L'INTERVENTO. Draghi, la politica, i partiti

L'INTERVENTO. Draghi, la politica, i partiti

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Mario Draghi giunge alla carica di presidente del Consiglio perché legittimamente nominato dal Presidente della Repubblica nell’esercizio dei suoi poteri costituzionali. Accolto da un ampio consenso delle forze politiche in Parlamento e più in generale dei mass media, Draghi ora non ha nessun bisogno di impegnarsi nell’importante attività che gli esperti di comunicazione politica chiamano storytelling.

Non deve cioe’ raccontare la sua vita professionale come un insieme di ostacoli e di dolori da lui superati con successo grazie all’impegno e al lavoro. Non deve neppure indicare che quello che farà si situa in continuità con la sua azione europea ed è essenzialmente la prosecuzione logica e coerente di quello che ha già fatto appunto in Europa. Anzi, tenere basse le aspettative è la strategia migliore.

Ciò detto, tuttavia, al Governo del presidente del Consiglio è stato affidato anche il compito di ristrutturare la politica. Questa ristrutturazione potrebbe essere estesa al sistema dei partiti ed e’ proprio quello che sta accadendo. Certamente, un governo del quale fanno parte tutti i partiti esistenti tranne uno offre una pluralità di impressioni all’opinione pubblica, una delle quali non può che essere quella di un eccessivo unanimismo. Roba da grande ammucchiata.

Contrastare questa valutazione che, altrimenti, potrebbe tradursi in rigetto dell’attuale governo e in apatia politica, è possibile soltanto attraverso un tentativo esplicito di influenzare e plasmare l’opinione pubblica. L’uomo solo al comando deve apparire tale soltanto perché accetta le responsabilità della decisione da prendere e presa, non perché non presta ascolto alla pluralità di voci, di preferenze, di aspettative e di interessi.

Rimane aperto e controverso il rapporto che il leader deve stabilire fra mediazione e disintermediazione quando si confronta con gli interessi organizzati. Quanto all’ascolto, non può essere unicamente prestato ai giornalisti nelle conferenze stampa. Non può essere quello riferito ai cittadini esposti alle teleconferenze che il presidente del Consiglio tiene con la Commissione europea e con gli altri capi di governo. Non può neppure essere quello dei messaggi inviati in occasioni importanti.

Da qui i suggerimenti che arrivano a Draghi da persone a lui assai vicine come il prof. Gianfranco Pasquino: ‘’…sento di dovere sottolineare che, talvolta, senza contraddizioni, l’ascolto – ha scritto il docente bolognese - deve tradursi anche in presenza personale, nell’esposizione, non voglio eccedere, ma l’espressione tecnica è del corpo del leader. Da tralasciare, invece, perché in larga misura impropria e, forse, intrinsecamente provocatoria, è qualsiasi comparazione con i leader autoritari che del loro corpo facevano (e continuano a fare) un messaggio politico. Tuttavia, è indubbio che, ricorro ad un esempio certamente memorabile, l’inginocchiarsi spontaneo di Willy Brandt nel dicembre 1970 davanti al monumento alla Shoah a Varsavia fu e rimane uno dei più potenti messaggi politici e personali in materia di riconoscimento di quel crimine contro l’umanità’’.

Insomma: un capo di governo di più o meno lungo corso politico è abitualmente espressione di un partito;quasi sicuramente, anche se da qualche anno meno che in passato, quel partito ha una presenza organizzata sul territorio; tiene i contatti con il suo elettorato; con maggiore o minore successo diffonde informazioni; cerca di mantenere o creare atteggiamenti e valutazioni favorevoli al suo capo di governo.

Un capo di governo di estrazione non politica non ha probabilmente grandi incentivi per preoccuparsi del consenso espresso dall’opinione pubblica. Però, è consapevole che quel consenso si manifesterà e anche crescerà in seguito alle decisioni corrette, alle prospettive di crescita e di miglioramento. In un certo senso, Conte aveva fatto diversi passi premiati dai sondaggi nella direzione giusta. Dal punto di vista del tipo e della qualità di connessione da stabilire con l’opinione pubblica italiana, il presidente del Consiglio Draghi sembra invece soltanto all’inizio della “dritta via”.