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I Consigli dell’ordine degli avvocati e la polemica con Gratteri

I Consigli dell’ordine degli avvocati e la polemica con Gratteri

(riceviamo e pubblichiamo)

I Consigli dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, Palmi e Locri registrano il chiarimento del Procuratore Aggiunto Nicola Gratteri che, con riferimento alla frase di cui alla intervista al giornale “Linkiesta” - “Qui ( i detenuti dei processi di mafia, n.d.r.) hanno il tempo di incontrarsi, parlare, fare affari, trasmettere attraverso gli avvocati messaggi di morte o richieste di mazzette” – ha specificato che "Il riferimento agli avvocati, forse infelice nella formulazione, ovviamente non si riferiva alla categoria o alla funzione che essi svolgono, ma solo ad una possibile occasione che potrebbe crearsi. Meno che mai il mio intento era quello di "generalizzare"”. Non si può pero’ ancora una volta non dissentire dalla teoria, ribadita inopinatamente dallo stesso dott. Gratteri, questa volta senza possibilità di fraintendimenti, secondo la quale l’incontro avvocato-assistito possa essere occasione per il compimento di delitti e argomento a sostegno della necessità di non disporre il trasferimento dei detenuti presso le carceri del Distretto di Reggio Calabria. Simili argomentazioni, peraltro in astratto estensibili a tutti coloro che per varie ragioni entrano in contatto con i detenuti, non vi è dubbio che si pongano al di fuori della nostra Costituzione e determinano una negativa percezione dell’immagine dell’avvocato da parte della collettività. Il dato certo e’ che l’idea di eliminare i contatti tra gli imputati e gli Avvocati al fine di impedire la commissione di reati non e’ stata evidentemente valutata corretta, e non si vede come avrebbe potuto essere diversamente, da chi ha previsto in Costituzione

il diritto inviolabile di difesa, da garantire in modo effettivo a qualunque persona accusata di un reato, a maggior ragione se grave, e da chi di recente ha costituzionalizzato il giusto processo.

Certamente il nostro legislatore ha evitato di ispirarsi al modello di giustizia della Corea del Nord, lì sì che i processi sono rapidi e poco costosi, gli spostamenti dei detenuti avvengono una sola volta, ossia dal luogo di arresto al cortile predisposto quale luogo della fucilazione, non vi sono problemi di colloqui con gli avvocati perché la difesa è del tutto inutile.

In Corea, peraltro, è vero che l’avvocato e’ latore di messaggi di morte, infatti spesso il suo ruolo si limita a comunicare l’avvenuto decesso del giustiziato, prima ancora della celebrazione di un processo, ai parenti.

Viceversa, in Italia la figura dell’Avvocato non è, neanche per ipotesi e possibilità, quella di un complice di delitti, bensì rappresenta un baluardo a difesa delle libertà dei cittadini, un argine contro ogni forma di estremismo, uno spirito libero e indipendenteche svolge un ruolo sociale fondamentale per la tenuta democratica del nostro Stato.

E se è vero che la nostra cultura rifiuta ogni forma di generalizzazione, tanto che non ci sogneremmo mai di prendere spunti da casi singoli per denigrare o offuscare l’immagine degli altri attori della giustizia, nè pensiamo che l’Avvocatura non vada migliorata, ci si consenta di ricordare soltanto le figure di quegli Avvocati, anche calabresi, che hanno perso la vita per non piegarsi alla forza della criminalità e di quelli che,

maestri del diritto, hanno creato e continuano a migliorare il nostro ordinamento.

Accanto a loro ci sono nel Distretto di Corte di Appello di Reggio Calabria tanti professionisti che operano negli schemi della legalità e contribuiscono alla attuazione dei principi costituzionali del giusto processo e che meritano rispetto e ammirazione.

Tutto ciò considerato,

i Consigli dell’Ordine di Reggio Calabria, Palmi e Locri,

manifestano vivo disappunto per l’accaduto.