REFERENDUM. Morelli (costituzionalista uniMe): «Chi vuole tagliare gli eletti sogna la democrazia diretta. Buon motivo per dire “No”»

REFERENDUM. Morelli (costituzionalista uniMe): «Chi vuole tagliare gli eletti sogna la democrazia diretta. Buon motivo per dire “No”»

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«Ridimensionare l'organo che esprime la rappresentanza politica significa ridimensionare la sovranità popolare». Alessandro Morelli, professore di Diritto pubblico all'Università di Messina, sintetizza così le insidie che potrebbero annidarsi dietro al progetto di riforma costituzionale. «La forma della democrazia rappresentativa, il Parlamento, non è l'unica forma di esercizio della sovranità popolare, ma è quella indispensabile», aggiunge Morelli, uno dei cinque promotori dell'appello per il No al referendum sottoscritto da quasi duecento costituzionalisti italiani.

 Nuova legge elettorale e correttivi ai regolamenti parlamentari prima del referendum. Sono queste le garanzie richieste da Zingaretti al M5S in cambio del sostegno alle ragioni del Sì. Professor` e, basterebbero questi accorgimenti a rendere innocuo il taglio dei parlamentari?
Se questi interventi venissero adottati senz'altro si ridurrebbero le criticità della riforma. Tuttavia, se davvero si riuscisse ad approvare una nuova legge elettorale e a modificare i regolamenti in così poco tempo verrebbe a cadere una delle premesse da cui parte la riforma, cioè ridurre il numero dei parlamentari per rendere più efficiente e veloce il lavoro delle Camere.

Non si fida delle rassicurazioni fornite a Zingaretti?
Non è questione di fiducia, semplicemente mi sembra complicato raggiungere un accordo sulla legge elettorale e sui regolamenti in poche settimane.

Perché in assenza dei correttivi la riforma è potenzialmente pericolosa?
La drastica riduzione del numero dei parlamentari crea inevitabilmente problemi di rappresentanza, ma incide anche sul funzionamento degli organi interni alle Camere, soprattutto nell'ambito delle Commissioni, che svolgono un ruolo fondamentale nel procedimento di formazione delle leggi. Non è la prima proposta di revisione costituzionale che prevede il taglio dei rappresentanti, ma, a differenza delle precedenti, in questa riforma non c'è traccia di una rivisitazione complessiva che riguardi il ruolo e la composizione del Parlamento. È previsto un taglio lineare e basta, senza alcun ragionamento ulteriore. Per questo è potenzialmente pericolosa.

Accorpare alcune Commissioni per rendere possibile il lavoro parlamentare sarebbe una scelta necessaria?
È una delle proposte avanzate per compensare il taglio, per consentire ai parlamentari di essere presenti contemporaneamente in più Commissioni. L'accorpamento serve soprattutto a garantire la presenza delle opposizioni in ogni Commissione. Ma non sarà un lavoro semplice.

Non la pensa come lei il professor Onida...
Io rispetto la posizione di quello che è un grande maestro del Diritto costituzionale, ma rimango convinto delle mie idee. Perché i promotori del referendum non hanno condotto una seria valutazione d'impatto che la riforma avrebbe sulla forma di governo e sulla forma di Stato.

E che impatto avrebbe?
Ci sarebbe un forte svilimento del ruolo del Parlamento, in un clima già fortemente anti parlamentare. Non dimentichiamo che questa proposta di revisione costituzionale si colloca in un contesto di altre riforme in cantiere o comunque previste da alcuni programmi politici: come quella che dovrebbe toccare il divieto di mandato imperativo o quella relativa all'iniziativa legislativa rinforzata. Tutti provvedimenti volti a ridurre e ridimensionare il Parlamento a favore degli strumenti della democrazia diretta, che sono importanti ma devono avere un ruolo integrativo in una democrazia rappresentativa.

Sta dicendo che la minaccia alla democrazia rappresentativa deriva dal programma politico del Movimento 5 Stelle?
Senza entrare nel merito della questione politica, mi attengo alle dichiarazioni programmatiche, più volte ribadite, di chi vorrebbe un ridimensionamento del Parlamento a favore della democrazia diretta. E che questo sia diventato oggi il programma delle riforme istituzionali mi sembra evidente.

E se questa riforma prendesse semplicemente atto di una marginalità ormai conclamata del Parlamento rispetto all'esecutivo?
È uno degli argomenti dei sostenitori della riforma. Ma non si può rispondere a una patologia aggravando le condizioni del paziente. Anzi, si dovrebbe correre immediatamente ai ripari con gli opportuni correttivi istituzionali.

Il fronte del “No” all'interno dei partiti cresce di giorno in giorno, cosa è cambiato rispetto a un mese fa?
Ne approfitto per precisare che la nostra iniziativa non ha nulla a che fare con il comitato del No, è un'iniziativa autonoma, nata dall'esigenza di alcuni studiosi di rendere pubblico il loro pensiero supportato da valutazioni tecniche. E se così siamo riusciti a contribuire a un dibattito ampio credo che possiamo ritenerci soddisfatti.

Per ovviare alla perdita di rappresentanza che tipo di legge elettorale servirebbe?
Certamente un sistema proporzionale potrebbe ridurre gli effetti negativi di questa riforma. Solo in parte però.