calabria è 6° nella classifica dei reati accertati, con 177 infrazioni (2,4% del totale nazionale), Vibo Valentia è 8° (140 reati), Cosenza 9° (134), Crotone 24ma (68), Catanzaro 39ma (36). Nell’anno precedente, a Reggio Calabria erano state registrati 191 infrazioni, 180 denunce, 2 arresti e 50 sequestri; a Vibo Valentia 158 infrazioni, 156 denunce e 30 sequestri; a Cosenza 64 infrazioni accertate, 130 denunce e 36 sequestri, a Catanzaro 25 infrazioni, 45 denunce e 20 sequestri; Crotone con 14 infrazioni e 13 denunce.

Il prossimo 30 giugno a Roma, nel corso della presentazione ufficiale del Rapporto Ecomafie 2015 Legambiente, verranno forniti anche i dati della Calabria, nelle classifiche relative all’illegalità ambientale, al ciclo illegale del cemento, al racket degli animali, all’archeomafia e agli incendi.

Ciafani è stato tra i promotori della battaglia “in nome del popolo inquinato” per l’introduzione degli ecoreati nel codice penale. “Ecogiustizia è stata fatta” è stato lo slogan dell’associazione, all’indomani dell’approvazione in Senato del ddl che introduce nel nostro ordinamento cinque delitti ambientali: inquinamento, disastro ambientale, traffico di materiale radioattivo, omessa bonifica e impedimento del controllo. Le pene sono molto importanti: si va dalla reclusione da 2 a 6 anni per il delitto di inquinamento a quella da 5 a 15 anni per chi commette un disastro ambientale. Per contrastare gli ecoreati, magistrati e forze dell’ordine potranno utilizzare gli strumenti di indagine più efficaci: arresti in flagranza, intercettazioni telefoniche e ambientali, rogatorie internazionali.

“Da martedì 19 maggio 2015 – afferma Ciafani - la storia italiana delle vertenze ambientali impunite è finalmente chiusa, e se ne è aperta una nuova. Ormai non vale più la metafora, che abbiamo utilizzato migliaia di volte per ricordare il paradosso dell’inesistente tutela penale dell’ambiente, del furto della mela al supermercato, che secondo la normativa era punita più gravemente del reato di inquinamento. Dopo essere stata per 21 anni la pietra dello scandalo nel contrasto alle gravi illegalità ambientali consumate sul territorio nazionale, con questa legge l’Italia diventa finalmente un esempio da seguire a livello internazionale”.