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CALABRIA. Il Pd tra confusione e rotture. Si lavora a ricucire, ma nessuno sa come andrà a finire

CALABRIA. Il Pd tra confusione e rotture. Si lavora a ricucire, ma nessuno sa come andrà a finire

canale oliveriodi ALDO VARANO - Si chiama eterogenesi dei fini. Si realizza quando si lavora ad un obiettivo e si arriva esattamente al suo contrario. Per esempio, Magorno. Dice sempre di lavorare all’unità del Pd a cui sembra tenere “più della pupilla dei suoi occhi”. Ma il Pd in questo momento, lui segretario, è a pezzetti. Con un’aggravante: le ipotesi si inseguono una via l’altra ma nessuno sa come andrà a finire.

Fatto un giro di telefonate (solo tra esponenti autorevoli) si scopre che prima il problema erano i renziani, un insieme di tribù malconfederate. Ora sono spaccati anche i cuperliani. Loro dicono che la rottura sarà evitata e preferiscono si parli di “sofferenza” e che resteranno uniti, che Canale non è alternativo a Oliverio, e che stanno ragionando su cos’è meglio fare. Ogni gruppo ha a Roma uno sponsor di riferimento che viene tirato in mezzo. La sensazione è che dalla Capitale, qualche disincantata telefonata a parte per accontentare chi chiama, non sappiano esattamente come fare col puzzle Calabria. Una volta c’era solo Guerini. Poi è arrivato anche Lotti. Ma nel turbinio di nomi compaiono anche Roberto Speranza, Orfini, e altri leader.

Il guaio è che a secondo del renziano o cuperliano calabrese con cui si parla, il contenuto delle telefonate, che tutti giurano di aver fatto pressoché in esclusiva, cambia in modo radicale. Ufficialmente tra i cuperliani le dichiarazioni sembrano distensive. La riunione di Lamezia acquista di volta in volta tinte e importanza decisamente diversa. C’è chi sostiene che mancavano solo i cosentini, che si sarebbero quindi isolati. E chi ribatte che su 140 componenti cuperliani della direzione calabrese a Lamezia erano una trentina al massimo e non tutti per chiedere a Oliverio di ragionare. Fatto è che la riunione è stata sospesa e aggiornata per una pausa di riflessione. Perché Oliverio capisca che se salta Canale non si torna a Oliverio contro un renziano ma dalla Capitale azzerano tutto e i cuperliani fanno la parte di muoia Sansone con tutti i filistei? Oppure per trovare una soluzione che faccia uscire i cuperliani dal rischio di rotture definitive tenendo ferma l’impostazione che fin qui ha tenuto?

Le scuole di pensiero che si fronteggiano sono parecchie: nessuna disinteressata, tutte nate dentro il Pd. Una delle più autorevoli sostiene che Renzi potrebbe azzerare tutti gli organismi calabresi, optare per la Lanzetta (o Callipo o una donna giovanissima come la on. Covello) e imporre che nessuno dei consiglieri regionali uscenti sia ricandidato: insomma una scelta simbolica e radicale. Un’altra tesi dice che Oliverio sarebbe in forte riflessione e potrebbe capire che se non sposa Canale indebolisce i cuperliani senza peraltro ottenere nulla. C’è una terza ipotesi: che Canale dica no, ma il problema è che è difficile bocciare una proposta che per i cuperliani è una grande occasione e, per di più, finire spaccati. Canale è probabile sia stato proposto strumentalmente, ma ora che la proposta c’è serve una giustificazione politica forte per dire picche.

E nella grande confusione sotto il cielo calabrese potrebbe anche finire che Roma decida di non metterci la faccia con un algido: se la sbroglino loro. In fin dei conti Guarini non ha garantito che il 21 si svolgeranno le primarie come da regola?