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Rita Borsellino: con l'antimafia si fa carriera, ma mai generalizzare

Rita Borsellino: con l'antimafia si fa carriera, ma mai generalizzare
"Ho cominciato a praticare l'antimafia dopo la morte di mio fratello, essendo diventata, mio malgrado, un punto di riferimento per tanti, cosi' ho iniziato a parlare di Paolo ed e' stata una cosa bellissima. Prima e' stata una testimonianza, poi un progetto.
 
E' un lavoro che mi ha appassionato, lo faccio da anni con i piu' giovani, l'ho fatto soprattutto a Bruxelles, di questo movimento mi sono sentita parte, poi si e' iniziato a dire che l'antimafia non si poteva fare, che era una cosa sbagliata, falsa e che addirittura era un pericolo. Penso alle cose buone fatte fin qui e vado per la mia strada". Lo ha detto Rita Borsellino, a margine dell'incontro 'Legami di memoria' organizzato dall'Arci a Casa professa, a Palermo, in ricordo del fratello Paolo, che proprio li' tenne il suo ultimo discorso nel giugno del 1992.
 
Rispondendo ai giornalisti che le chiedevano se oggi l'antimafia fosse solo di facciata ha aggiunto: "Chi si sente accusato di essere antimafia di facciata faccia un'autocritica, ma mi pare che nessuno faccia autocritica. Certo, poi ci sono i sepolcri imbiancati, c'e' chi fa carriera, tutto questo e' vero, ma mai generalizzare".