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NDR. La Cassazione non proroga il carcere duro a don Mico Oppedisano, il capo dei capi della ‘ndrangheta

NDR. La Cassazione non proroga il carcere duro a don Mico Oppedisano, il capo dei capi della ‘ndrangheta

 

La Prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento con il quale era stata prorogato il regime del 41-bis a Domenico Oppedisano, di 82 anni, di Rosarno, ritenuto il "capo dei capi" della 'ndrangheta. I giudici della Suprema corte hanno accolto il ricorso che era stato presentato dai legali di Oppedisano, gli avvocati Mario Santambrogio e Giuseppe Pirozzo.

I due legali, nella loro istanza, avevano sottolineato l'illegittima condizione detentiva, rimarcando le estreme condizioni fisiche in cui si trova il loro assistito. "Il mantenimento del regime del 41-bis nei confronti di Oppedisano - avevano affermato i due legali - non può che considerarsi ormai come il frutto di quel mero automatismo giudiziario che consente la continua sottoposizione di un individuo al carcere duro sulla scorta della sola biografia giudiziaria dello stesso e senza valutare la possibilità che possa dirsi scemata la rilevata pericolosità sociale".

Oppedisano, ritenuto al vertice della 'ndrangheta, era stato arrestato nell’ambito dell'operazione denominata "il Crimine", la maxi-operazione condotta congiuntamente dalle Dda di Reggio CALABRIA e Milano che aveva portato all'arresto di 300 persone ed il sequestro di beni per un valore di oltre 60 milioni di euro. Dopo il suo arresto Oppedisano era stato sottoposto al regime del 41 bis, prorogato nel corso degli anni.