Direttore: Aldo Varano    

LA POLEMICA. La Calabria e il renzismo che non c’è

LA POLEMICA. La Calabria e il renzismo che non c’è

rr      di ALDO VARANO - Il Pd calabrese è incartato. Incapace di prendere una decisione per uscire dalla trappola in cui Magorno l’ha ficcato. Per un partito nel mezzo della tormenta bisogna avere rispetto. Ma anche il Pd ha l’obbligo di rispettare l’intelligenza e l’opinione pubblica calabrese che, checché se ne pensi da qualche parte, non ha tre buchi al naso: vede, ragiona, capisce.

Ora siamo arrivati al nodo: non per merito di Magorno o dei (c.d.) renziani ma perché incombono le scadenze e il Pd non sa che pesci prendere. Per questo invece di annunciare una decisione che sia una (un candidato renziano, la raccolta di firme per Canale o di chi altro vogliono) arriva la notizia che giovedì

dovrebbe svolgersi a Roma, con Guerini, una riunione ristretta e riservata dei notabili (c.d.) renziani per decidere cosa fare. Assieme a questa notizia ne trapela un’altra: i renziani non vogliono lo svolgimento delle primarie. I (c.d.) renziani sono uniti e tassativi solo su questo: niente primarie se non con un candidato unico, altrimenti, diranno a Guerini, meglio un intervento d’autorità (autoritario) di Renzi perché scelga un candidato da prendere o lasciare e chi s’è visto s’è visto.

Su questa deriva i (c.d.) renziani non dicono nulla né la giustificano. Li capisco: per loro questa scelta è un atto dovuto la cui logica drammaticamente elementare è stata ripetutamente spiegata dal nostro giornale: i (c.d.) renziani in Calabria non esistono. Hanno la maggioranza ma è formata da tanti capitribù (cacicchi) con interessi spesso tra loro conflittuali.

I (c.d.) renziani sono uniti in modo granitico solo su un punto: impedire che le logiche del rinnovamento, ma qui servirebbe la rottamazione, su cui è cresciuto in Italia il fenomeno Renzi si affermino in Calabria. Il punto strategico dell’accordo che ha eletto Magorno segretario (copia conforme dello sciagurato accordo di Caposuvero) è scongiurare l’arrivo di un renziano vero che per prima cosa dovrebbe impegnarsi a far fuori i (c.d.) renziani calabresi.

La controprova è che non hanno mai candidato nessuno se non Canale, che (c.d.) renziano non è, con la clausola furba del candidato unico ideata perché Canale non passasse come dimostra il fatto che non si è mai tentato di avviare sul serio una raccolta di firme per sostenerlo e con cui sfidare Oliverio. I (c.d.) renziani sono in buona fede? Possono dimostrarlo: raccolgano le firme per Canale o chi dicono loro e si affidino al confronto e alla sfida con Oliverio. Altrimenti, non facciano perdere tempo ai calabresi.

Pasticci e imbrogli volgono al dramma. Il Pd ha alle spalle 4 anni di commissariamento (Musi e D’Attorre) e montagne di lamentazioni contro quel periodo. Ora il Pd è diventato maggiorenne e si è dato gli organismi che hanno deciso i calabresi che hanno incoronato i (c.d.) renziani. Magorno e un altro gruppo di notabili vogliono chiedere a Renzi di azzerare segretario e organismi dirigenti invocando un commissariamento e la scelta di un candidato unico? Pensano veramente, dopo un gesto del genere di avere le carte in regola e il prestigio necessari per chiedere la fiducia dei calabresi?