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SISTEMA RENDE. Voti per Mirabelli in cambio di assunzioni ai call center

SISTEMA RENDE. Voti per Mirabelli in cambio di assunzioni ai call center

Voti in cambio di assunzioni ai call center. Attacchini asserviti al clan. “Amici” utili per ottenere favori. Emerge tutto questo dall’operazione “System”, che delinea i rapporti tra i Lanzino-Ruà, cosca dominante a Rende, e i personaggi politici più rilevanti. Tra questi Rosario Mirabelli, eletto in Consiglio regionale nel 2010, per il quale, secondo la Dda di Catanzaro, gli uomini del clan si sarebbero spesi alla ricerca di voti. «Nelle elezioni regionali 2010 Mirabelli Rosario veniva nominato consigliere grazie alla campagna elettorale prestata in suo favore da Di Puppo Michele e dal suo gruppo: il Di Puppo tramite Lento Marco Paolo, factotum di Mirabelli Rosario, avanzava richieste di assunzione di familiari e conoscenti, quale contropartita dell’attività di propaganda elettorale in favore di Mirabelli». Sono chiare le parole del gip Carlo Saverio Ferraro in merito alla posizione di Mirabelli. Il politico candidato nella lista “Autonomia e diritti” avrebbe incontrato Di Puppo il 20 febbraio 2010, al bar “Cuba Libre” di Rende, dove Mirabelli si recò assieme al suo assistente Lento, rimasto, poi, l’anello di congiunzione tra le due parti. Era infatti il suo aiutante a parlare con Di Puppo della campagna elettorale, che aveva fatto finire nelle tasche di Mirabelli «quattromila e cinque» preferenze, risultando «il primo della lista». Sono elementi che per l’accusa consentono di individuare in quel Rosario nominato dai due al telefono proprio il politico Mirabelli. Di Puppo, però, voleva controllare i seggi sotto la sua “giurisdizione”, voleva sapere se il suo carisma criminale avesse o meno avuto risultati positivi. Così chiedeva a Lento il tabulato relativo alla ripartizione dei voti per seggio. «M’interessano… poi li controlliamo, hai capito? Per una questione… mia più che altro! Eh», spiegava a Lento. Che poi consegnava a Mirabelli da parte di Di Puppo curricula o lettere relative a persone a lui vicine, «affinché il nuovo consigliere regionale potesse intercedere nella loro assunzione presso società o enti, spesso call center o comunque di società in genere», appunta il gip. «C’ho una lettera per te», si sentiva dire al telefono. Di Puppo voleva trovare un lavoro per la suocera di suo fratello. Oppure bisognava «insaccare» qualcuno in qualche call center in cambio di «parecchi» voti. «Dagli elementi richiamati – si legge in ordinanza – si evince che il destinatario delle richieste avanzate dal Di Puppo fosse proprio Mirabelli Rosario, che agiva per ricambiare l’appoggio elettorale fornito». Ma Mirabelli aveva tentato anche la scalata al Comune di Rende nel 2011, senza riuscire, però, ad essere eletto consigliere comunale. Un fallimento che però non esclude «l’impegno elettorale di D’Ambrosio». Sono diverse, infatti, le conversazioni telefoniche intercettate dalle quali emerge il suo aiuto, a partire dalle conversazioni con gli attacchini, per i quali concordava orari e percorsi anche con il figlio del politico. Ed è a lui che D’Ambrosio aveva comunicato l’intenzione di dirottare sul padre un cospicuo numero di voti. «Però vieni perché devi sentire con le tue orecchie – sentono gli inquirenti in cuffia – perché io devo dirottare i voti su tuo padre (Mirabelli Rosario) a me chiacchiere non mi piace farne».

D’Ambrosio, afferma il gip, avrebbe fornito un duplice appoggio alle figure politiche di maggior rilievo a Rende alle comunali del 2011, ovvero Sandro Principe e Rosario Mirabelli. «D’Ambrosio, sempre per conto della cosca Lanzino – spiega il collaboratore di giustizia Roberto Calabrese Violetta – gestiva il monopolio dell’affissione dei manifesti nelle campagne elettorali, per tali motivi tutti i candidati appartenenti anche ad altri schieramenti politici, per poter far affiggere i manifesti, si dovevano per forza rivolgere a D’Ambrosio». Di lui e dei suoi rapporti con i politici ne parla anche un altro pentito, Adolfo Foggetti, che lo indica come molto vicino sia a Principe sia a Mirabelli. «D’Ambrosio mi riferiva che aveva ottimi rapporti con tale Mirabelli nonché con tale Principe, indicandomeli come politici gravitanti nell’amministrazione comunale», ha spiegato ai magistrati. Per entrambi, assieme ai soggetti «intranei alla cosca», si prodigava «per fare campagna elettorale», per poi poter chiedere favori come contropartita. «D’Ambrosio mi riferiva in questo contesto di dialogo che lui e il suo gruppo – prosegue Foggetti – si prodigavano a fare campagna elettorale nei confronti dei predetti, poiché i due predetti Mirabelli e Principe erano, tra virgolette, amici e potevano essere utili per chiedere loro eventuali favori». 

Simona Musco