L’INTERVENTO. La Santelli faccia il miracolo: sciolga la Commissione regionale antindrangheta

L’INTERVENTO. La Santelli faccia il miracolo: sciolga la Commissione regionale antindrangheta

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Certe volte la credibilità di un articolo dipende dall’aiuto, anzi dalla complicità, dei lettori. Per questo chi ha iniziato a leggere questo articolo, è questa la richiesta di chi lo ha scritto, chiuda gli occhi e si concentri più che può. Faccia ora il massimo sforzo per ricordarsi quando è capitato l’ultima volta che la così detta Commissione Regionale Antindrangheta della Calabria ha affrontato un problema a cui i cittadini calabresi avevano attribuito importanza rilevante. Di più. Si faccia un altro sforzo per  ricordare quando la suddetta Commissione ha contribuito, non dico in maniera decisiva ma almeno in modo significativo, a risolvere un problema ritenuto importante per la Calabria.  

Lo so. Non è venuto in mente un beneamato cavolo a nessuno. La c.d. Commissione regionale Antindrangheta non ha mai contribuito a risolvere qualcosa caduto sotto la vostra, sia pur non concentrata, attenzione. Mai servita a nulla. Ok, non è l’unica Commissione inutile del Consiglio che attualmente ne ha 8. Diciamo, che è particolarmente inutile.

Ma in realtà non è proprio così. L’antindrangheta serve a concedere ad un Consigliere regionale che ha peso, ma meno peso di tutti gli altri consiglieri che hanno peso, il titolo di Presidente e, insieme al titolo, tutte le prebende annesse e connesse: supplemento di stipendio, autista, struttura nei fatti alle dipendenze del Presidente per aiutarlo a far meglio il suo (in questo caso inutile) lavoro.


Lo sanno tutti che le cose stanno così. Compresi i consiglieri regionali che alla fine accettano di farsi nominare perché un titolo, l'autista, un aumento dello stipendio, uno staff di persone è sempre meglio di un calcio negli stinchi. E’ vero c’è un’attenuante. Anche la Calabria risente dei cattivi insegnamenti. La Commissione nazionale antimafia, tenuto conto delle proporzioni tra Italia e Calabria, risponde a una funzione identica. Appare ridicolo lo sforzo di chi teorizza che la Commissione in Calabria non serve a nulla mentre quella nazionale è di strategica importanza.

Ovviamente, il merito di una riflessione così importante non è il mio. Lo sanno quanti hanno letto e studiato un classico sociologico di dimensione mondiale come La mafia Siciliana (1992) di Diego Gambetta che nell’introduzione del ’93 per Einaudi Tascabili, firmata da Oxford dove lavorava in quella università, a proposito della Commissione nazionale antimafia italiana istituita nel 1963, avvertiva: “In passato l’apporto della Commissione non fu privo di ambiguità…”, per poi giustiziarla: “Si ha l’impressione che questo istituto – di cui pure fecero parte Cesare Terranova e Pio La Torre, che hanno pagato con la vita la lotta alla mafia (fatta nella società reale e non, ovviamente, nella Commissione, ndr) - sia servito come una palestra  in cui  le forze al governo permettevano all’opposizione di sinistra di menare pugni antimafia purché rigorosamente nel vuoto”. E tralascio –perché non bisogna mai esagerare - le considerazioni dirette o indirette sull’Antimafia sparse negli scritti e nelle dichiarazioni di Giovanni Falcone.

In realtà l’Antimafia, se si esclude il periodo, peraltro molto discusso e criticato in cui fu presieduta da Luciano Violante, coincide con la valutazione di Gambetta, anche se oggi la Commissione sembra avere assunto una funzione ancora più inutile e priva di prestigio. E’ infatti diventata una specie di ricovero per notabili politici decaduti o inadatti per qualsiasi altro ruolo significativo. Il ministro dell’Interno (Fi) Pisanu cade in bassa fortuna dopo le elezioni del 2013 nel suo partito? Diventa Presidente dell’Antimafia. Rosy Bindi venne rieletta alla Camera nonostante la guerra di Renzi? Niente ministero al governo: si accontenti dell’antimafia. In passato, Rifondazione comunista, quando si era ormai appassita facendo tutti i guai possibili, non contava nulla ma aveva ancora voti alla Camera? Le rifilarono la presidenza Antimafia. Attualmente, il pentastellato Morra venne considerato (chissà perché? E forse ingiustamente, ma non lo sapremo mai) inadatto per fare il ministro, specie dell’istruzione? Anche lui Presidente Antimafia dove qualche dichiarazione a parte non può fare danni.

Questo giornale a ogni inizio di legislatura parlamentare pubblica un articolo (cambiando solo la data) per chiedere che si metta fine al cinismo che usa l’antimafia per coprire qualche buco. Sempre inutilmente. Anche a Roma, come in Calabria, un posto in più (con tutti i connessi) fa bene alla maggioranza e anche all’opposizione.

Ma in Calabria è capitato un fortunato incidente. La maggioranza regionale s’è dovuta inventare una nuova Commissione (l’ottava su un consiglio di 30 seggi) perché i posti da distribuire presentavano una sofferenza. Ma dopo, nel bisticcio politico, l’attuale opposizione ha rinunciato alla presidenza di una Commissione che per tradizione (e correttezza democratica) le veniva assegnata. E’ capitato ciò che era ovvio: essendoci una presidenza in più nessun vero notabile e nessun partito voleva accettare l’antindrangheta. FdI ha perfino teorizzato ufficialmente che l’Antimafia serviva a Roma ma non in Calabria, se non formalmente. Le opposizioni si sono tirate fuori: per prassi toccava loro una diversa presidenza. Così, in un primo momento è stato pescato un consigliere (di maggioranza) non previsto per alcuna promozione a Presidente di Commissione. Poi tutte le presidenze sono saltate. Non si sa come andrà a finire. Ma nei fatti c’è una presidenza in più, quella fulmineamente inventata a suo tempo per far quadrare i conti.

Concludo: la Presidente Santelli non potrebbe, giusto per mettersi da parte una futura vanterìa, chiedere che venga cassata la Commissione regionale antimafia, magari spiegando al Consiglio che la lotta alla ndrangheta si fa con strumenti e scelte veri e non può essere usata da chi, di volta in volta, è maggioranza solo per far quadrare i conti?