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TAR. Il coraggio degli sconosciuti che inginocchia l’arroganza della politica. ACQUARO

TAR. Il coraggio degli sconosciuti che inginocchia l’arroganza della politica. ACQUARO

deg      di MASSIMO ACQUARO - La Calabria, quanto meno la parte migliore della Calabria, deve dire grazie a Celia Emilia, Occhini Eugenio, Palaia Francesco e Strocchi Carlo. Molti, scommetto, si chiederanno chi siano costoro, quali storie abbiano, cosa abbiano fatto per meritare un ringraziamento così sentito. Francamente non so chi siano, né mi pare importante. Sono i nomi che, insieme a quello dell'avvocato Gianluigi Pellegrino, sono scritti nel provvedimento del Tar Calabria che ha letteralmente fatto a pezzi quel poco di decoro che era rimasto alla politica calabrese. Loro, con le loro facce, pagando di tasca loro un avvocato che li ha assistiti, hanno messo la loro firma sul ricorso che ha piegato la Stasi, vice presidente mai eletto di un consiglio regionale sciolto da mesi, che ha impedito sino ad oggi ai calabresi di votare.

Il Tar è stato chiaro: sono state violate la Costituzione e le leggi dello Stato e, incredibilmente, ha ragione la Stasi (cognome sfortunato, mi consenta Direttore, che evoca la polizia segreta della Germania dell'est) quando dice che, in fondo, il tribunale si ê limitato a richiamare regole già esistenti ed un procedimento che era già iniziato.

Il problema è proprio questo: il procedimento per votare era iniziato, ma rischiava di non finire mai, spingendo le elezioni fino al prossimo anno. Una cosa intollerabile, poiché ha sospeso la democrazia nella sua più antica e sacra manifestazione: il diritto di votare. Cose da Repubblica (anzi regione) delle banane. Da colonnelli sudamericani o tailandesi. Così si è rivelata la gestione di questa vicenda da parte di tutto il Cdx e non faccio differenza tra quelli che si sono esposti e quelli che hanno manovrato da dietro le quinte.

Ma veniamo al Csx, neanche lui immune da responsabilità.

Mi consenta, caro Direttore, le parole del segretario regionale del Pd sono urticanti. Tranquillamente Magorno chiosa a margine della sentenza del Tar che "si è giunti a quello che chiedevamo da tanto, troppo tempo, di ridare voce ai calabresi. Ci si è arrivati, però, solo dopo l'intervento delle magistratura. Un fatto che segna una ulteriore mortificazione per le istituzioni calabresi, tutta da addebitare all'irresponsabile comportamento della maggioranza di centrodestra che guida la Regione".

Peccato che il suo nome, e quello di tutti i consiglieri del centrosinistra, non sia accanto a quello dell'avvocato Gianluigi Pellegrino, di Celia Emilia, Occhini Eugenio, Palaia Francesco e Strocchi Carlo. Un vuoto che sembra suonare le campane a morto per la speranza di una rivoluzione in Calabria.

Scenda il Csx dal carro dei vincitori che non gli appartiene, poiché se giustizia è stata fatta questo lo si deve solo al coraggio di un manipolo di oscuri cittadini che hanno atterrato Golia e quel poco di dignità della politica regionale calabrese, compreso (me lo consenta) il ministro per gli affari regionali, Lanzetta, che avrebbe dovuto imporre, da tempo, alla Stasi di rispettare la Costituzione e le leggi e non lo ha fatto.