L’ANALISI. Le elezioni a Reggio e l’indice di infedeltà

L’ANALISI. Le elezioni a Reggio e l’indice di infedeltà

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La città di Reggio non è abituata al ballottaggio per il sindaco. Non l’ha mai sperimentato. Da quando c’è l’elezione diretta si è diventati sindaci sempre alla prima botta. Dipende da questa inesperienza, io credo, la gran parte dei commenti (a parte quelli fisiologici, interessati e/o legittimamente pubblicitari) che si sentono o sono apparsi dopo il voto del 21 settembre e che più che chiarire rischiano di confondere i cittadini.

La confusione maggiore viene dallo schema del ballottaggio come “secondo tempo” della partita. Il teorema infuria aiutato dall’espressione “secondo tempo” che è di grande fascino e diffusione (anche perché legata al mondo del calcio). Il ballottaggio, invece, è sempre una partita nuova. Per questo può capovolge risultati dati ormai per scontati: può far vincere i perdenti e far perdere chi immagina e crede di aver già vinto.

La differenza radicale tra queste due diverse partite è dovuta al numero dei giocatori in campo. A Reggio il 21 settembre sono scesi in campo quasi mille giocatori (i candidati delle liste). Nel ballottaggio ve ne saranno due soltanto: Falcomatà e Minicuci. Certo, con accanto consiglieri sostenitori sponsor amici clienti. Ma depotenziati dalla riduzione dei giocatori. Controprova: i ballottaggi, da quando esistono, hanno sempre registrato una caduta verticale dell’affluenza alle urne. Meno giocatori, meno potenza, meno voti.

Per questo un’analisi del risultato, se non vuole essere uno spot, deve spiegare cos’è successo qui e ora durante la prima partita. Tutti i tentativi di paragonare presente e passato confondono le acque perché paragonano situazioni profondamente diverse. Molti, faccio solo un esempio, hanno paragonato il voto attuale di Falcomatà a quello delle precedenti elezioni comunali ricavandovi indicazioni politiche. Ma i due voti non hanno alcun punto di contatto. Il voto non è mai solo di chi lo riceve perché in parte fondamentale e maggioritaria dipende dalla situazione e dal contesto del momento in cui viene espresso. Falcomatà e Oliverio, li utilizzo solo come esempio, alle elezioni precedenti hanno certo messo del loro ma hanno anche utilizzato in pieno il vantaggio e la spinta del renzismo che in quel momento infuriava in Italia e oggi non infuria più. Altro esempio: Scopelliti, in passato, ha conosciuto due trionfi, al Comune e alla Regione, mettendoci del suo e di chi lo sosteneva, ma soprattutto con la spinta determinante del berlusconismo che in quei momenti trionfava nel paese. Insomma, ogni voto fa storia a se. Gli analisti sanno che le oscillazioni dei leader non misurano la dinamica del loro personale successo ma soprattutto la diversità di situazione del contesto politico e sociale in cui operano.

Per capire come potrebbe andare la seconda partita del 4 ottobre, quindi - tenendo ferma l’ipotesi che il risultato potrebbe modificare anche profondamente, sia consegnando la vittoria a Minicuci che facendo crescere il successo di Falcomatà - è indispensabile un’analisi non ideologica del voto del 21 scorso isolandolo da tutte le altre suggestioni.

Muovo dal voto dei due vincitori che andranno al ballottaggio. Si tratta di voti profondamente diversi. Quello di Falcomatà è un voto di giudizio, che quindi sconta, ha già scontato, la severità legittima e necessaria dei cittadini quando col voto giudicano l’attività che è stata già svolta (dalla spazzatura, alle strade a tutto il resto). Il voto di Minicuci, invece, è un voto di aspettativa, di speranza. Esprime l’opinione di quel che Minicuci potrebbe fare se venisse eletto sindaco. Era dei tutto evidente che Falcomatà sarebbe andato incontro a una maggiore severità rispetto al suo sfidante per il quale ci sono solo aspettative e speranze (sempre le ultime a morire). E’ un dato di fatto significativo che nonostante questa penalizzazione oggettiva (su uno, il giudizio; sull’altro, la speranza) Falcomatà abbia vinto la prima partita anziché perderla.

Secondariamente, va interrogato un po’ meglio il voto già espresso dai reggini (e finalmente ufficiale sia pure coi tempi dei paesi del terzo mondo) per capirne il significato in modo un po’ meno emotivo e strumentale.

Partiamo da Falcomatà. Come candidato sindaco ottiene 35.109 voti, che nella gara tra sindaci gli consentono, al momento, la conquista del primo posto col 37,17. Lo schieramento che lo candida, il Csx, conquista, invece, 38.039 voti, cioè una percentuale del 41,47%. Falcomatà prende quindi meno voti del suo schieramento. Quello che qui, per comodità, chiamo “indice di infedeltà” del suo schieramento nei suoi confronti è del 7,71 per cento.

Minicuci, ottiene come sindaco 31.482 voti, cioè il 33,69%. Mentre lo schieramento che lo sostiene prende 37.269 voti che corrispondono al 40,63%. E’ quindi soprattutto l’indice d’infedeltà della coalizione di Cdx che penalizza pesantemente Minicuci schizzando alla doppia cifra di 14,63.

Più semplicemente: ogni 100 elettori di Csx Falcomatà ne perde     7,7. Minicuci ogni cento elettori di Cdx ne perde addirittura 14,63 (quasi il doppio dell’avversario) arrivando a una penalizzazione che non sarà facile cancellare anche perché Minicuci registra un pesante primato negativo: è il candidato sindaco col più fragile partito alle spalle, la Lega Nord che a Reggio s’è fermata al 4,69%.

In altri termini: l’oggettività dei dati, e l’indice d’infedeltà subito da Minicuci dimostra che il Cdx proponendo come candidato sindaco un uomo della Lega Nord, o comunque ritenuto tale, ha aperto un conflitto prima di tutto coi propri elettori di Cdx.

Ma chi e perché avrà nei prossimi giorni il compito e la possibilità di mediare il rapporto tra candidati sindaci ed elettori fino a determinare importanti modificazioni del quadro attuale? E’ questo l’altro interrogativo fondamentale per costruire un’ipotesi sui possibili scenari futuri della città. Ma per ora fermiamoci qui.