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L'affaire Miramare... e noi? – TRAMONTANA (spazio teatro)

L'affaire Miramare... e noi? – TRAMONTANA (spazio teatro)

di GAETANO TRAMONTANA* - (rep) L’affaire Miramare che in pieno agosto scalda le cronache e le chiacchiere in città ci pone alcuni quesiti che emergono fra le dichiarazioni e le controdichiarazioni di una Giunta alla quale riconosciamo grande buona volontà, alcuni meriti, un profilo inedito adottato nell’impervio tentativo di governare i reggini ma… ahimè alcuni scivoloni proprio nel trattare con le associazioni, nel riconoscere il lavoro fatto da alcuni negli anni scorsi (proprio quelli che magari auspicavano un cambio di rotta e si trovano alquanto delusi dalla scarsa prospettiva culturale dimostrata sino ad oggiAggiungi un appuntamento per oggi), nel perseverare su alcune linee molto discusse della Giunta precedente e un trincerarsi maldestramente dietro al mantra “non ci sono soldi”, salvo poi far emergere delle situazioni che comunque non possono non intendersi alla stregua di contributi economici.

E così l’affidamento (temporaneo, va bene) del Miramare ad un’associazione culturale (della quale non è qui la sede discutere prerogative artistiche, organizzative ecc.) che a detta del Sindaco Falcomatà “è stata l’unica a farsi avanti” (citiamo dalla cronaca del Dispaccio) ci lascia perplessi.

Non solo perché non c’è stato nessun bando inerente il Miramare, ma perché chi lavora realmente e quotidianamente (e le associazioni, onlus o meno che siano, non sono necessariamente dei dopolavori ma spesso luoghi di professionalità e lavoro full time) non si sveglia una mattina con l’idea di farsi una passeggiata a Palazzo S.Giorgio e chiedere la concessione del Miramare.

E cosa significa: “farsi avanti”?

SpazioTeatro, che da 16 anni paga regolarmente un affitto per la propria sede, il 12 febbraio di quest’anno ha chiesto ufficialmente al Sindaco e all’Assessore alla Cultura l’usufrutto di un qualsiasi spazio comunale non in forma esclusiva, quindi anche in condivisione, per la propria attività teatrale; il 23 marzo, con protocollo 42261 (che alleghiamo) il Dirigente Avv. Nucera risponde testualmente che “questo Ente ha destinato gli immobili comunali idonei a sede di servizi pubblici. Gli immobili che non sono utili a tali scopi vengono destinati alla locazione onerosa a tariffa di mercato. Pertanto la richiesta non può trovare accoglimento.” Ci sembra che questo possa considerarsi un modo di farsi avanti corretto e secondo le norme, infatti la richiesta viene respinta.

Ma l’affaire Miramare porta con sé altri riferimenti più o meno impliciti: quanti altri locali pubblici comunali sono concessi ad associazioni in base a delibere simili? Magari eredità delle passate stagioni che la nuova Giunta non può continuare a perseverare.

Teatralmente parlando ci viene in mente l’Auditorium conosciuto come Cipresseto, concesso da un anno in proroga a due associazioni che in questi anni hanno certo operato con un livello di qualità alto, animando ottimamente i locali e coinvolgendo un gran numero di soci e spettatori.

Ma qui, come si è detto prima, non si discute sulle capacità degli assegnatari, ma sulle norme e le prassi; non si tratta di “cacciare via” nessuno, ma di consentire a tutti di usufruire alla stessa maniera dei beni comuni, altrimenti è come se ad alcuni si dessero contributi e ad altri si negassero ma senza una forma di evidenza pubblica e trasparente.

Perché se i locali per i miei uffici e la mia attività me li concede il Comune (o la Regione o la Provincia), posso praticare prezzi e condizioni che chi opera nel mio stesso settore e deve pagare l’affitto non potrà mai adottare.

Non vogliamo puntare il dito né strumentalizzare, ma veniamo da tempi bui e le buone intenzioni (di questa Giunta nella quale comunque vogliamo credere) spesso non bastano.

Infine qualcos’altro traspare nelle dichiarazioni intorno al Miramare: il riferimento alle tele provenienti dal “sequestro Campolo” che il Tribunale avrebbe assegnato al Comune e che andrebbero esposte al Miramare o al Castello Aragonese.

Ma la Provincia di Reggio non sta attrezzando una sala per ospitare le stesse opere al ristrutturando Palazzo della Cultura ex brefotrofio di Via Cuzzocrea?

Si preannuncia una nuova querelle tra Comune e Provincia?

E soprattutto: il Tribunale di Reggio Calabria può chiarire chi dovrà custodire questi quadri così che uno dei due Enti eviti di spendere inutilmente denaro pubblico?

Si attendono lumi.

*Gaetano Tramontana – SpazioTeatro Reggio Calabria