L’INTERVENTO. Destra-sinistra, autoritarismo-democrazia e la lezione di Mitterrand

L’INTERVENTO. Destra-sinistra, autoritarismo-democrazia e la lezione di Mitterrand

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Mario Lavia, in un recente articolo su Linkiesta auspica un Mitterrand per la Sinistra italiana, capace di vincere distinguo e personalismi per giungere ad un'offerta unitaria, chiara e alternativa alla Destre. Il linguaggio non ideologico ma appassionato di Mitterrand - l'obiettivo di un rilancio "governativo" della sinistra francese - unì, nel 1971, il fronte dei progressisti e dei riformisti all'interno del Partito Socialista e ciò condusse, pochi anni dopo, alla sua entrata all'Eliseo.

L'articolo di Lavia è interessante e condivisibile per molti aspetti!

Anche le critiche al correntismo "estremo" del PD sono opportune (i Dem sono abituati ai "giudizi" in casa e fuori). Non condivido però la "possibilità" auspicata della nascita in Italia di un soggetto "terzo" liberal democratico e socialista. La dialettica epocale è, infatti, binaria: Destra sovranista/Sinistra repubblicana. Ogni "forza terza" (intesa nel senso della complessità non dogmatica che tende a unire i diversi riformismi) ha senso solo se arricchisce questa dialettica, se fortifica la "scelta" per il Centrosinistra, all'interno del quale il PD è - nonostante tutto - forza imprescindibile!

Il fatto che l'avversario - dalle tinte autoritarie ci ha insegnato Agnes Heller parlando dell'ideologo continentale Orban - sia la Neo Destra Illiberale, antiscientifica, antimoderna, dedita al culto nefasto delle piccole patrie e degli alti "muri" identitari, deve spingere all'Unità come una "coazione all'ordine" che è allo stesso etica e politica. Quello che deve venire meno sono i "personalismi" settari e non il dibattito ideale e culturale. Se il confronto tra le "correnti", infatti, avviene sulla base dei Valori e dei Programmi di una Sinistra Democratica "aperta" al moto collettivo e alle libertà del Singolo, nel contesto di uno Stato di Diritto "sociale" e pluralista, allora l'Unità si afferma come conquista possibile, come strategia "necessaria" non per vincere ma per convincere!

Solo questa "Persuasione" popolare potrà contrastare la terribile agenda politica delle Destre italiane ed Europee. Il "fissismo etico", una "giustizia di classe", la chiusura all'altro da sé, l'affermazione dell'ethnos sull'ethos, portano a smarrire il "senso" di Europa.

Come conciliare queste riflessioni anche nel contesto delle prossime elezioni in Calabria?


Ad esempio, nel senso che - in tale contesto - i distinguo delle Sardine sono un errore.

Che, inoltre, il "romanticismo politico" di De Magistris è ormai infecondo, non più progressivo e "stimolante", funzionale alla vittoria delle Destre.

Al di là, infatti, dei personalismi in campo e della delusione per Ciconte, Irto, la Ventura, o per qualsiasi altro sbocco del Centrosinistra, quale differenza programmatica sostanziale esiste tra i Democratici e, ad esempio, appunto, le donne e gli uomini delle Sardine?

Anche se, probabilmente, non è esente da critiche l'iter "in solitaria" impostato da Graziano - il Commissario campano del PD regionale - per pervenire anche a questa ultima "scelta" (l'ottima candidatura della scienziata Amalia Bruni), anche se le colpe di tanti dirigenti PD sono emerse per la difficoltà a "tenere aperto e vivo" il tavolo del confronto con tutti, ormai che siamo giunti comunque ad un'offerta politica seria e sensata, siamo sicuri che valga la pena - per orgoglio - buttare tutto alle ortiche e, con il disimpegno o con il voto di protesta, consegnare la Calabria alle Destre?

Su queste domande vanno "inchiodati" tanto i delusi del Centrosinistra quanto i tifosi di De Magistris.

Ecco perché - anche in Calabria - le "posizioni terze" che non arricchiscono la dialettica epocale (Destra/Sinistra) sono "perdenti" in partenza e, in tal modo, rischiano di far perdere tutti i calabresi.