Direttore: Aldo Varano    

LA POLEMICA. Magorno a Varano: non capisci la complessità. La replica: non si può prescindere dai fatti

LA POLEMICA. Magorno a Varano: non capisci la complessità. La replica: non si può prescindere dai fatti

mmr        L’on. Ernesto Magorno ha inviato al Garantista della Calabria un articolo in cui polemizza con l’analisi proposta su quel giornale da Aldo Varano, direttore di zoomsud, sul renzismo calabrese. Lo riproponiamo seguito da una controreplica.

di ERNESTO MAGORNO* - Ho letto l’analisi che fa Aldo Varano sul vostro giornale e ritengo sia invidiabile la nettezza dei giudizi e le certezze delle quali egli è animato riguardo ad una persona che non conosce, il sottoscritto, ma della quale egli sembra comprendere e leggere idee ed intenzioni senza alcun tentennamento. Non ho il piacere di conoscere Aldo Varano, ma spero di poter ovviare a questa mancanza e di confrontarmi con lui, magari per spiegargli perché non posso non condividere le sue analisi così nette e, appunto, cariche di insindacabili certezze.

Parla della Serracchiani e di Guerini che pur elogia, come di due dirigenti che guardano con un immaginario cannocchiale alla Calabria, una lontana provincia dell’impero Pd, sulla quale ragionano a tentoni sempre al limite delle gaffe. Oltre a questo mi attribuisce delle capacità da illusionista o prestidigitatore che io non ho. In sostanza, secondo lui, io sarei capace di raccontare ai dirigenti nazionali un Pd calabrese diverso da quello che è in realtà.

Non è così, Guerini e la Serracchiani come gli altri dirigenti del partito e lo stesso Segretario Renzi hanno piena contezza di quello che avviene in Calabria, una regione verso la quale hanno sempre dimostrato, in bene, delle attenzioni particolari. La Calabria, come avviene in altre regioni e come testimoniano le cronache politiche, vive le profonde mutazioni di un partito che attraversa una complessa fase di passaggio e di trasformazione. Una fase che non può non essere scevra da contraddizioni e resistenze che non devono essere considerate negativamente ma come un aspetto benefico, che rappresenta il sale della democrazia, e che, comunque, come io credo, porteranno alla fine ad un cambiamento profondo ed autentico.

Varano però, non sembra abbracciare la complessità di questa trasformazione e sembra voler puntare l’indice solo sul sottoscritto eludendo il giudizio, chissà forse per distrazione, sulle ragioni e sugli attori che hanno, per lungo tempo, portato ad una stagnazione del confronto politico nel Pd calabrese e che ne impedisco una compiuta mutazione.

E’ bene ricordare come si è arrivati a questo. Il caso ha voluto che incontrassi lungo il mio percorso Matteo Renzi e per scelta l’ho seguito condividendone il pensiero, cercando di incarnare in maniera concreta il suo carisma nel dare quella spinta di rinnovamento che serviva al Pd, all’intero sistema politico e alla Calabria. Da qui parte la storia che mi ha portato alla segreteria, un percorso iniziato insieme a pochi amici, da uomo dei territori, portando avanti una battaglia difficile e scontrandomi a viso aperto contro quegli apparati di cui Varano, adesso, mi imputa di essere il tutore.

Io non sono uno dei notabili del partito, ho fatto il Sindaco, in trincea, anche rinunciando alla mia indennità di carica. Il credito di cui godo è dovuto a questo, non certo, come ho detto, alle mie capacità di prestigiatore nei confronti dei vertici nazionali del partito. “L’uragano rottamatore” come lo chiama Varano ha trovato in Calabria e, posso dirlo con orgoglio, grazie anche al sottoscritto, terreno fertile, entusiasmo, idee, tante donne e tanti uomini pronti ad interpretarlo. Ma, deve innervarsi nelle peculiarità di un partito che come e più di altrove vive di diverse anime e di diverse storie. Ridurre le difficoltà incontrate su questo cammino esclusivamente alla mia condotta è estremamente ingeneroso e riduttivo così come lo è non considerare che nell’intricata vicenda del voto regionale non si debba tenere in considerazione tutto quello che ha comportato l’incredibilmente e sconsiderata condotta tenuta dal centrodestra calabrese, di fronte a cui , posso dirlo senza temere smentita, ho sempre avuto una sola e ferma posizione: quella di andare subito al voto e ridare voce ai calabresi. In una situazione così magmatica e complessa, io agisco con determinazione, avvertendo il peso che tutto questo ha agli occhi dei calabresi, confortato dall’idea di agire per dare un futuro diverso a questa nostra terra bella e sfortunata terra.

