Direttore: Aldo Varano    

Solo Minniti e Stefania Covello, tra i calabresi, approvano la relazione di Renzi sulle riforme. (rictrip)

Solo Minniti e Stefania Covello, tra i calabresi, approvano la relazione di Renzi sulle riforme. (rictrip)

  

Soltanto Stefania Covello e Marco Minniti rispondono presente alla direzione nazionale di ieri del Pd che ha affrontato il nodo nevralgico della riforma del Senato. E da renziani doc non c’era da aspettarsi nulla di diverso. I calabresi, per il resto, non si sono visti. Pure Bruno Censore, traghettato verso l’area che fa capo al premier nelle ultime settimane, è rimasto in Calabria.

Assenti tutti gli appartenenti all’area di minoranza. La senatrice Lo Moro che ha reso più volte pubblico il proprio dissenso alla riforma in atto è arrivata a Roma solo in serata, Enza Bruno Bossio ha partecipato ai lavori d’Aula, mentre di Nico Stumpo si sono perse le tracce. L’unico esponente calabrese di minoranza che ha preso parte ai lavori della direzione di ieri è stato l’ex commissario regionale Alfredo D’Attorre che, anzi, si è preso la briga di intervenire per illustrare la posizione della minoranza dem.

«Le riforme si votano in Aula e non in direzione» ha detto chiaramente al termine del suo intervento per annunciare l’allontanamento al momento della votazione che, proprio per questo, è stata unanime nell’approvare la linea del presidente del Consiglio. Dalle parole di D’Attorre, però, si capisce che la battaglia interna al partito è tutt’altro che terminata e che Bersani e i suoi stanno studiando la strategia migliore per mettere in difficoltà il governo al momento della conta definitiva a palazzo Madama. Strategia che pare destinata anche ad avere ripercussione sulle periferie.

La partita, ad esempio, è seguita con attenzione dal governatore Oliverio, di area bersaniana, che non ha mai avuto un rapporto ottimale con Roma e che aspetta di capire le evoluzioni interne al partito. Così come spettatori attenti sono anche i senatori calabresi di Ncd, guidati da Gentile, che sono pronti ad offrire i propri voti in cambio di contropartite politiche accettabili che vanno dal rifiuto all’autorizzazione per l’arresto di Giovanni Bilardi ad un possibile sottosegretariato per lo stesso Gentile. La sfida Pd, insomma, rischia di squassare il partito e di avere ripercussioni a tutti i livelli di governo e anche nelle future strategie delle alleanze. (rictrip)