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Gioia Porto. ZES, senza una seria correzione resteranno tutte chiacchiere

Gioia Porto. ZES, senza una seria correzione resteranno tutte chiacchiere

Porto      di FRANCESCO RUSSO - La Zona Economica Speciale (ZES) a Gioia Tauro è il mezzo per passare dal deserto attuale, che si ha appena fuori dal porto, a un polo competitivo a livello internazionale.

Polo di riferimento per le grandi multinazionali, così come è oggi il porto di Gioia per le grandi compagnie di navigazione.

Per riempire la ZES di contenuti togliendola dalle fumosità, bisogna quindi fare una legge, e bisogna ottenere il via libera dall’UE.

I passi principali la ZES li ha svolti tra il Settembre 2012 e il Giugno 2013.

Lo spunto è partito da un rapporto di Assologistica del Maggio 2012 in cui sono indicati gli elementi che determinano la minore competitività dei porti della sponda nord del Mediterraneo rispetto a quelli della sponda Sud.

Assologistica sottolinea che bisogna rimuovere le disomogeneità del costo del lavoro e della tassazione sui vettori, nonché il peso delle accise sull’energia rispetto al Nord Africa.

Ma una cosa è la ZES in teoria, ed un’altra è la legge proposta dalla Giunta Regionale, fatta propria dal Consiglio Regionale della Calabria, poi incardinata al Senato, e proposta alla Camera con l’estensione territoriale a tutte le Regioni Convergenza (Giugno 2013).

La legge ha aspetti positivi ed aspetti negativi. L’approvazione piena senza modificazioni in ogni passaggio, più che garantirne la bontà, segnala la paura di essere additati come nemici della ZES.

Proviamo quindi a separare in due parti la legge.

C’è una parte buona, cruciale, che è quella che tratta gli aspetti economici e finanziari della ZES: il regime delle imposte sui redditi (IRES) e delle imposte sulle attività produttive (IRAP), il regime IMU e quello TARSU, i contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente.

C’è una parte dubbia, che è quella che riguarda la gestione della ZES, affidata ad un soggetto giuridico di capitale misto pubblico-privato, promosso dalla Regione Calabria. Alla Regione spetta la Presidenza degli organi direttivi. A questo nuovo soggetto, viene assegnata la gestione della ZES, ma, dice la legge, “fermo restando le competenze che la normativa nazionale e comunitaria attribuiscono all’Autorità doganale o altre Autorità”.

Quindi si istituisce un nuovo soggetto e gli altri rimangono tutti? E il nuovo soggetto ha anche competenze amministrative?

Insomma a fronte di chiarezza nei confronti delle imprese che si insediano e nei confronti di quelle già presenti, c’è il rischio di un altro carrozzone?

Questo genera un formidabile paradosso.

Supponiamo che l’UE accetti tutta la struttura di gestione, tanto non implica aiuti di stato, e respinga tutti gli aspetti economici e finanziari.

Certo è un caso estremo, ma possibile.

Il risultato quale sarebbe? Ognuno ci pensi.

Quale degli aspetti economici è irrinunciabile? La risposta può venire solo da un’analisi approfondita dell’impatto economico.

I grandi porti europei hanno analisi disaggregate dell’impatto economico delle attività connesse con il porto, svolte con metodi quantitativi, pubblicate, ed accessibili a tutti: in UE da Algeciras ad Anversa, ed in Italia da Trieste a Genova. Quella di Algeciras è pubblicata addirittura da Springer.

L’ultima analisi sul porto di Gioia è quella fatta dal Commissario straordinario nominato da Prodi e Bianchi.

A cercare nel web, sulla ZES sembra che né la Regione, né l’Autorità Portuale abbiano prodotto analisi di impatto economico, e men che meno sulla struttura di gestione. Da Giugno 2013 ad oggi ne è passato di tempo, avrebbero potuto approfondire gli aspetti economici e gestionali.

Non può esser certo una Giunta FF a fare quello che la Giunta regionale non ha fatto. E non lo farà il Commissario straordinario dell’autorità portuale, dato che non lo ha fatto il Presidente.

Possibile che dopo Prodi e Bianchi, bisogna ancora trovare un Presidente ed un Ministro che operino nell’interesse del futuro di Gioia? Del più grande porto transhipment d’Italia?

“Si crei una Zona Economica Speciale (ZES) attorno al Porto, in cui per un periodo di tempo predefinito vengano rimosse le disomogeneità del costo del lavoro, le disomogeneità della tassazione sui vettori, il peso delle accise su energia rispetto al Nord Africa.

Nell’ambito della ZES, siano chiari e trasparenti i vantaggi immediati per chi si insedia: abbattimento dei diritti doganali, delle imposte dirette e/o indirette, degli oneri sociali, etc.”