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L'INTERVISTA. Bombino dopo l'intimidazione: ho paura ma non indietreggio cadrebbe l'impalcatura di un'idea

L'INTERVISTA. Bombino dopo l'intimidazione: ho paura ma non indietreggio cadrebbe l'impalcatura di un'idea

gbpA     di GABRIELLA LAX* - Gli hanno fatto trovare due proiettili di grosso calibro dentro l’auto su cui viaggiava.. Nuova intimidazione per il presidente dell’Ente Parco d’Aspromonte Giuseppe Bombino. I fatti sono accaduti nella serata di venerdì mentre il presidente era ospite alla presentazione di un’associazione a Condofuri. Lo stesso, resosi conto della situazione, ha denunciato immediatamente.

Si tratta della seconda intimidazione in soli sei mesi: già lo scorso 25 febbraio il primo episodio: un plico contenente due proiettili e una lettera minatoria era stato recapitato nell’abitazione del presidente dell’Ente Parco. Dopo l’angoscia e l’amarezza generate dall’episodio, si rifà a ciò che già, in relazione al primo attentato, Bombino aveva dichiarato, difendendo, a spada tratta il territorio: «Tuteliamo l’Aspromonte dicendo le cose come stanno e senza nasconderci certo dietro un dito».

«L’Aspromonte – riflette Bombino - ha già troppo pagato per i peccati dell’ultima generazione in maniera sproporzionata, non deve pagare l’intera comunità. Dunque non si può stigmatizzare un intero territorio, come è stato fatto molte volte ingiustamente, si tratta di un episodio di persona che non attinge ad altro linguaggio se non quello rudimentale del messaggio intimidatorio ma non è così che parla l’Aspromonte, la nostra terra evidentemente qualcuno è stato infastidito da qualche messaggio, da qualche tipo di attività che si sta cercando di sviluppare nella nostra terra nel tentativo di creare un’opportunità, un’occasione per la comunità».

Ha avuto paura?

«Ho avuto molta paura. Ma per indole, per cultura non indietreggio, ma non è un atto eroico ma soltanto perché altrimenti cadrebbe tutta l’impalcatura di un’idea. Ma, le confesso, che la prima volta, a febbraio è stato peggio, ho avuto più paura perché i proiettili sono arrivati a casa, la busta l’ha presa mia moglie».

Cosa è successo con precisione?

«Tornavo da Delianuova, dalla montagna , anche li avevo incontrato cittadini, ed ero col “Defender”, l’auto del parco, una macchina “istituzionale”, andavo a Condofuri per partecipare alla presentazione di un’associazione di protezione civile. non essendoci l’aria condizionata, quando sono sceso, i finestrini sono rimasti aperti. Quando la conferenza è finita, tornando a riprendere il mezzo per tornare a casa, ho trovato i due proiettili sul sedile, dal lato guidatore. Sono tornato dentro ed ho allertato le forze dell’ordine presenti: c’erano i carabinieri, il corpo forestale che hanno fatto subito gli accertamenti del caso. Per questo stavolta l’evento è stato mitigato».

Si è fatto un’idea della motivazione alla base del gesto?

«Non c’è un nesso di causa ed effetto a cui con certezza posso ricondurlo. Penso si possa far risalire al disegno generale, alle attività sul territorio. Sto pensando ad uno sviluppo più equo del territorio e sto cercando, da quando sono presidente, di colmare il vuoto per le parti vaste del parco che, finora non hanno mai ricevuto nulla rispetto ad altre più attenzionate. Quindi questi miei gesti, il mio modo di fare possono forse risultare per qualcuno come delle intromissioni che hanno suscitato reazioni scomposte. Le faccio un esempio, si è discusso dei lupi: da queste parti sono visti come un problema, un animale pericoloso e invece mi sto sforzando di far comprendere che il lupo è un’opportunità sana per la nostra montagna, una specie eletta dalle nostre parti. A San Luca sto cercando diriportare la caserma del comando forestale, laddove esistono pezzi pregiati di foresta e serve un presidio necessario per il territorio che, non nascondiamoci, simboleggi soprattutto la presenza dello Stato. E, sempre nella cittadina della ionica, sto operando per attivare finalmente il centro visita ossia una porta del parco, un luogo di accoglienza, un posto in grado di dare informazioni. e’ stato deliberato sedici anni fa e non è mai entrato in funzione nonostante le ingenti somme utilizzate».

Dunque impegno per la divulgazione sui territtori da parte di Bombino per far sentire la sua presenza dal punto di vista della legalità, cultura e spirito identitario per dei luoghi che possono offrire molto a tutto il territorio. «Devo dire che c’è il consenso della comunità  - chiude il presidente - la maggior parte dei cittadini mi ha accolto ma forse qualcuno che ha interessi si è sentito minacciato».

*giornalista del garantista della Calabria