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Ms. MOROSINI. Si attacca la Chiesa per nascondere il fallimento della lotta alla ‘ndrangheta. SCARPINO

Ms. MOROSINI. Si attacca la Chiesa per nascondere il fallimento della lotta alla ‘ndrangheta. SCARPINO

pfem       di GUIDO SCARPINO - Giuseppe Fiorini Morosini, vescovo di Locri-Gerace dal 2008 al 2013 e superiore generale dell'Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola per due mandati (1994-2006), è attualmente arcivescovo di Reggio Calabria-Bova (succeduto a Vittorio Luigi Mondello).

Con lui abbiamo riflettuto

a trecentosessanta gradi sui grandi temi di attualità che in Calabria coinvolgono la Chiesa.

I Vescovi e la Chiesa, soprattutto in Calabria, finiscono molto spesso nel mirino di determinati settori della politica di sinistra ma anche di esponenti di spicco della magistratura amanti della esposizione mediatica. Qual è secondo Lei la chiave di lettura di tale constatazione, peraltro facilmente desumibile da un’attenta lettura quotidiana dei giornali?

 Non si può negare che la Chiesa oggi sia bersaglio continuo di attacchi da parte di forze anticlericali e anticristiane per screditarla. La ragione è chiara: essa è rimasta l’ultimo baluardo dei valori forti dell’uomo, tutti oggi contestati. Pensiamo alla pedofilia: solo il 2 per cento dei pedofili nel mondo appartiene al clero cattolico. Eppure a livello mondiale si è parlato solo della pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica, con una campagna mediatica intensa e vergognosa. Chi ha mai parlato del restante 98 per cento? Chi mai ha puntato il dito sul turismo sessuale? Per quanto riguarda la ‘ndrangheta, appare chiaro che da quando si parla di zona grigia si cerca di trascinarvi dentro la Chiesa per scaricare su di essa il fallimento di questa fase della lotta anti ‘ndrangheta. Non sono solo io che parlo di fallimento. Il dottor Cantone ha detto che è necessario passare alla seconda fase: uno Stato che non solo reprime ma anche che promuove. A Locri l’ho sempre affermato: se lo Stato non manifesta il suo volto amorevole, promuovendo lavoro, cultura, sport, curando l’ambiente, le strade, ecc, non riuscirà mai ad estirpare la ‘ndrangheta. Poi mi lasci dire: le polemiche sulla connivenza tra Chiesa e ‘ndrangheta si riducono a 5 o 6 casi di preti viventi. Intorno ad essi hanno imbastito libri e dibattiti. Uno di questi preti citati è stato l’altro giorno assolto dall’accusa di mafia. Perché non si parla mai di rapporti che altri esponenti dello Stato hanno con essa? Ce ne sono diversi sotto processo e in carcere. Mistero. Solo la Chiesa deve sentire il problema. Anticlericalismo puro.

Qual è il Suo punto di vista personale sulla ormai nota vicenda dell’”inchino” durante alcune processioni?

 E’ una espressione di subcultura, deprimente. Bisogna lavorare molto perché il livello culturale cresca nella massa dei cittadini. La lotta alla mafia parte da lì e dalla riscoperta di una religiosità autentica che non sia fanatismo, come è spesso quello che sta dietro la devozione ai santi e alle processioni. La religiosità vera è altra cosa che fanatismo religioso.

Di cosa hanno bisogno la Calabria ed i calabresi per risorgere, quindi per una inversione di tendenza rispetto agli ultimi decenni, soprattutto in riferimento alla malapolitica ed al malaffare in genere, ma anche alle collusioni eccellenti ed alla clientela?

E’ necessario credere nel cambiamento; essere disponibili al protagonismo, sacrificandosi di persona; non cedere alla malapolitica per interessi personali, ma lottare per il bene comune, scommettendo sulle risorse della nostra terra.

 “Se la Chiesa segue il suo Signore, esce da sé stessa, con coraggio e misericordia: non rimane chiusa nella propria autoreferenzialità”. Sono parole di Papa Francesco. Condivide?

La Chiesa è per vocazione missionaria. Noi abbiamo una visione di essa legata ancora a quella religiosa di massa, che è ormai finita. Anche in Italia bisogna parlare di cristianesimo come di una minoranza, che è chiamata ad annunciare il Vangelo. Anche nei nostri paesi al Sud il vero cristianesimo è di pochi. Questa minoranza annuncia con coraggio perché sa che deve andare controcorrente nei confronti del pensiero dominante. Annuncia con misericordia, per il Dio che annuncia è il Padre infinitamente buono.

Prendendo spunto dal tema tratto dalla Regola di San Francesco di Paola (“ogni uomo sia accolto con cuore gioioso e volto sereno”) circa la necessità di riscoprire la bellezza del vivere la vita buona del Vangelo, quali consigli sente di rivolgere alle giovani generazioni, in Calabria, molto spesso penalizzate dalla disoccupazione e dalla mancanza di prospettive e sviluppo?

E’ difficile consigliare quando non si vivono i problemi sulla propria pelle. Comunque i giovani, se vogliono rimanere in Calabria e non emigrare, devono sognare il loro futuro in relazione ai reali bisogni e potenzialità delle nostre Regioni (agricoltura, turismo, artigianato…). Bisogna imparare a cooperare ed a rischiare. Infine bisogna scommettere sempre sulla moralità, nonostante si debba andare controcorrente. Se una cosa è immorale, non va fatta, anche se ci perdiamo qualcosa economicamente.

In Italia, si divorzia e ci si separa sempre di più. Secondo Lei chi e come può operare per mettere un freno alla sempre crescente crisi della famiglia? Che consiglio offrirebbe a una giovane coppia di fidanzati che sta per convolare a nozze?

La crisi delle famiglie è espressione della grande crisi di valori che sta vivendo la nostra società. Questa crisi si ripercuote inevitabilmente sulla famiglia. Bisogna fondare la vita di coppia sul rispetto della dignità della persona e sulla decisione di non cercare la propria felicità, quando questa attenta alla felicità dell’altro.

La politica nella Chiesa e la Chiesa nella politica?

Nella storia della Chiesa l’evangelizzazione è andata di pari passo con la promozione umana. Gesù stesso ha dato i segni della sua messianicità attraverso le guarigioni. In questo senso la Chiesa fa politica, deve farla. Deve occuparsi dell’uomo e dei suoi problemi. Non può fare politica quando essa significa meschino gioco di potere. Quanto alla politica nella Chiesa non c’è da scandalizzarsi. La Chiesa è fatta di uomini che non la pensano tutti allo stesso modo. Da qui le varie tendenze, i vari partiti, le varie cordate. Non c’è da stupirsi. Anche ora nella Chiesa esistono differenti gruppi di pensiero. Meglio così.

*Questa intervista, firmata da Guido Scarpino, è stata pubblicata sul Garantista della Calabria del 2 agosto e viene qui riproposta con l’accordo della direzione di quel quotidiano che zoom sud ringrazia.