8 MARZO. Perché l'attacco contro di diritti conquistati dalle donne?

8 MARZO. Perché l'attacco contro di diritti conquistati dalle donne?

crot

L’8 marzo è la festa della donna in tutto il mondo. Non è una festa qualsiasi, come quella del papà, dei fidanzati e via elencando. E’ diversa perché nonostante il termine festa, è in realtà un progetto e un programma da realizzare. E il cuore del progetto è l’eliminazione di tutti gli ostacoli che ancora oggi, in modo diverso nelle diverse parti del mondo, impediscono l’unificazione reale di tutto il genere umano al di là delle diversità sessuali.

In Calabria la Lega di Crotone (da non confondere con quella civilissima città carica di storia plurimillennaria) ha tentato di imbrattare l’8 marzo con le dichiarazioni del suo leader che hanno trovato ampio spazio sulla stampa nazionale provocando ora indignazione, ora malcelate e/o imbarazzate condivisioni, ora risate a perdere. Lo stesso senatore Salvini è stato costretto a prendere le distanze dal suo sottoposto politico con un glaciale “non condivido interamente” non meglio specificato per tenere insieme i voti di estrema destra, sessuofobi, e maschilisti.

C’è da chiedersi: le dichiarazioni dei leghisti di Crotone sono solo l’affiorare di una arretratezza che, sia pure in modo meno selvaggio e sconveniente, pervade l'intera Calabria perché è (sarebbe) uno dei territori più indietro rispetto all’evoluzione civile e culturale del paese? Non credo che le cose stiano così. Né che ci sia diversità oceanica tra il sentire di una parte dell’Italia e il sentire di una parte della Calabria. E' che in Calabria ci sono meno furbizia e più disponibilità a esporsi sul lato meno presentabile altrova per farsi meglio accettare da chi comanda. E’ così da sempre e, purtroppo, in tutti i segmenti, tra loro talvolta profondamente diversi, dell’intero schieramento politico. Difficile spiegare in altro modo il rosario di opinioni trasformate in progetto politico da realizzare, caricandolo sulle spalle dei giovani leghisti crotonesi, perché possano meglio entrare (quelli che giovanissimi non sono più) nelle grazie della nomenclatura leghista.

Le Lega è contro le donne? La domanda circola in molti ambienti. Ma così posta è forse sbagliata. La Lega, e non ne fa mistero, è per una società ordinata, sicura e autoritaria. In questa società ognuno sta, deve stare, al proprio posto per impedire qualsiasi disordine o anche soltanto pericolosi turbamenti.  Gay, migranti, specie neri (anzi negri!) sono il disordine (l’elenco si può allungare a piacere com’è già accaduto in passato). Ma piaccia o no il turbamento più grave, da che mondo è mondo, l’ha generato Eva creando il peccato e il disordine da cui abbiamo ancora difficoltà a uscire. Il capo leghista di Crotone tenta di ribaltare la frittata accreditandosi come chi vuole assegnare una funzione di straordinaria importanza alle donne. Rileggiamo assieme il passo centrale del documento crotonese della Lega in cui ci si chiede chi vuol strumentalizzare le donne e si risponde:

“Chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata e assoluta autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell'uomo - Chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia - Chi strumentalizza la donna, anche i migranti e i gay, per finalità meramente ideologiche al solo scopo di fare la 'rivoluzione' e rendere sempre più fluida e priva di punti di riferimento certi la società”.

Insomma, la donna non si deve autodeterminare per non provocare rancore nell’uomo. Nessuno deve rimettere in discussione la funzione “naturale” (cioè immodificabile) della donna che è quella di promuovere e sostenere la vita. Tradotto: da lei dipende la specie (la vita) perché è lei a fare i figli. Furbizia e manipolazione perché è impossibile che quelli della lega di Crotone non sappiano che i figli non li fanno le donne da sole (e non per autodeterminazione o testardaggine!) e che quindi la responsabilità della creazione è dell’intera specie umana. Furbizia, perché questo ragionamento inchioda le donne (e loro soltanto o soprattutto) alla responsabilità della crescita dei figli e assolve i loro compagni che sono quelli di una botta e via, e lascia per intero alla donna la responsabilità ultima di crescerli e accudirli (e poi si sa: il maschio è cacciatore e la femmina preda). E soprattutto accusa le donne, capovolgendo la realtà e passando dalla furbizia alla menzogna, di essere le responsabili del fenomeno delle culle vuote perché, non viene scritto esplicitamente ma questa è la tesi, sono le donne, nella loro “autodeterminazione” a non voler fare figli. Un capovolgimento della realtà perché il fenomeno delle culle vuote non può caricarsi alle donne ma, prima di tutto e soprattutto, a una politica, fatta prevalentemente dagli uomini, che si rifiuta, o comunque non si preoccupa, di costruire strutture e condizioni per una maternità che non diventi alternativa secca e radicale alla vita piena e normale delle donne. Insomma, si chiede che le donne facciano figli e che loro da sole, non l’intera società, si faccia carico del loro costo umano e prima ancora economico.

Un’ultima questione. Perché emergono solo ora in modo così ampio posizioni come quelle dell’avvocato Giancarlo Cerrelli che è il segretario della Lega di Crotone? Credo sarebbe difficile immaginare un documento così sfacciato verso l’altra metà del cielo se non vi fosse un clima un clima che giustifica queste posizioni perché funzionali a carpire consensi tra gli strati culturalmente e socialmente più fragili della società italiana. Quanto emerso a Crotone viene non solo giustificato ma perfino sollecitato dal clima che ripropone la riapertura delle case di tolleranza, dalla sentenza che diminuisce da 30 a 16 anni la pena di un femminicida che ha ammazzato la “sua” donna perché ha agito durante una tempesta sentimentale, da una trasformazione della sicurezza italiana in una spinta  securitaria che confonde legittima difesa con licenza di uccidere.

Nello scontro che s’è aperto in Italia si tiene tutto. Nessuno può dire come andrà a finire ma tutti possono scegliere come schierarsi.

E Zoomsud, intanto, si schiera con le donne dell’8 marzo che ringrazia per le battaglie che hanno vinto e a cui augura, pur essendo il clima quello che è, nuovi successi.