Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. Lo scontro nel Pd: ha vinto Oliverio, Magorno, o...? VARANO

L’ANALISI. Lo scontro nel Pd: ha vinto Oliverio, Magorno, o...? VARANO

mag       di ALDO VARANO - E finalmente i due duellanti Magorno e Oliverio (che per anni hanno deciso le mosse politiche guardandosi da lontano tanto era consolidato il loro comune sentire) dopo gli scontri furiosi degli ultimi mesi, hanno sottoscritto insieme un documento firmato anche dalla

Serracchiani e da Callipo. Momento buono (apparentemente) per capire chi ha vinto e chi ha perso tra i due. Ma le cose sono più complicate. Vediamo perché.

UNO. Il documento a quattro firme (Serracchiani, Magorno, Oliverio, Callipo) sembra la quadra del Pd. Invece, a guardar meglio, è soltanto la continuazione del disastro dei giorni che Pd ha alle spalle ed anche il segnale del perdurare di un rapporto di scarsa trasparenza tra quel partito e l’opinione pubblica calabrese. Intanto, il documento segnala la debolezza di Magorno che, incapace di decidere, dopo aver perduto la maggioranza nel Pd (Oliverio ha nell’Assemblea 153 firme su 300, alla faccia del renzismo calabrese che è maggioranza), ha dovuto chiedere un intervento a Roma per impedire che il Pd affondasse nel ridicolo chiedendo contemporaneamente primarie istituzionali ed elezioni a ottobre. Ma non è minore la debolezza di Oliverio che, privo della forza politica per imporre le primarie istituzionali chiedendo esplicitamente il voto non prima di novembre, si accontenta di primarie di partito e coalizione che sono notoriamente non gestibili se non è predeterminato il loro (taroccato) risultato con un accordo tra notabili.

DUE. Ma due debolezze in politica non fanno una forza. E se non vi sarà un nuovo intervento romano (escludo qui per ipotesi di scuola il passo indietro di Oliverio e le dimissioni di Magorno, che sarebbero, invece, la soluzione reale), il Pd andrà a sbattere per le contraddizioni che si porta dietro. Invece, addirittura con la firma della Serracchiani, il Pd - rigettate le primarie istituzionali - s’impegna (con un singolare miscuglio di superficialità e leggerezza) a svolgere le primarie (non istituzionali ma di coalizione) in una data che verrà fissata sulla base della decisione del Governo sul giorno delle votazioni. Domanda ai quattro: scusate perché avete annullato le primarie di coalizione già in corso a favore di quelle istituzionali e ora le mollate per riacciuffare (o far finta) quelle interrotte? Il ritorno alle primarie (di coalizione) sembra una genialata: essendo dei partiti non ci sono vincoli temporali, si potrebbero svolgere perfino il giorno prima della presentazione delle liste (vere) dei partiti fissato dalla legge. Infatti, il documento dei quattro questo (apparentemente) dice: che le primarie si faranno il 7 o il 14 settembre mentre, aggiunge, essendo gravissima la situazione della Calabria bisogna votare immediatamente e, si intuisce, al massimo il 26 ottobre (perché, se si vota a novembre, non si capisce perché mollare le primarie regolamentate dalla legge). Ma se si vota il 19  o 26 ottobre insieme a Reggio bisognerà presentare le liste dei partiti attorno al 20 settembre, cioè pochi giorni dopo lo svolgimento delle primarie che, però, fin quando non avranno consegnato un candidato bloccheranno la composizione delle liste. Dal punto di vista politico, un altro disastro. La campagna elettorale per convincere i cittadini verrebbe sostituita da quella tra iscritti e simpatizzanti per la preferenza a questo o quello. Insomma, un pasticcio che più pasticcio non si può.

TRE. In realtà il documento dei quattro nasconde (è il caso di dirlo) una via d’uscita dal pasticcio: la convocazione dell’Assemblea regionale del Pd del 2 settembre. L’Assemblea mantiene per intero la sua sovranità, ovviamente anche rispetto alle primarie che può sovranamente annullare scegliendo un candidato o nominando una ristretta Commissione perché (insieme ai partiti della coalizione) scelga il candidato Governatore. Insomma, non fare nessun tipo di primarie sembra essere l'obiettivo di fatto di quel documento che, quindi, rinvia di poco lo scontro rendendolo però più aspro. Tolto questo stratagemma (un’exit strategy) per uscire dai guai resta soltanto la richiesta al Governo di Roma e alla signora Stasi di far scivolare il voto a novembre avanzato (come chiede Gentile) o al 2015. Piaccia o no non esiste una terza possibilità. Inutile dire che, non essendo possibile al Pd chiedere esplicitamente uno scivolamento del voto, continuare a parlare di primarie di partito o di coalizione significa imbrogliare l’opinione pubblica calabrese che ha il diritto non soltanto ad avere i candidati ma anche di conoscere il processo che li ha individuati. Ha buon gioco la signora Stasi, che opportunamente consigliata ha sapientemente costruito questa trappola, quando prendendo atto della presentazione della lista di Corbelli (l’unico errore vero di Oliverio è stato non essere riuscito a bloccarlo) avverte (raggiungendo pienamente il suo doppio obiettivo: spostare le elezioni e scatenare la rissa dentro il Pd e nel Csx) che la data del 12 ottobre è ormai saltata e che il Pd dica chiaramente che i ritardi sono dovuti alle proprie difficoltà interne.

QUATTRO. Oliverio avrebbe voluto primarie istituzionali perché non si fida di quelle di coalizione. Ed ha ragione. Magorno non ha mai voluto le primarie perché non avendo i renziani calabresi un candidato vero a causa dei veti incrociati tra i big di quella corrente, sapeva di condurre il candidato della propria corrente, quindi se stesso, alla sconfitta. Ed ha ragione. Ora hanno entrambi cambiato idea. Sarebbe bello se organizzassero un dibattito pubblico insieme per spiegare i loro perché.