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REGGIO. Diritti civili, tolleranza e attrattività: un'opportunità per cambiare

REGGIO. Diritti civili, tolleranza e attrattività: un'opportunità per cambiare

rto     di DARIO MUSOLINO* - Cos’è che rende una città moderna, dinamica, e sviluppata, dal punto di vista economico e sociale? Le città sono una materia terribilmente complessa, come ci insegnano urbanisti, pianificatori, geografi, economisti, e studiosi e specialisti di varie estrazioni. Tanti elementi, tanti fattori, infatti, si intrecciano e contribuiscono alla sviluppo delle città. E però ci sono dei temi che oggi più di altri segnano in quale direzione una città deve andare per svilupparsi. Le smartcities, per esempio, una parola molto appealing e di moda, ci suggeriscecome l’intelligenza dei sistemi, nel campo della mobilità, delle comunicazioni, dell’ambiente e dell’efficienza energetica, sia oggi uno degli aspetti più importanti su cui lavorare per lo sviluppo delle città. Un altro tema poi è l’attrattività.

In un’epoca in cui persone, imprese, capitali, talenti, creativi, studenti, si muovono in quantità e con frequenza sempre più elevata, le città capaci di attrarre e/o di trattenere risorse (umane, fisiche, imprenditoriali, ecc.), sono quelle destinate ad essere più competitive e sviluppate, e vincenti.

L’attrattività di una città si nutre di tanti fattori. Di servizi pubblici efficienti, per esempio. Di opportunità occupazionali e di un mercato del lavoro vivace. E poi si nutre, al giorno d’oggi, di apertura. Diversi studiosi sottolineano come oggi ad essere attrattive sono in particolare le società aperte. Società aperte culturalmente, etnicamente, socialmente, mentalmente. Quindi, società tolleranti.

Una città aperta, tollerante, attrae più agevolmente persone di provenienza etnica, di matrice sociale e culturale, di orientamento sessuale, diverso. E se attrae persone, talenti, creativi, attrae anche imprese (jobsfollowpeople, diceva qualcuno…). Una città chiusa, invece, poco aperta, poco tollerante, è poco attrattiva. E, pur economicamente forte, se priva di apertura socio-culturale rischia di vedere indebolita alla lunga la sua condizione di vantaggio.

Anni orsono Florida e Tinagli, noti esponenti di questa scuola di pensiero (Florida ha coniato il concetto di “classe creativa”), hanno applicato la teoria delle tre T (Talento, Tecnologia, Tolleranza) all’Italia, esaminando i dati a livello provinciale. Nello studio hanno osservato come esiste una correlazione tra il livello di tolleranza di un’area (hanno elaborato a questo scopo il cosiddetto “gay index”), e rispettivamente la presenza di industrie tecnologiche e di talenti. Ed hanno anche notato come esiste una correlazione tra questi indici e il livello di sviluppo economico. Queste correlazioni erano state dimostrate in precedenza anche per altri paesi (vedi, per esempio, Stati Uniti).

Cosa significa questo, che la presenza di persone omosessuali, deterministicamente, porta alla crescita economica di un’area? Non proprio. Ma significa semplicemente che in aree più aperte esiste un clima socio-culturale più favorevole, accogliente, verso tutte quelle categorie di creativi che oggi costituiscono la spina dorsale delle industrie e dei servizi più avanzati. Cioè, quei settori che oggi creano maggiore valore aggiunto e ricchezza. Florida e Tinagli hanno poi osservato che in Italia emerge, anche in questo caso, un divario Nord-Sud (Nord più aperto, Sud più chiuso), per quanto nel Sud ci sono eccezioni interessanti, come Catania (e si consideri che lo studio è un po’ datato – 2005 - , magari oggi emergerebbero anche altre città meridionali…).

Reggio è evidentemente lontana da certi modelli di città, italiani e stranieri. E’ una città che oggi attraversa forse uno dei momenti più difficili della sua storia. Ci sono problemi molto gravi, enormi. Il problema della gestione dei rifiuti, dell’acqua, della legalità, le crisi occupazionali. E ci sono quindi delle priorità da affrontare.

Ma forse è proprio in questa fase che la città, se vuole ambire a uscire da questa situazione, e se vuole mettersi sulla strada seguita dai modelli di città vincenti, deve risolvere non solo le sue più drammatiche criticità, ma deve dare una svolta più ampia, in senso sociale e culturale. Leggere quindi cosa si sta organizzando a Reggio in questi giorni, il Calabria Pride il 19 Luglio, e tutti gli eventi connessi, è una notizia tutt’altro che trascurabile. E non a caso alcuni organi di stampa gli stanno dando il dovuto risalto.

E’ un evento che fa onore innanzitutto al coraggio di chi organizza, perché evidentemente Reggio non è un contesto facile. E che rappresenta una ventata di novità, freschezza, modernità, nel panorama reggino e calabrese. E poi è una grande opportunità di cambiamento. Se proprio la città “ultima della classe” potrà contribuire a scardinare i luoghi comuni che insistono sul Sud, se Reggio inizia a diventare città un po’ meno chiusa, più tollerante e aperta, allora sarà un fatto importante per la città stessa, per il suo sviluppo sia civile che socio-economico. E sarà un segnale notevole che essa proietterà all’esterno. Sono anche questi i passaggi che oggi possono permettere di ricostruire e rivitalizzare la realtà, e l’immagine, della città, e portarla fuori dalla situazione in cui è drammaticamente, e pericolosamente, caduta negli ultimi anni.

*Ricercatore CERTeT-Bocconi