Direttore: Aldo Varano    

CASSANO. Il Vescovo: guai se dimenticassimo Cocò, uccidere un bambino è toccare il fondo

CASSANO. Il Vescovo: guai se dimenticassimo Cocò, uccidere un bambino è toccare il fondo

"Guai se dimenticassimo, guai se non diventassimo capaci di custodire la  memoria di eventi di fronte ai quali le parole non servono, di fronte alla morte e all'uccisione del piccolo Coco' ogni pensierosi blocca.  Le parole retrocedono, il cuore vacilla. Quando si  uccide un bambino si tocca il fondo".

Lo ha detto il vescovo di Cassano allo Ionio mons. Francesco Savino alla "giornata del ricordo" che l'associazione "Palombella Rossa" e alcuni ragazzi del centro storico di Cassano hanno organizzato dando vita a un triangolare di calcio per ricordare il piccolo Coco' Campolongo, tre anni, ucciso il 19 gennaio di due anni fa insieme al nonno Giuseppe Iannicelli di 52 anni, e alla compagna di quest'ultimo Ibtissam Touss, di 27.

    Per mons. Savino la morte di Coco' ha segnato "la caduta della civilta', la sconfitta della ragione. Siccome dal primo giugno sono diventato cassanese vorrei dire non solo a tutti i miei concittadini, ma a tutti gli abitanti della Calabria, che la morte violenta di questo bambino deve diventare per noi una lezione di vita. Se oggi Coco' potesse venire come Angelo a raccontarci quello che gli e' accaduto, penso che direbbe soltanto una sola cosa: no alla violenza, no a ogni tipo di guerra, no a ogni distruzione, ma soprattutto direbbe no a ogni forma di criminalita', di ingiustizia, di corruzione e di illegalita'".

    Rivolgendosi poi ai giovani giocatori che dovevano disputare il triangolare mons. Savino ha affermato: "A voi affido il seme della speranza. Cercate di non cedere alla tentazione della violenza, perche' la violenza genera violenza, la violenza non e' stata mai una soluzione per i problemi della vita. Chi uccide esprime tutta la sua debolezza.

E' forte chi dialoga, chi si confronta, chi ragiona, chi crede nella pace e non nella violenza. Chi uccide ha perso la bussola della vita. Ricordare la morte di Coco' significa riscattarsi, affermare il primato della coscienza, del dialogo e del confronto. Se la morte di Coco' non ci ha insegnato nulla, vuol dire allora che anche noi siamo diventati tutti complici. Se non abbiamo imparato nulla da quella lezione, vuol dire allora che la civilta' e' soltanto una parola e non invece una condizione di vita.

Faccio appello a tutti, facendo mia quella bellissima espressione che anche qui, in questo territorio, nella Vostra Diocesi ha detto Papa Francesco: 'Dalla morte di Coco' non dobbiamo perdere la speranza anzi, dobbiamo trasformare questo gesto di violenza inaudita in un seme che deve portare giustizia, legalita' e trasparenza di ogni tipo'".