COVID E AUTONOMIA DIFFERENZIATA

COVID E AUTONOMIA DIFFERENZIATA

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La lettura della sentenza 841 del TAR Catanzaro emessa lo scorso 9 maggio in accoglimento del ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri sull’Ordinanza della Presidente della Regione Calabria n. 37 del 29 aprile 2020, con la quale si consentiva la ripresa delle attività di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto, offre un  interessante spunto nel leggere anche la parte delle motivazioni nelle quali il giudice evidenzia come in questo caso non si ricada nella fattispecie del conflitto di attribuzione dei poteri (che andrebbe eventualmente giudicato dalla Corte Costituzionale) perché quei poteri spettano allo Stato.

  Non soltanto per la competenza esclusiva in materia di “profilassi internazionale” (art. 117 comma 2 lettera q) della Costituzione: è appena il caso di ricordare che l’OMS ha definito SARS-COV 2 una pandemi), ma anche in virtù della stessa competenza concorrente in materia di “tutela della salute” e di “protezione civile” (sempre articolo 117) e per il fatto che per i motivi propri dell’emergenza le decisioni debbano essere assunte al massimo livello unitario, guardando al principio di sussidiarietà enunciato dall’articolo 118 in una ponderata ottica di adeguatezza.

Il TAR ha dunque ritenuto che neanche venisse in discussione il potere sostitutivo che lo Stato può esercitare nei confronti delle regioni in caso di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica ai sensi dell’articolo 120 della Costituzione, essendo stata la Regione ad esorbitare dai suoi poteri. La bocciatura del provvedimento della Regione ci avverte – fa notare il prof. Nicola Fiorita, dell’Unical -  della necessità di contrastare con ancora più forza i progetti scellerati legati alla cosiddetta autonomia regionale differenziata che, se attuata, rischierebbe evidentemente di frantumare il Paese e di lasciare al proprio destino le aree più deboli e svantaggiate come la Calabria.

Stavolta, dunque, non e’ occorso ricercare un giudice a Berlino, ma il TAR di Catanzaro e  la politica non puo’ rimanere inerte di fronte all’emergenza sanitaria come piu’ volte su queste colonne abbiamo denunciato: si apra un grande dibattito pubblico sui rapporti tra lo Stato, le regioni e le autonomie locali, che possa vedere anche una nuova definizione del Titolo V della seconda parte della Costituzione per come è stato maldestramente riformato nel 2001. Un’apertura di confronto che deve partire da un immediato e pregiudiziale atto di responsabilità politica: dichiarare che le bozze di intesa sulle quali i ministri Stefani prima e Boccia dopo hanno lavorato con le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sono da ritenersi ad oggi superate e che, in quanto tali, non potranno essere sottoposte all’esame del Parlamento, al quale occorre restituire il suo ruolo centrale, anche in una necessaria opera di revisione degli assetti istituzionali del Paese.

L’ invito pertanto e’ che istituzioni, partiti, sindacati, associazioni, esponenti del mondo scientifico e della cultura, singoli cittadini pubblicamente aderiscano all’appello del prof. Fiorita per il ritiro delle bozze di intesa e per l’apertura di un grande dibattito sull’uguaglianza tra i cittadini e sugli assetti della Repubblica, una e indivisibile in un equilibrato rapporto tra Stato e autonomie,come per ultimo ha del resto mostrato il dibattito e le tensioni sul DPCM delle aperture della fase 3 del 18 maggio. Lombardia, Venete ed Emilia e’ bene che sappiano che non e’ piu’ tempo di quel progetto secessionista: il Covid ci indica tutt’altra strada.