Direttore: Aldo Varano    

Ma la Piana e l’Aspromonte resteranno nella città metropolitana? GIUSEPPE GANGEMI

Ma la Piana e l’Aspromonte resteranno nella città metropolitana? GIUSEPPE GANGEMI

mcm    di GIUSEPPE GANGEMI* -Giovedì 3 luglio si è svolto a Roma un Convegno sulle aree metropolitane, con la partecipazione dei sindaci delle principali città italiane. Il tono della mattinata, quando parlavano i sindaci delle città a capo delle aree metropolitane, sembrava essere del tipo “inchinatevi/inchiniamoci di fronte ai nuovi potenti”.

Dal convegno è emersa la forte rilevanza del conflitto tra aree metropolitane e Regioni per la gestione delle risorse, in futuro sempre più crescenti, che la nuova realtà istituzionale dovrebbe intercettare. Ma se questo è il quadro, può essere compatibile con la tranquilla trattazione del tema dell’area metropolitana di Reggio Calabria che ci ha fornito, giorno 30 maggio, su ZoomSud, il prof. Ottavio Amaro, dell’Università Mediterranea?

Secondo me, il quadro si sta rivelando molto più complesso, soprattutto per quelle aree metropolitane che non abbiano impostato adeguatamente i confini della proposta di area (al momento solo Bari e Bologna sembrano avere svolto bene i compiti a casa). Lo stesso quadro istituzionale prevede degli aggiustamenti in corsa e non pochi sindaci, per la fretta di entrare nel numero dei Comuni compresi in queste aree, hanno fatto la scelta di partire con i Comuni già d’accordo e non con tutti quelli che avrebbero voluto o dovuto coinvolgere.

Un esempio è il caso di Venezia che ha costituito la propria area metropolitana puntando su tutti i Comuni della sua Provincia e sta mettendo le mani in avanti dicendo che l’obiettivo è quello di costituire un’area più vasta che si estenda alla cosiddetta Pa-Tre-Ve (i Comuni delle province di Padova, Treviso e Venezia). Sarà possibile? Si frapporranno veti incrociati? Il piano di massima c’è, ma sul come implementarlo le idee non sono ancora chiare.

La proposta di area metropolitana di Reggio Calabria si fermerà al territorio già interessato (Reggio Calabria più altri 96 Comuni) o si estenderà? E se si, in che direzione? La storia politica più recente, e il gran parlare che si è fatto nei decenni scorsi sull’area dello Stretto, ci indica una via di sviluppo. Ma questa presupponeva un accordo tra Reggio, Villa San Giovanni e Messina e pochi altri Comuni intorno (da Bova fino a Santa Trada?). La scelta di estendere l’area metropolitana alla Piana di Gioia suggerisce, a mio avviso, una direzione diversa.

Da uomo dell’Aspromonte vedo con perplessità un’area metropolitana che inglobi la Piana di Gioia Tauro e metà della montagna d’Aspromonte. Ancora più perplesso mi lascia la considerazione del prof. Amaro che individua nel Parco Nazionale dell’Aspromonte una “enorme potenzialità” dell’area metropolitana quando constato che solo una parte dei Comuni nel Parco viene incluso nell’area. Che senso ha spaccare in due blocchi di interessi conflittuali i Comuni del Parco d’Aspromonte? Ha senso solo se si vuole distruggere il Parco, non se lo si vuole far diventare una risorsa.

Il Parco avrebbe dovuto crescere in autonomia, trasformarsi in un motore di una identità montana che è esistita sin da prima che la Calabria assumesse questo nome. E la voce che più spesso sento dire, parlando con gli uomini della montagna, è la seguente: il Parco potrebbe essere una grane opportunità di sviluppo per la Calabria, se riuscisse a sottrarsi alla politica del divide et impera che il capoluogo di provincia, Reggio, opera da sempre nei suoi confronti.

La montagna, a mio avviso, va letta alla luce di una storia antica. È quella della Calabria bizantina che ci viene raccontata nella Chanson d’Aspremont. Nel IX secolo, i Saraceni cercavano di costruire una testa di ponte per andare oltre la Sicilia e risalire la penisola (che chiamavano Terra Lunga). Provarono a conquistare la Calabria ed erano riusciti a conquistare Reggio (che allora si chiamava Risa), i dintorni e la Piana di Gioia (che i latini chiamavano Planitiae Sancti Martini). Più o meno la zona dell’attuale area metropolitana. Si resero subito conto che quelle condizioni erano troppo precarie e pensarono di estendere il loro controllo alle zone costiero dello Ionio. Dopo ulteriori grandi sforzi militari, conquistarono le attuali Siderno, Locri, Bovalino, Caulonia, Gioiosa Ionica, Marina di Gioiosa, Ardore, Bianco, San Luca, Gerace, etc. Ci riuscirono, ma non fu sufficiente a neutralizzare la montagna (al tempo più popolata delle zone costiere e piena di indomiti guerrieri). E allora, per sentirsi più sicuri, i Saraceni decisero di circondare la montagna con un muro. La storia dice che nemmeno il muro fu sufficiente: dopo due grandi battaglie i montanari liberarono la Piana e la città di Risa.

Parabola significa: anche se la montagna non è più quella di una volta; anche se è più povera e scarsamente popolata; è ancora terra irta di pericoli per chi non la conosce e non la capisce. Tredici secoli fa sono stati i Saraceni a illudersi di tenerla sotto controllo. Adesso, come è stato detto al convegno di Roma, rischiano di illudersi quanti, come i politici reggini, ignorano che le scelte operate per definire i territori di queste aree, per almeno venti anni, saranno fonti di conflitti molto duri tra aree metropolitane e Regioni e tra Comuni dentro le aree e Comuni fuori.

Concluderei con alcune domande, semplici, forse banali: quali strategie sono state previste dalla classe politica reggina (quella che uscirà vincente dalle prossime elezioni) per calmierare i conflitti tra Comuni del Parco Nazionale che sono dentro e Comuni che ne rimangono fuori? Quali sono state previste per la zona costiera della ionica da Bova Marittima a Riace? Cosa è rimasto del progetto dell’area dello Stretto?

Reggio Calabria non è, a differenza di tutte le altre città guida delle aree metropolitane, un Comune capoluogo di Regione (debbo ricordarlo, ma non vorrei risuscitare memorie dolorose). È solo il Comune più popoloso e, per quanto importante, non è così determinante, nella Regione, quanto Venezia in Veneto, Milano in Lombardia, Napoli in Campania, etc.

Reggerebbe il sistema di potere che si va a costituire con l’area metropolitana di Reggio a una coalizione contro costituita dalle altre Province più metà della quasi ex Provincia di Reggio?

*Ordinario UniPD – Dipartimento Scienza della politica