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LAMEZIA. Perri dopo il sequestro da 500 mln: non sono un colluso ma vittima della ‘ndrangheta

LAMEZIA. Perri dopo il sequestro da 500 mln: non sono un colluso ma vittima della ‘ndrangheta

"Non ho piu' fiducia dal 2003. Dalla morte di mio padre non ho visto nessuno. Neanche l'associazione antiracket ha preso posizione nei nostri confronti". Sono le parole di Franco Perri, l'imprenditore di Lamezia Terme che, in una conferenza stampa convocata questa mattina dai suoi difensori Francesco Pagliuso e Salvatore Staiano, ha commentato il sequestro delle sue attività.

Uno dei più voluminosi mai registrati in Calabria: 500 milioni di euro per il gruppo imprenditoriale che detiene anche la proprietà del centro commerciale 'Due Mari'. La vicenda giudiziaria di Perri era iniziata lo scorso maggio con l'ordinanza 'Andromeda' che aveva colpito la cosca Iannazzo di Sambiase e che aveva coinvolto lo stesso imprenditore.

Al centro della conferenza stampa soprattutto la situazione delle attività - ora soggette alla gestione da parte di amministratori giudiziari - e dei dipendenti. "Perché' queste aziende non possono attendere il processo in libertà così come lo stesso Perri?", si chiede l'avvocato Pagliuso che ribadisce come questo provvedimento venga ad intaccare anche l'apertura per il mese di giugno di una piattaforma del gruppo Perri in cui era prevista la nascita di nuovi punti vendita con un investimento stimato in circa 7 milioni di euro.

Uno dei nodi è proprio quello che riguarda il personale: "Il rischio - dice ancora Pagliuso - è che le banche chiudano i conti, i fornitori vadano altrove e 754 famiglie vadano a casa". Franco Perri, prende la parola e risponde alle domande dei giornalisti: "Non abbiamo nulla da nascondere, tutte le verifiche della Finanza e dell'Agenzia delle entrate non hanno prodotto nulla. Non mi sono arricchito, ma ho reinvestito". E poi si dissocia dall'accusa di aver stretto legami con la cosca Iannazzo: "Non ho mai pagato il pizzo, sono una vittima di 'ndrangheta, non un colluso. Ho ricevuto teste di capretto, hanno appiccato il fuoco alle mie attività. Ho fatto condannare un uomo per aver trafugato la bara di mio padre. E non sono mai stato tutelato dalla polizia giudiziaria".