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REGGIO. Morì lavorando al palco della Pausini. La madre: non posso accettare la prescrizione

REGGIO. Morì lavorando al palco della Pausini. La madre: non posso accettare la prescrizione
"Non posso accettare la prescrizione del reato contestato alle sette persone rinviate a giudizio per la morte di mio figlio. Rischio di non sapere come e' morto Matteo. Non sarebbe giusto. Non puo' finire tutto nel limbo". Lo ha detto, in un'intervista al TG3, Paola Armellini, madre di Matteo, 31 anni, romano, il suo unico figlio morto il 5 marzo del 2012 a Reggio Calabria nel crollo del palco che stava allestendo per il concerto di Laura Pausini.    Per la morte di Matteo Armellini sette persone sono state rinviate a giudizio con l'accusa di omicidio colposo e mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Ma il possibile trasferimento del giudice davanti al quale si deve svolgere il processo rischia di allungare eccessivamente i tempi del dibattimento, rendendo concreto, dunque, il rischio di prescrizione.   
 
"Marco - ha aggiunto Paola Armellini - amava moltissimo il suo lavoro. All'inizio lo aveva scelto per mantenersi agli studi e perche' gli consentiva di viaggiare e poi ha continuato a farlo. Un omicidio, sia pure colposo, mi sembra un fatto molto grave. La prescrizione del reato renderebbe insoluta la morte di Matteo perche' finirebbe tutto nel limbo. Perderei io, ma perderebbe anche Matteo, che come tutti aveva il diritto di vivere".    La madre di Matteo Armellini ha anche promosso una petizione per chiedere che i termini della prescrizione, per i reati riguardanti le morti sul lavoro, vengano allungati. "Bisogna fare in modo - ha detto - di restituire la dignita' alle persone che sono morte sul lavoro. E' questa la vera giustizia".