L’INTERVENTO. Promemoria per gli elettori calabresi del 26 gennaio

L’INTERVENTO. Promemoria per gli elettori calabresi del 26 gennaio

la quistione

UNO. Per raccontare la politica regionale calabrese questo giornale in passato ha utilizzato l’immagine del Pendolo (Chiaravalloti Cdx, Loiero Csx, Scopelliti Cdx, Oliverio Csx). Negli ultimi venti anni la coalizione che ha governato la Regione alla fine ha sempre perduto le elezioni. Eccezione: nessuna. Ma i fenomeni politici oltre che registrarli vanno interpretati con tutti i rischi connessi. Inaccettabile e semplificata, a me pare, è l’ipotesi che nell’ultimo ventennio Cdx e Csx, che dopo aver governato hanno sempre perduto, fossero formati sempre e soltanto da aggregazioni clientelari di disonesti e mascalzoni, amici dei boss, campioni della degenerazione, ammucchiate d’incapaci.

Del resto, tranne che a ingenui e furbacchioni, non sfugge che, se così fosse, bisognerebbe spiegare perché il popolo calabrese (quindi, gli elettori), nel segreto dell’urna, sia stato tanto imbecille e/o disonesto da votare sempre solo e soltanto (con la caparbietà degli zucconi) il peggio che c’è. Insomma, la vulgata degli agit-prop (soprattutto, ma non solo, di origine populista) interessati a rubacchiare voti chiude i calabresi in un’insopportabile coazione a delinquere, in una inconscia pulsione a scegliere sempre la degenerazione e il peggio che c’è sulla piazza. L’ipotesi alternativa a questa è anche peggiore: sulla piazza non c’è mai stato nulla di buono, o almeno, di meno peggio. Tesi a sfondo razzista che chiama in causa il Dna della popolazione calabra (che spesso inconsciamente alimenta l’argomento).

Ma per fortuna dei calabresi le cose sono più complicate e meno tragiche del racconto populista (sia di Cdx che di Csx). Il Pendolo, confermato dall’evidenza storica, diventa “comprensibile” se si tiene conto che è incolmabile la distanza tra i bisogni dei calabresi e quello che è possibile fare per soddisfarli attraverso la Regione. A ogni fine legislatura il disagio dei calabresi, più o meno attenuato, è sempre lì e si rovescia in un voto punitivo contro la coalizione uscente. Questo, a me pare, è accaduto nell’ultimo ventennio. Ovviamente, al netto di incapacità, clientelismi e malaffare che, modestia a parte, non ci siamo mai fatti mancare (ma più o meno al pari di altre Regioni). Ad ogni fine giostra, quindi, ha operato sempre lo stesso meccanismo (senza offesa, e senza giudizi sommari né sommarie assoluzioni per chi ha governato, perché è innegabile che alcuni hanno fatto meglio e altri peggio, talvolta molto peggio di altri).

La conclusioni è drammatica: la Regione (istituzione) non è capace di risolvere l’arretratezza economica, sociale, civile della Calabria. Accade perché le difficoltà della regione (territorio) non dipendono (solo) da quelle seminate tra Sila e Stretto. Il nostro “risanamento” è condizionato dalla malattia più grave dell’Italia: la questione meridionale. Fin quando non vi sarà uno “strategico” impegno nazionale su questo, dovremo accontentarci di quel che passa il convento.

DUE. E’ per l’annebbiamento fino alla cancellazione della questione meridionale che assistiamo al curioso fenomeno per cui tutti si occupano dell’Emilia Romagna e di come andranno lì le elezioni, mentre della Calabria (uso il dialetto) “non se ne fotte niente nessuno”, a parte qualche simbolica e formale passeggiata dei leader per salvare la faccia. Non accade per cattiveria. E’ che ha vinto la rimozione collettiva (spesso anche a Sud e in Calabria) del rapporto (economico, sociale, civile) tra il nostro territorio e il resto del paese. Una parte grande dell’Italia, quella più potente, ha rinunciato alla soluzione della questione meridionale. La Lega (quella di Bossi) è nata ed ha avuto successo proprio nella negazione della questione meridionale sostituita dalla cd questione Settentrionale. Un successo che ha creato in una parte larga del paese malcelato fastidio, disagio e ostilità nei confronti dei meridionali (vedi tutte le richieste e i tentativi di cancellare il diritto perfino formale dei meridionali a occupare posti al Nord nelle scuole, negli uffici e via elencando).

TRE. La dialettica politica del ventennio calabrese alle spalle è sempre rimasta inchiodata allo scontro tra Csx e Cdx e non ha mai lasciato spazi significativi ad altri. Apparentemente anche in queste elezioni (gennaio 2020) è così. Infatti, per le altre (finte) coalizioni il massimo della prospettiva è strappare uno strapuntino da Consigliere (vedi la furbizia della doppia candidatura dei presidenti della cd aggregazione civica e del M5s che hanno così confessano che non potranno mai arrivare né primi né secondi).

Niente di nuovo quindi? Solo apparentemente, perché le due coalizioni hanno subito trasformazioni profonde al proprio interno. Trasformazioni che modificano il significato dello scontro. La coalizione del Csx, pur restando tale, ha deciso di utilizzare la candidatura civica di Callipo: per la prima volta la tradizione originata dal filone di ex Pci, Dc e liberaldemocratici rinuncia alla guida. Invece, il Cdx calabrese, rovesciando ancor più in profondità la propria storia si persenta con tratti inediti: ha preso atto dell’egemonia della Lega sulla coalizione (fin qui inesistente alle regionali). Inoltre registra il tramonto di Fi reso evidente dalle imposizioni di Salvini sulle candidature a Presidente della Regione che resta a Fi ma è stata imposta dai veti dalla Lega.

QUATTRO. Forzando un po’ le cose si può quindi sostenere che mentre il voto dell’Emilia ci darà informazioni sugli orientamenti dell’Italia e sulla capacità di resistenza del Csx di fronte all’attacco populista, quello della Calabria sancirà (o meno) l’accettazione dei meridionali dell’affossamento (o meno) della questione meridionale come antico asse centrale della politica italiana. 

Non sembri curioso che nessun candidato del Cdx calabrese e nessun leader nazionale di quello schieramento abbiano fin qui osato dichiarare ufficialmente che la Calabria e i suoi voti saranno contro l’autonomia differenziata che viene chiesta a gran voce dalla Lega (soprattutto da Veneto e Lombardia, ma non solo) per le Regioni. E che tale opposizione sarà durissima fin quando non verrà almeno risolto in modo chiaro la questione dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni). Specie senza questa clausola, al di là della buona possibile volontà di Fi e di FdI, per la Calabria e il Sud la vittoria della Lega e dei suoi rappresentanti in Calabria, sarebbe un vero e proprio disastro. No, non è un caso se nessun esponente del Cdx ha mai ricordato che sul paese e sul Mezzogiorno pende il tentativo di spaccare il paese (di quiesto si tratta) attraverso l'Autonomia differenziata che sancirebbe, perfino sul piano formale diversi diritti tra i cittadini del mezzogiorno e quelli delle regioni forti del Nord.