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COSENZA. Lettera a Matteo Renzi sulla mia città. MASSIMO VELTRI

COSENZA. Lettera a Matteo Renzi sulla mia città. MASSIMO VELTRI

  

di MASSIMO VELTRI* – (riceviamo e pubblichiamo) Signor Presidente del Consiglio, Segretario Nazionale del Pd,

le scrivo, consapevole di compiere un atto irrituale, forse velleitario, e comunque se non unico raro nel panorama nazionale: rivolgermi da privato cittadino, all'uomo che guida il paese e il più forte partito politico nazionale, auspicando che voglia leggere le mie parole e in qualche misura tenerne conto. Un privato cittadino di Cosenza, dove nella prossima primavera si voterà per eleggere il sindaco della città, una città in cui sono nato e dove vivo, e che ho cercato di onorare sia sotto il profilo etico che professionale oltre che politico. Sono professore ordinario all'università e sono stato senatore della repubblica sotto le fila del Pds. Lei non mi conosce, lo dico per chi avrà modo di leggere queste mia righe, ma voglio comunque rappresentarle se pur sinteticamente cosa si agita in settori non marginali della città in merito alle indiscrezioni che si percepiscono circa una sua presunta volontà di candidare a sindaco una persona per lo più sconosciuta ai tanti e comunque non espressione né della storia né della cultura cittadina. Sono indiscrezioni che circolano da più tempo e la loro provenienza fa capo a soggetti che ricoprono cariche pubbliche nel suo partito, degne oggettivamente, tali indiscrezioni, della massima credibilità.

Vede, signor segretario, Cosenza ha una storia fatta di fierezza, orgoglio, uomini e donne che hanno dato e fatto molto per la città e la vita democratica del paese. Luigi Nicoletti, Nicola Misasi, Luigi Gullo, Pietro Mancini, Giacomo Mancini, Riccardo Misasi, Francesco Martorelli, senza risalire a Telesio e a Campanella... e insieme a loro tanti altri politici e professionisti e uomini di cultura hanno espresso, e ancora esprimono, il profilo di una calabresità, di un mezzogiorno, non assistiti, non piagnoni ma neanche con il cappello in mano, che hanno tracciato percorsi in grado di farci esprimere un profilo di protagonismo non disgiunto dal senso dello stato, che affondasse comunque nei caratteri più genuini e virtuosi delle nostre identità. Certo, molto di quegli uomini, del loro pensiero e del loro operare, si è andato affievolendo ma non disperdendosi, e una scintilla in grado di accendere sopiti ardori, solo sopiti non spenti, e ravvivare intelligenze e passioni ancora presenti innescherebbe cortocircuiti interessanti e positivi.

Non so dire, in verità, quale idea si sia fatta della Calabria e di Cosenza, né chi fra i suoi collaboratori o interlocutori le abbia rappresentato una città che avrebbe bisogno di demiurghi calati dall'alto: posso solo dirle di non fidarsi di cortigiani ossequiosi e tacitamente obbedienti in nome di tornaconti personali e di pavidità inconcludenti. Il Presidente della Repubblica è venuto in Calabria, nei giorni scorsi, e ha incitato i calabresi ad alzare la testa, ad aiutarsi, assicurando loro che non sarebbero stati lasciati da soli per uscire dal sottosviluppo e dal ritardo civile e democratico, prima ancora che economico. E Cosenza, ché di Cosenza sto parlando qui se pure è difficile e forse sbagliato decontestualizzare, è città, con il suo hinterland, ricca, ricca di risorse, fermenti, possibilità inespresse che, se vorrà, potremmo mostrarle e indicare in maniera articolata e argomentata, ma che rimangono, e da troppo tempo, compressi, soffocati, direi censurati da un insieme di fattori primo fra tutti una concezione e una pratica della politica di tipo proprietario, escludente e giammai inclusive. Quella politica che lei insiste ad adoperarsi affinché cambi drasticamente e si basi sulle azioni e non sulle vuote declamazioni, che guardi al futuro, che ri-declini paradigmi ormai obsoleti, che si basi sul merito. Un merito ch'è fatto pure ed essenzialmente di cultura e in specie di cultura politica e non su effimere e inconcludenti operazioni di merchandising guidate, improntate al glamour e al mondo dello spettacolo, delle luci e dei colori. Non si parla da decenni da noi di pianificazione del territorio, di ricucitura delle periferie, di politiche sociali, di servizi essenziali: e se non se ne parla figuriamoci quanto ad agire! Abbiamo un centro storico fra i più belli al mondo, un'università fra le più accreditate, un tessuto professionale e imprenditoriale da mettere alla prova, un mondo del commercio vivo, migliaia di giovani da non regalare a nessuno.

Signor Segretario, venga, venga a trovarci, a parlare con gente libera che ingenua non è, sa di che cosa è fatta la politica: anche di compromissioni, anche di sporcarsi le mani, ma che sa pure ed essenzialmente che c'è una soglia, al di là della quale il compromesso diventa suicidio, con gente che ama Cosenza e sarebbe in grado di guidarla verso gli orizzonti che le competono. Lasci esprimere i cosentini, faccia sì che siano loro a indicare il candidato, fra cui, voglio e devo dirlo, non figurerò in alcun modo io: non è affatto un'autopromozione questa mia nota ma un'espressione di civismo se vuole preventivo ma meditata e responsabile, prima che i giochi siano fatti e quindi irreversibili.

La ringrazio dell'attenzione che avrà voluto dedicare alle mie parole e sperando d'incontrarla a Cosenza la saluto con viva cordialità.

*docente unical