CALABRIA. Le tenebre della politica e la luce della Chiesa

CALABRIA. Le tenebre della politica e la luce della Chiesa

GeB      di ALBERTO CISTERNA* - La Calabria oscilla tra le ombre della notte dell’illegalità e la fioca luce di un nuovo giorno che tarda ad arrivare. Quello che sta succedendo da Cosenza a Reggio, passando per Catanzaro, sembrano i lugubri falò di una politica combusta da scandali, sospetti, accuse. Nel giro di anno, o forse, meno si voterà a Reggio, a Cosenza, per il nuovo governatore, per i trenta consiglieri regionali, per il parlamento europeo. La politica calabrese si prepara a celebrare i riti di sempre, con la variante, forse, delle primarie che tanti veleni hanno sparso nei mesi scorsi.

Il presidente Renzi ha adoperato parole nuove. Il destino della Calabria è interamente nelle mani dei calabresi, senza scorciatoie o vie d’uscita. Il governo potrà fare poco o nulla per la Calabria che è chiamata urgentemente a rinnovare la propria classe dirigente per impiegare, con serietà ed efficacia, le (poche) risorse ancora disponibili.

Lo Stato centrale potrà dare una mano. Punto e basta. Da ieri, dopo Scalea, i calabresi solo un po’ più soli, un po’ più fragili. Sono soli dinnanzi alle scelte da fare e sono fragili perché non hanno molte chance a disposizione.

Possono, ad esempio, votare bene, fare scelte oculate, premiare donne e uomini nuovi che possano riscuotere la fiducia dei cittadini. Non c’è molto altro da fare. Renzi ha fatto a pezzi l’alibi della ndrangheta come ostacolo al progresso economico e sociale della Calabria. E’ un mostro terribile, ma i calabresi stanno inguaiati soprattutto per colpa di un ceto politico, in larga parte, inadeguato alle sfide. Si badi bene ci sono ottime persone nella politica calabrese, persone per bene, non è questo il problema. I tempi nuovi, tuttavia, impongono uno spirito nuovo, fantasia, immaginazione, coraggio, un pizzico di follia, cose che non di scorgono nel grigiore dei comunicati stampa e delle dichiarazioni con cui la politica calabrese condisce ogni sciocchezza che accade.

In questa stagione complessa due novità allargano il cuore, aiutano la luce del nuovo giorno a sfidare le tenebre. La nomina definitiva di Nunzio Galantino, vescovo di Cassano, a segretario generale della Cei è un evento di grande importanza per Calabria. In una stagione in cui la nuova pastorale di papa Bergoglio è al centro del dibattito morale e sociale del paese (e non solo), la scelta di un vescovo calabrese alla testa delle diocesi italiane avrà conseguenze di rilievo. Come non pensare che la chiesa degli ultimi e dei sofferenti modellata da papa Francesco non si completi con l’esperienza spirituale di un calabrese come mons. Galantino? Come pensare che proprio la tanto vituperata calabresità non abbia giocato un ruolo nella scelta del Vaticano?

E poi la notizia ancora più straordinaria che sarà mons. Bregantini a condurre le meditazioni per la via Crucis del venerdì Santo. Un evento mondiale. Il papa ha scelto lui, il vescovo che ha lasciato nella Locride un marchio indelebile. Il pastore che ha sempre creduto nel riscatto di uno dei luoghi più screditati al mondo dalla stagione dei sequestri di persona all’omicidio Fortugno, dai traffici di droga alla strage di Duisburg.

La Chiesa, ancora, una volta traccia la via e mostra segnali che sono una testimonianza. E’ l’unica realtà viva, attenta, lungimirante della regione, l’unica comunità pronta alla sfida dei tempi. Monsignor Agostino è lassù che sorride.

*magistrato