L'INTERVENTO. Guerra, dibattiti, libertà di riunione e onore delle città

L'INTERVENTO. Guerra, dibattiti, libertà di riunione e onore delle città

Il Corriere della sera in un’intervista a Carlo De Benedetti, dice con chiarezza quanto parecchi italiani pensano. Sfronda gli allori dell’esportazione della democrazia, svelandone lagrime e sangue. Abbaglio con cui varie guerre sono state giustificate negli ultimi decenni, e variante di un’altra esportazione, quella della civiltà romana, novanta anni fa. Pone in dubbio che la NATO oggi serva ad altro che a coinvolgere i paesi europei in azioni che rispondono ad altri interessi, che non teme affermare che sono in contrasto con i nostri e con quelli di parecchi altri paesi europei, im primis la Germania. A questo riguardo dovrebbe far riflettere come la disponibilità di Zelensky a rinunciare alla Crimea sia stata gelata da Stoltenberg.

Se invece di un’intervista, Carlo De Benedetti avesse voluto fare un intervento pubblico, avrebbe potuto avere problemi. Non c’è dubbio che la politica del nostro governo non concordi con quanto egli pensa. Lungi da me pensare che il nostro Governo identifichi se stesso con lo Stato, roba di altri tempi. Però c’è chi interpreta in modo estensivo la propria posizione nelle istituzioni e ritiene che simili affermazioni non siano ammissibili.

Partiti popolari si opposero vigorosamente nel 1949 all’ingresso dell’Italia nella NATO. Scelba rimase nell’immaginario collettivo di quei partiti. Ma oggi per zittire chi abbia riserve nella NATO, gli strumenti sono diversi. Dotte precisazioni sui limiti che deve osservare un servizio pubblico forniscono la base per una censura di fatto. E poi interventi individuali che mostrano che da noi la libertà di pensiero dovrebbe, secondo alcuni, essere minore che negli Stati Uniti. Nel modello di democrazia occidentale moderna, ci fu chi ne bruciava la bandiera. La Corte Suprema ne riconobbe la liceità, per il Primo Emendamento. Decisione, anni dopo, difesa da uno dei giudici più conservatori degli ultimi cinquant’anni, Antonin Scalia. Di recente, il presidente Trump ha tentato di nuovo di metterla in discussione. Non ha potuto.

Da noi bruciare o vilipendere la bandiera è reato. Diversa sensibilità a cui un deputato al Parlamento Europeo tentò invano di opporre in Cassazione i privilegi e le immunità della sua funzione. Ma altri diritti hanno la medesima tutela costituzionale del Primo Emendamento della Costituzione di Jefferson.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.
È l’art. 17 della Costituzione. Il rispetto della stessa mi impedisce di sopprimere la z, come forse vorrebbe fare, cambiando il nome al suo comune, la sindaca di .agarolo.

Il P. C. I., sezione Monti Prenestini Casilina, aveva intenzione di tenervi una manifestazione. Per commemorare i caduti sovietici nella zona dei Monti Prenestini, affermano. Sarà vero? Non so. Problema loro. Ma sono cittadini italiani che dovrebbero poter avere la certezza che i loro diritti costituzionali sono rispettati. La sindaca tuttavia non è d’accordo: “Ci dissociamo totalmente dall'uso del nome della nostra città in quel modo” afferma. Libera di dirlo per carità. Però quando le parole si convertono in azione, non è nella sua disponibilità violentare la Costituzione. I motivi del divieto devono essere comprovati. Una settimana fa, a Milano, è stata vietata dal prefetto una marcia, ma non una commemorazione “statica” che, potenzialmente, poteva dar luogo a incidenti maggiori. Incidentalmente la marcia ebbe ugualmente luogo. E taccio il dubbio che potesse violare la XII norma transitoria e finale della Costituzione.

La notizia la leggo su uno dei maggiori quotidiani italiani. La riporta con un commento: “nel manifesto la Z di Zagarolo è la stessa diventata il simbolo dell'invasione dell'Ucraina da parte di Vladimir Putin. Simboli e messaggi sinistri nel momento in cui Mosca continua a massacrare gli ucraini sostenendo che l'"operazione speciale" è stata fatta scattare contro dei "nazisti", come lo zar definisce gli ucraini.”

Fa sorridere che il diritto di riunione e di esprimere liberamente la propria opinione lo possa limitare una sindaca forte di poco più di 3000 voti nel ballottaggio che la ha eletta.

Ma torniamo ai simboli. Gran parte della nostra stampa ha accettato la spiegazione del comandante del Battaglione Azov che la svastica non è da considerare un simbolo nazista. Però no quella che il nastro di San Giorgio non debba necessariamente essere considerata un simbolo sinistro di appoggio all’invasione russa. Lo sarà forse, lo capisco, ma la svastica qualche titolo per essere considerata sinistra ce l’ha.

Facile citazione Voltaire e il Trattato sulla tolleranza. Ma apparentemente una lettura particolare dell’articolo 17 sta acquistando cittadinanza nel PD. Il delitto d’onore sparito fortunatamente dal Codice Penale, trova un succedaneo nell’onore delle città. Un’eurodeputata si dichiara sorpresa che le autorità abbiano autorizzato una manifestazione che getta discredito su Verona, definita liricamente “città che avrebbe solo bisogno di poter elevare il proprio sguardo e misurarsi con un’Europa che continua a essere il nostro più grande e solido baluardo di civiltà, democrazia e libertà”. Spero che quando ciò accada lo sguardo abbracci anche la Campania, che alcuni veronesi non sono sicuro siano convinti che fa parte dell’Europa. Ma torniamo al punto di prima.

È stato sospeso l’art. 17? Le autorità locali, i rappresentanti eletti devono attenersi alla Costituzione o rispondere al Governo, addirittura al di là di quanto esso richieda? Si può avere riserve sulla NATO, senza, sia chiaro, essere no-vax, omofobo, terrapiattista, ultracattolico, fascista? Credevo che non fossero più i tempi di Scelba. Trovarne eredi nel PD è sorprendente.