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PRIMARIE PD. Roma decide Callipo: per cambiare o per sacrificarlo? VARANO

PRIMARIE PD. Roma decide Callipo: per cambiare o per sacrificarlo? VARANO

mrgc       di ALDO VARANO - I renziani calabresi, con un insopportabile ritardo privo d’innocenza, hanno deciso chi scenderà in campo per le primarie che decideranno il candidato Governatore. C’è chi sussurra d’aspettare in attesa di altri colpi di scena: ora, a bocce ferme, potrebbe spuntare il mitico candidato di superamento. Voci improbabili che mescolano residue furbizie e scenari fantasiosi, anche se in politica e in Calabria i punti fermi sono sempre provvisori.

E’ Gianluca Callipo, giovanissimo sindaco che sta operando in una zona difficile della Calabria, discendente di una famiglia che da oltre un secolo produce ricchezza e lavoro anziché papparsi contributi e chi s’è visto s’è visto. E’ un segno buono e forse per questo si infittiscono le voci che la svolta sia romana e non calabrese. I silenzi dei big renziani a 48 ore dall’incoronazione romana di Callipo (l’autonoma capacità di decisione in Calabria è zero), confermano che il prescelto è emerso dalla paralisi prodotta dai poteri contrapposti dei big renziani. Certo, arriveranno anche i complimenti e i vengo anch’io man mano che ci si renderà conto di una possibile vendetta romana per questo mare d’indifferenza. Ma le cose cambieranno di poco.

Alla Calabria non resta che sperare. Per fortuna spesso il nuovo nasce dagli errori macroscopici e involontari del vecchio che col tempo perde lucidità. Chi non ricorda la richiesta di nuove tasse della monarchia francese conclusasi col rotolare della testa dell’ultimo dei Luigi? Anche Callipo potrebbe vincere grazie all’errore dei big che non sono riusciti a trovare un accordo tra loro.

Ma come che stiano le cose, bisognerà ora capire se Callipo è veramente il segno di una svolta e di una decisione di cambiamento reale in Calabria o è soltanto l’ultima vergine da immolare sull’altare ingordo dei gruppi del renzismo calabrese impegnato a impallinare qualsiasi ipotesi e speranza di reale cambiamento.

Ma procediamo con ordine. Il renzismo calabrese s’è giocato tutto sul trucco del “candidato unico”, apparso fin dall’inizio funzionale a progetti poco trasparenti e comunque mai esplicitati. La clausola “candidato unico”, elevata ad asse strategico in presenza della già nota e radicata candidatura di Oliverio, ha in realtà assegnato ab inizio al presidente della Provincia cosentina il pallino di qualsiasi scelta. Ogni tanto Magorno faceva filtrare una proposta mai ufficiale (magistrati, ministre, proprietari di Smart e altre vaghezze simili) e aspettava che Oliverio buttasse giù il birillo. Anche Canale, unica proposta esplicita, è stata ancorata al “candidato unico”, e s’è aspettato che andasse giù mentre i renziani, che quella clausola l’avevano accettata e/o imposta, riscaldavano i motori per scendere in campo: elementare Watson!

Poi è andato qualcosa di storto a Roma. Giornali e osservatori hanno iniziato a svelare il trucco e per impedire lo sputtamento è spuntato Callipo. Ottimo. Scelta chiara e poco importa come sia nata. Si opta per il simbolismo di un giovane fresco e fuori dai giochi e dai meccanismi del potere scommettendo sull’irruzione dell’opinione pubblica che stracci i vecchi riti che ingessano il Pd e sconvolga i rapporti di forza al suo interno. Più o meno come è accaduto a Renzi che proprio grazie alla sua radicalità ha incrociato gli umori del paese.

Ma se è questa la scelta, come si spera per il Pd, Roma e anche Callipo devono sapere che da sola non basta. Se ci si ferma, il giovane renziano verrà fatto a pezzetti per essere chiuso in tante scatolette. Se la scelta è simbolica e annuncia un’epoca veramente nuova si vada fino in fondo: prima delle primarie e non dopo Roma e Callipo annuncino un rinnovamento radicale intanto del gruppo uscente del Pd alla Regione e si annunci che il nuovo ispirerà anche i prossimi gruppi parlamentari di Camera e Senato. Solo in questo quadro Callipo diventerà credibile e smetterà i panni di vittima sacrificale. Nessun giovanilismo, né rivoluzioni generazionali. Ma chi sta dentro le istituzioni da dieci anni, se è questa la situazione in cui la Calabria si trova, forse non è riuscito a fare un granché.

Nessuno in Calabria darà credito a un isolato gesto di rinnovamento. I calabresi l’hanno visto mille e una volta. E sono stati sempre delusi e fregati. Non serve un gesto ma una intera strategia di rinnovamento per diventare credibili.