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L'INTERVENTO. A proposito delle primarie a Reggio e in Calabria - CONSUELO NAVA

L'INTERVENTO. A proposito delle primarie a Reggio e in Calabria - CONSUELO NAVA

dp        di CONSUELO NAVA* - (rep) Dopo anni di esperienze è forse giunto il momento di sottoporre a un'analisi critica l'istituto delle primarie.

In questi anni infatti le primarie sono state sottoposte solo a stress dal luogo che le ha generate

e solo per produrre aggiustamenti sulle modalità che assicuravano una migliore o peggiore quadratura tecnica di regolamenti rispetto all’obiettivo cercato. Insomma le primarie, nate dallo statuto del PD, un partito che doveva essere laico e riformista, come strumento per far crescere il “valore della democrazia” si sono trasformate a  comodo “strumento che gestisce la democrazia”. Eppure adulti e giovani, quando non sanno come uscire dalla stagnazione delle “non scelte” o da “leaderismi senza partito”, invocando lo strumento della democrazia nelle sue radici più autentiche volte a garantire la scelta, della migliore rappresentanza di un indirizzo politico dato e di una strategia idonea per raggiunger l’obiettivo del bene comune,  finiscono per cavarsela bellamente con la richiesta (finta o vera non ha importanza) di pronunciamento e scelte fittizie. Le primarie servivano così a coinvolgere la base dei partiti e della società in un processo di partecipazione vero ed organizzato, con l’intento di accompagnare nelle successive fasi elettive le scelte e la condivisione del mandato. Si sa che altro è stato, anche in Calabria, anche a Reggio Calabria.

Insomma l’equivoco sulle primarie è stato così alto e ben nutrito, che le stesse sono diventate la garanzia che ci si possa affidare alla “democrazia pubblica”, della res pubblica, dopo averla largamente negata, non esercitando il proprio mandato all’interno dei partiti e delle responsabilità dei gruppi dirigenti. Più alta è l’urgenza di dare un governo alle istituzioni, più in fretta si dovrebbe fare per non perdere tempo, ma con le primarie cosi, i partiti “prendono tempo!” ed invece che scegliere di non farle ed impegnarsi sui programmi aprono le arene degli incontri/scontri.

Eppure che lo strumento abbia superato il valore, occorrerebbe dirlo con grande franchezza, anche per come è possibile osservare i fenomeni in corso in queste settimane per le sfide alla Regione Calabria ed in città.

Nella regione e nella città della diffidenza, come atteggiamento iniziale e come effetto prodotto da una politica indifferente, le primarie, così, producono un grande effetto sulla “controdemocrazia”. Tra disincanto democratico, astensionismo e populismo di un’era da crisi di “democrazia rappresentativa” usano ancora di più il voto per legittimare posizioni e prestazioni. Niente a che fare con una vera democrazia in grado di scavalcare e ripudiare la concorrenza di contro ideali, in cui pare che debba essere il cittadino che decide di partecipare alle primarie a vivere per servire la democrazia e non quest’ultima ad esistere per servire il cittadino. Un equivoco, gonfiato a dismisura, un’interpretazione infantile e dove “la partecipazione” come prendere parte insieme non c’entra proprio nulla.

Forse, invece, sarebbe più corretto dire che per es. le primarie sono divenute lo strumento per alimentare le sfide correntizie, mentre il valore era quello di dare voce a tutti; che sono diventate il momento in cui l’autocandidatura assume un valore legittimante assoluto su qualsiasi ragione ed opportunità politica; che sono lo spazio dove partono da gran favoriti e quindi da ammessi “ad honorem” dai partiti (ormai senza denaro…) coloro i quali hanno disponibilità economiche significative;che sono lo strumento per spostare doti di elettorato, che si tramandano da tessera in tessera, da parente a parente, da amico a vicino. Che spesso sono solo il modo con cui come un boomerang si delegittimano scelte e protagonisti e si spostano i poteri sui vincitori e le rabbie della sconfitta sui perdenti.

Tutti vincono e tutti perdono comunque, una roulette russa che ti tira dalla giacchetta per farti votare in massimo 12 ore e che spesso ti chiede intanto di esserci a questo voto, poi “si vede”, sapendo che sui dati finali si scateneranno analisi, requisitorie, recriminazioni, dubbi e distinguo.

In tutto questo mi chiedo quale ruolo possa occupare la società, con i suoi giovani, le donne, le famiglie, gli anziani e la base di ogni partito, con i suoi militanti che ancora si credono, quando per esempio ad indire le primarie stesse dovrebbero essere loro stessi ed invece le primarie diventano nell’annuncio di conferenze stampa il vessillo della democrazia.  

Quale riscossa democratica sia messa in campo da cittadini e quale garanzia di valore dovrebbero dare le primarie così proposte in città  o per la regione Calabria così come sono state governate fino a ieri, dove della democrazia non hanno garantito né il pluralismo, né l’uguaglianza, né la libertà, strumenti e valori insieme di una democrazia compiuta. Che c’entrano quindi queste primarie con la democrazia ?

Le primarie dovrebbero democraticamente alimentare lo scontro tra visioni della società differente, quando mettono contro poli opposti (cdx e csx  per es.) e scegliere tra capacità più efficaci, quando mettono accanto protagonisti dello stesso schieramento. E’ accaduto spesso che nelle ricette dei candidati, le visioni dei poli opposti siano riconducibili tra di loro ed i candidati dello stesso schieramento siano uno contro l’altro.

* ricercatrice universitaria