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Il Tar ordina alla Stasi fissa le elezioni entro 10 giorni

Il Tar ordina alla Stasi fissa le elezioni entro 10 giorni

asrc       NOSTRO SERVIZIO - Il Tar della Calabria ha ordinato alla signora Antonella Stasi, presidente facente funzione della Regione di indire immediatamente le elezioni e le ha dato dieci giorni di tempo. E’ un ordine perentorio quello del tribunale amministrativo che ha anche nominato,

nel caso in cui la Stasi non adempisse all’ordine deliberato, commissario ad acta il prefetto di Catanzaro che dovrà subentrare alla Stasi (trascorsi i 10 giorni) per convocre le elezioni entro i 5 giorni successivi.

A vergogna della politica, sempre più incapace di produrre decisioni dilaniata com’è da furbizie e trucchi, è dovuto intervenire un tribunale amministrativo per mettere fine al balletto che altrimenti chissà per quanto tempo ancora si sarebbe procrastinato.

Il Tribunale ha anche ordinato di fissare la data entro il nimor tempo possibile tenendo conto solo e solamente degli adempimenti previsti dalla normativa per le operazioni elettorali.

Il ricorso e' stato presentato dalle associazioni Cittadinanzattiva, il Pungolo di Catanzaro, il Comitato art.48 e il comitato 'Non solo Catanzaro', rappresentate dall'avvocato Francesco Pitaro, e dal Movimento difesa del cittadino, rappresentato dall'avvocato Gianluigi Pellegrino.

"Per fortuna, c'e' un giudice a Berlino e la democrazia, impedita per alcuni mesi, adesso puo' riprendere il suo corso" ha sostenuto in una nota l’avvocato Pitaro. "Il muro di cemento armato, costruito con l'utilizzo di cavilli e furbizie, per impedire ai cittadini di tornare alle urne una volta dimessosi il Presidente della Regione e' stato abbattuto dalla magistratura amministrativa”. Secondoil legale è stata violata sistematicamente la costituzione e la normativa vigente. “Per mesi – ha aggiunto Pitaro - ha guidato la Regione un Presidente facente funzioni, non eletto dai calabresi, che ha assunto una manifesta condotta omissiva in merito alla convocazione dei comizi elettorali".

Ha fatto eco a Pitaro l’avvocato Pellegrino. “Con la connivenza di tutte le parti politiche si stava verificando un autentico scempio di elementari regole democratiche. Un consiglio e una giunta sciolti continuavano non solo a prendere indennita' ma anche dare contributi, stipulare contratti, assunzioni, incarichi e avevano avuto anche la protervia di modificare la legge esistente proprio per auto attribuirsi il potere di non indire le elezioni. Cose da terzo mondo”, difficile non condividere parola per parola. Pellegrino attacca, a parte consiglio giunta e partiti della Calabria, anche il Governo e le altre istituzioni che “sarebbero dovute intervenire come impone l'art. 126 della Costituzione a cominciare dal Governo".

Ma ora di apre anche un’altra partita delicata: quella dei danni e delle responsabilità civili e penali di chi ha deciso nei lunghi mesi in cui non avrebbe avuto il potere di farlo.