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La lotta alla febbre dello Stretto diffusa nell’area magna Graecia e nella zona di Roma

La lotta alla febbre dello Stretto diffusa nell’area magna Graecia e nella zona di Roma

In Europa è diffusa soprattutto in Grecia, Spagna e Italia, dove i casi stimati sono "alcune centinaia", per la metà concentrati tra le province di Messina e Reggio Calabria.

E' la febbre mediterranea familiare, chiamata anche 'febbre dello stretto', una malattia rara che colpisce una persona ogni 200-1.000. Per farla conoscere meglio è stato realizzato un video educativo e informativo 'Scilla, il mito della febbre mediterranea familiare', con l'aiuto della compagnia artistica Doyoudada e basato su un testo ideato da Micaela La Regina, dirigente medico dell'Asl 5 di La Spezia. La sceneggiatura intreccia la patologia al mito della ninfa Scilla.

La febbre mediterranea familiare è la più diffusa tra le febbri periodiche autoinfiammatorie, tipica nel sud-est del Mediterraneo. "Si manifesta con forti attacchi di peritonite, pleurite, meningite e altre infiammazioni gravi, accompagnate da temperature che possono anche superare i 40°C", spiega all'AdnKronos Salute Paolo Calveri, presidente dell'Associazione italiana febbri periodiche (Aifp) che ha promosso il video. Colpisce un gene, ma attraverso centinaia di mutazioni, quindi spesso c'è "il rischio di un intervento chirurgico inutile".

Ben lontani dall'essere malati immaginari, coloro che sono colpiti dalla patologia devono convivere con crisi periodiche di frequenza abbastanza variabile, ma che spesso è "quasi mensile". L'aggettivo 'mediterranea' definisce la caratteristica di questa febbre, comparsa nel 2.500 avanti Cristo e che ancora oggi colpisce le popolazioni della parte orientale del bacino del Mediterraneo, in particolare armeni, ebrei, turchi, arabi e greci.

In Italia sono due le aree con la maggiore frequenza della malattia: la zona corrispondente all'antica Magna Grecia e l'area intorno a Roma, per l'influenza della comunità ebraica e della migrazione mediorientale nei secoli dell'impero.

Le febbri periodiche autoinfiammatorie si manifestano di norma nell'infanzia e più raramente in età adulta. "La diagnosi viene confermata dall'indagine genetica che può essere effettuata solo in centri specializzati e a alto contenuto tecnologico come il nostro", sottolinea Corrado Mammì, responsabile della Unità operativa semplice di genetica molecolare dell'ospedale 'Bianchi-Melacrino-Morelli' di Reggio Calabria. "Sono condizioni molto rare e di recente descrizione, e proprio per questo è molto comune un ritardo nella diagnosi - aggiunge Romina Gallizzi, dell'Unità operativa complessa di genetica e immunologia pediatrica dell'università di Messina - La peculiarità è che nell'intervallo tra un attacco e l'altro i pazienti possono godere di buona salute. Sono malattie che non influenzano, se non nelle forme più gravi, la durata della vita, ma sicuramente ne mettono a dura prova la qualità". "E' importante - conclude l'esperta - che queste malattie vengano riconosciute e che venga effettuata una diagnosi in tempi brevi, per evitare l'insorgenza di eventuali complicanze tra cui quella più seria è l'amiloidosi". (fonte adnk)