LA LEZIONE DI SCILLA. Sindaco, già sciolto per mafia rieletto dal 97,84% dei votanti

LA LEZIONE DI SCILLA. Sindaco, già sciolto per mafia rieletto dal 97,84% dei votanti

ciccone

C’ è stupore in Italia perché un piccolo Comune della provincia di Reggio, tra i più noti al mondo dai tempi dell’Iliade e dell’Odissea, ha attribuito al suo sindaco 2.757 preferenze che fanno il 97,84 per cento dei votanti.

Quando un fenomeno del genere si realizza non in un paesino quasi morto e disabitato tra le montagne alpine o appenniniche ma in una comunità di 5000 abitanti (e molti altri di più distribuiti nel resto del mondo) da tanti secoli adusa a incontrare e scontrarsi con Cariddi, vuol dire che è accaduto qualcosa che parla e chiede conto alla coscienza civile del Paese, un’implorazione e uno sforzo che meritano attenzione e aiuto dall’Italia perché è il segno di una rivolta civile che ha avanzato una proposta e richiesta di civiltà.

Ma procediamo con ordine. Il sindaco eletto con questo forse inedito plebiscito, Pasquale Ciccone, è lo stesso che quando il “Comune venne sciolto per mafia” (come recita una dizione decisamente imprecisa ma molto efficace) era il sindaco in carica a Scilla, dove era stato eletto con una percentuale, tiro a indovinare, certamente molto più bassa del 97,84. I suoi concittadini di tutte le tendenze, ora, cioè dopo lo scioglimento per mafia, rinunciando alle loro divisioni (che ricordo sempre energiche ed esplicite) più o meno simili in tutti i paesi da 5000 abitanti, l’hanno preso in braccio, come avviene nelle nostre processioni col Santo protettore, e l’hanno ricollocato al posto che gli spetta, alla testa del Comune dove l’avevano già mandato e messo per fare il sindaco.

A Scilla sono tutti mafiosi che si muovono come tante marionette secondo le indicazioni di un “Crimine”, il vertice assoluto della ‘ndrangheta, Uno e Molteplice, che dirige tutte le ndranghete del mondo e furoreggia, soprattutto sui libri e sui giornali che vanno a ruba tra i lettori di cultura medio-bassa del paese? Improbabile, anche se nessuno immagina che lì abitino solo sirene e marinai, né scommetterebbe sulla radicale inesistenza di delinquenti e/o mafiosi.

Il voto ha un’unica spiegazione: Scilla non accetta di essere spacciata e diventare una delle cento e oltre capitali della ‘ndrangheta. Non è una sfida allo Stato o all’ordine pubblico, ma alla sua incapacità a individuare problemi e responsabilità, quando esistono veramente, e veramente risolverli non solo per l’occhio della gente e dei giornali.

Ciccone viene rieletto perché in tutto il periodo di scioglimento del Consiglio non è stato investito da alcun giudizio, neanche uno di quelli discutibili e secondari della legge Severino.

Lo scioglimento dei Consigli è in realtà un’arma terroristica che, come tutti i terrorismi, non riesce quasi mai a mantenere quel che promette: cioè liberare i Comuni dai condizionamenti mafiosi, ovviamente quando veramente esistono. Fa però danni alle persone e alle economie dei paesi che vengono coinvolte con una furia che non è mai conseguenza di un atto giudiziario. Che si sappia non c’è nessun Consiglio comunale o di altri enti sciolti per mafia veramente condizionato che, dopo la purga del commissariamento, sia stato veramente ripulito, quanto c’erano, dai condizionamenti mafiosi. Gli scioglimenti talvolta ripetuti di uno stesso Comune sono una prova inoppugnabile di tutto questo.

Personalmente ricordo un’assemblea a Reggio Calabria (salone dell’Assindustria) dove l’allora senatore Luigi De Sena, in quel momento vice presidente della Commissione nazionale Antimafia (che stava per scadere per nuove elezioni) e già “superprefetto” della Calabria e in precedenza stimato vice capo della polizia italiana, rivelò pubblicamente che l’Antimafia, dopo avere ordinato uno studio, aveva scoperto che non in uno solo degli oltre 200 (tanti erano allora) enti sciolti per mafia erano stati risolti i problemi che avevano provocato lo scioglimento. Purtroppo De Sena non ebbe il tempo e l'opportubità per rimettere in discussione quella legge come avrebbe voluto.

Lo scioglimento scatta normalmente perfino quando in un Consiglio comunale non c’è nessun condannato. Cioè quando a nessuno dei suoi componenti vengono imputati crimini o violazioni della legge. E’ un meccanismo che scatta sulle dicerie, le parentele, i sospetti, il contesto. Anziché su reati o accuse di precisi reati.

Insomma: lo scioglimento per mafia infama un’intera comunità però quando in quella comunità un problema c’è veramente, non riesce a risolverlo. Anzi, si rovescia nel suo esatto contrario dimostrando che mascalzoni ladri e mafiosi possono dormire tra due guanciali.

Scilla s’è civilmente rivolta contro tutto questo. E ha fatto bene.

*già pubblicato sul Dubbio di Roma