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LA LETTERA. No a Salvini ma la politica calabrese ha fallito. ROSSI

LA LETTERA. No a Salvini ma la politica calabrese ha fallito. ROSSI

di DANIELE ROSSI - Ho assistito all'incontro di Catanzaro con Matteo Salvini, su invito del sindacato di polizia che ha organizzato il dibattito.

Non perchè condividessi qualcosa del leader leghista. Ma per capire, per farmi un'idea più precisa di un uomo politico nazionale che impazza in tv e sui giornali. Un giovane esponente politico che ha fatto degli eccessi e delle provocazioni la chiave del suo successo.

Dico subito che di lui non condivido nulla: come giovane, come calabrese, come cittadino, mi vengono i brividi al solo pensare che il nostro Paese possa essere un giorno governato da uomini politici così. Di Salvini ho invece condiviso un punto programmatico che sta molto a cuore al mondo delle imprese: la forte riduzione della tassazione alle imprese, che avrebbe effetti molto positivi anche sull'occupazione.

Non condivido nulla perchè la politica ventennale della Lega l'abbiamo conosciuta e pagata caramente, noi meridionali. Perchè la Lega ha governato il Paese, governa diverse regioni e tantissimi comuni del nord Italia. Quella Lega che ha conosciuto e attuato forme di corruzione davvero insopportabili.

Ma ancor di più non posso accettare gli estremismi di Salvini, che puntano a lacerare il Paese, a costruire un clima di odio e ad isolare l'Italia dal contesto europeo e internazionale.

Sentendo Salvini il mio pensiero correva forte all'insegnamento di Papa Francesco, che dell'umiltà, dell'accoglienza, della difesa degli ultimi ha fatto una bandiera.

Sentendo Salvini non potevo, però, non pensare alla classe politica meridionale, a quella calabrese in particolare, che negli ultimi 30 anni ci ha regalato una condizione di estremo impoverimento, favorendo così una forma di 'auto-secessione' del sud rispetto al resto del Paese.

Quella stessa classe politica che ieri protestava duramente contro Salvini, ma non lo ha fatto con la stessa veemenza quando alla Calabria sono state sottratte notevoli risorse finanziarie ed è stata fortemente ridimensionata la rete dei servizi, delle infrastrutture e dei collegamenti.

La nostra terra, le nostre famiglie, le imprese, non meritavano una classe politica così debole, insignificante, impreparata. E così corrotta. Di una corruzione da far venire la pelle d'oca.

Le ultime vicende alla Regione Calabria (buon ultima rispetto ad altre regioni italiane) hanno proiettato nel resto del Paese, l'immagine di una regione stracciona, nelle mani di alcuni 'politicanti', sempre più incapace di governare i gravi problemi dei cittadini.

Sarebbe questa l'occasione giusta per smantellare un impianto di potere ventennale, per dare vita ad un governo regionale dei 'competenti', che esprima una forte rottura con metodi e sistemi fin qui pratica. E c'è anche da dire che la Regione deve immediatamente uscire dallo stato di totale torpore e dall'imperdonabile ritardo operativo in cui si è venuta a trovare dopo le elezioni regionali del 2014.

La Calabria ha bisogno di poter credere che il futuro è ancora possibile da costruite. Un futuro di crescita, di condivisione, di sviluppo.
La Calabria ha bisogno di mettere in circolazione le sue migliori energie, per mettere in piedi un progetto di sviluppo, per arrestare la fuga dei cervelli, per fermare la pesante emigrazione che sta svuotando i nostri comuni. Per dare certezze ai giovani.

La Calabria non può più aspettare: e se è vero che non ha bisogno dei Salvini o dei grillini, èn altrettanto vero che no ha bisogno di classi politiche logorate dalla loro stessa inutilità.

Grideremo a voce alta tutta la rabbia dei calabresi onesti, degli imprenditori sani, della gente per bene che non ne può più, che è stata ridotta alla fame, che ha voglia di riscatto.