Direttore: Aldo Varano    

SONDAGGI E PASTICCI. Il Pd, le primarie e i due Callipo. VARANO

SONDAGGI E PASTICCI. Il Pd, le primarie e i due Callipo. VARANO

sep        di ALDO VARANO - Non è difficile immaginare Guerini mentre felice si strofina le mani appena riceve il sondaggio fatto da Swg (la cui capacità scientifica è fuori discussione) tra l’11 e il 13 luglio. La Calabria è così renziana che di più non si può. Vince, ubbidendo allo schema Matteo, il candidato più giovane: Gianluca Callipo. Sbaraglia la Lanzetta simbolo di legalità. Sconfigge la signora Ferro, amministratrice del Cdx apprezzata da tutti. Pialla lo stimatissimo (e non vecchio) Canale che è sulle pagine dei giornali calabresi da anni. Sgomina il vecchio Oliverio che ha calpestato tutte le pietre della Magna Graecia e della Sila.

Avrà impiegato pochi minuti il braccio destro del presidente del Consiglio per calare Gialuca Callipo come asso di briscola per chiudere la partita interna al Pd e quella coi calabresi. Non era obbligato, il povero ex sindaco di Lodi, a sapere che quaggiù in Calabria esiste un Callipo (il re del tonno) che è conosciuto mille e più volte del suo lontano parente per essere stato presidente calabrese di Confindustria, candidato governatore (in nome della legalità e del rinnovamento) con una concentrazione né di Cdx né di Csx. Presidente di una squadra di pallavolo di fama nazionale. Un Callipo che per giunta, proprio nei giorni precedenti il sondaggio aveva furoreggiato sui giornali chiedendo legalità, rinnovamento, esperienza.

Guerini non aveva l’obbligo di sapere tutte queste cose. Ma i dirigenti regionali del Pd, da Magorno in giù, le sapevano benissimo e avevano l’obbligo di informare la Swg che sul territorio da testare insisteva una omonimia significativa che, per garantire precisione scientifica al sondaggio andava segnalata ai sondaggisti. Spiegano esperti e sociologi: tocca al committente segnalare l’omonimia perché tra le domande degli intervistatori ne figuri una da cui si capisca se l’intervistato quando risponde sa di chi si sta parlando e non lo confonde con un’altra persona. Certo, nelle domande c’è il nome Gianluca ma i calabresi non hanno l’obbligo di sapere e ricordarsi, durante l’intervista telefonica che dura una manciata di minuti, che Callipo si chiama Filippo e non Gianluca.

Sia chiaro, nessuno sostiene che il pasticcio sia stato cercato e voluto. E’ evidente che abbagli, imbrogli e depistaggi sono stati involontari, dovuti a superficialità e ignoranza, come sempre più spesso accade in questa regione dove tutto è in crisi e un’incapacità diffusa spadroneggia. Ma questo non cambia il fatto che il danno politico che il Pd ha fatto al Pd sia gigantesco. Una caduta di credibilità e un Pd col candidato renziano alle primarie che con altissima probabilità è stato scambiato con un suo illustre lontano parente. Un affronto che il giovane Callipo non meritava e soprattutto un’umiliazione per gli altri candidati testati che, per l’omonimia non segnalata e quindi non trattata scientificamente, si sono visti attribuire valori sballati spacciati per scientifici. Se si tiene poi conto che nel calcolo generale le differenze non sono oceaniche si capisce che il Pd ha scelto e proposto su uno schema di niente mischiato col nulla.

Ora servirebbe coerenza candidando Filippo Callipo alle primarie per poi vincere sulla signora Ferro, come da sondaggio. Arriverà invece un diluvio di giustificazioni, distinguo, reazioni arroganti, alzate di spalle, silenzi e chissà che altro e nessuno, com’è accaduto fino ad ora, sarà chiamato a pagare il conto.