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L’INTERVENTO. Reggio e il voto. Ovvero, la difficoltà della rinascita. COSTANTINO

L’INTERVENTO. Reggio e il voto. Ovvero, la difficoltà della rinascita. COSTANTINO

cmn       di FRANCESCO COSTANTINO* - (rep) Nell’ ottobre 2013, ospitato da questo stesso giornale online, all’interno di una più ampia riflessione, invitavo i cittadini di Reggio, le rappresentanze di categoria e datoriali, le associazioni di volontariato laico e religioso, e le associazioni di servizio

, tutti disillusi dalle mancate risposte alle legittime aspettative di efficienza, e in gran parte assuefatti al dilagante degrado, ma anche portatori di adeguata competenza e di una visione illuminata di futuro condiviso, a provare a cambiare la realtà cittadina.

In sostanza, invitavo i cittadini a partecipare, responsabilmente, e in modo diretto, alla costruzione di un progetto di sviluppo finalizzato al recupero delle necessarie condizioni di civile convivenza.

L’appello, nasceva dal convincimento che una comunità democratica vive anche di relazioni, di delega e di rappresentanza, oltreché di amministrazione, vigilanza e controllo, e che la delega, concessa fin qui ai rappresentanti dei vari partiti politici, aveva portato al disordine e degrado attuale, a cui non hanno certamente posto riparo i funzionari dello Stato chiamati a surrogare, temporaneamente, gli organi di rappresentanza democratica.

Prendo atto che l’appello é rimasto inascoltato, e che, ancora una volta, il futuro della città sembra debba essere affidato alle rappresentanze dei partiti politici locali, ancora dilaniati in lotte di posizione e di perseguimento di potere personale; partiti che si sono dimostrati incapaci di autocritica, non disponibili ad autorigenerarsi e a pagare ammenda, ponendosi, responsabilmente, in quarantena per un turno, per favorire la formazione di un progetto di sviluppo credibile e condiviso, gestito da una squadra di cittadini onesti e competenti disposti ad attuarlo con il sostegno degli stessi partiti.

E mentre la città si avvia verso una incerta prospettiva metropolitana, si prefigura il perpetuarsi di un sistema fallimentare e culturalmente inadeguato, a prescindere dal valore professionale ed umano, che non si vuole mettere in discussione, dei soggetti designati dai coordinamenti politici, o selezionati attraverso strumenti solo apparentemente democratici, quali sono, alla nostre latitudini, le elezioni primarie .

Nessuno, fra un anno, o prima, o dopo, avrà il diritto di esercitarsi in un piagnisteo da eterni innocenti se le cose non saranno cambiate, o saranno cambiate in peggio, in quanto sia le negatività che le positività conseguenti alle azioni dei futuri amministratori, non saranno dovute tanto all’iniziativa dei pochi che operano per i propri personali interessi –  nella ciscostanza gran parte dei frequentatoridei partiti politici -, quanto all’indifferenza e all’assenteismo dei molti – i cittadini assopiti -.

Non c’è più tempo, fino alla data delle elezioni fissate per il 26 ottobre p.v., inutile illudersi, per fermare la macchina dei partiti messa in movimento.

Sarà un loro rappresentante – meglio, il rappresentante delle fazione momentaneamente dominante al loro interno – a dover amministrare la città nei prossimi anni.

Prepariamoci, allora, ad esercitare la vigilanza e il controllo che lo statuto comunale ci attribuisce, impedendo, almeno, come ammonivo a ottobre, quando c’era la possibilità di organizzarsi, la formazione di quel brodo di coltura che alimenta gli interessi di un magma di potentati di varia natura, e di semplici gregari, spinti solo dal proprio tornaconto personale o familiare .

*ingegnere