Dispongo di meno certezze di Varano e non so se riuscirò a traghettare completamente il partito nel nuovo corso della politica e a far passare pienamente in Calabria il disegno rinnovatore di Renzi. Se non riuscirò sarò pronto a fare quel passo indietro che la mia etica politica mi richiederà e non sarà perché qualcuno mi avrà “fatto fuori”, come dice Varano con un’espressione che, mi permetta, ritengo infelice e da Far West più che da confronto politico. Chi mi conosce sa che so attendere con pazienza, “come una sentinella vigile che aspetta l'aurora” e se necessario saprò fare un passo indietro, con quel senso di responsabilità che appartiene alla mia storia personale, alla mia cultura e coerenza di politico, di cittadino, di uomo libero e democratico che non si è mai inchinato di fronte al potere. Ora, però, non è in gioco il mio futuro, ma quella della Calabria che, in netta discontinuità con il sistema che finora ha amministrato, meriterebbe di essere governata da politici profondamente ed autenticamente rinnovati e che siano in grado di rappresentare i territori con onestà e integrità morale.

*avvocato, segretario calabrese del Pd.

***

di ALDO VARANO - Anche io se avessi dovuto replicare a Varano e ai suoi argomenti, avrei adottato la stessa strategia dell’on Magorno: infilare lungo 5500 battute (una replica più lunga dell’articolo, ma questo va bene) parole come nettezza, sicurezza, certezza, insindacabilità (di Varano) contro complessità, trasformazione, resistenza, senso di responsabilità (di Magorno). Da un lato, un analista gelido e presuntuoso; dall’altro, un protagonista immerso nella laboriosità inquieta da cui fare emergere la nuova Calabria.

Il segretario regionale del Pd mi ha dato (e io apprezzo) un’altra lezione: un messaggio subliminale che insinui (senza mai affermarlo) che ci si trova di fronte a un dogmatico (quindi supponente e arrogante), incapace di percepire l’incanto estetico e liberatorio del nuovo, è mille volte meglio di qualsiasi argomento. Convince, a prescindere. Ed è anche facile: i fatti nel retrobottega, e tutto fila.

Sparisce la Serracchiani che, in splendida solitudine spezzata dal solo Magorno, annulla le primarie istituzionali già in corso deliberate da un intero partito, fissa solennemente una riunione dell’Assemblea regionale Pd (300 persone mai convocate da Magorno), promette altre scadenze e si dilegua. Il povero Guerini, solennemente garantisce dall’inizio le primarie, ma deve fare i conti con un Oliverio, vecchia volpe della politica che le trappole le odora da lontano, che ogni giorno le (ri)chiede sapendo che Magorno (suo vecchio collaboratore e sodale politico) lavora solo a farle saltare. Sono matti Serracchiani e Guerini? Spero siano tanto intelligenti da chiedere a chi il Pd lo dirige in Calabria.

Che c’entra l’attenzione del Pd nazionale sulla Calabria (non sul Pd) su cui chi scrive, controcorrente rispetto ad altri analisti, ha firmato un editoriale sostenendo che nessun capo di Governo aveva mai fatto tanta attenzione (per ora attenzione) alla nostra regione come Renzi?

Vede on. Magorno, se alle suggestioni sostituiamo i fatti (che lei ha diligentemente tenuti lontani dalla sua nota), il quadro cambia repentinamente. Io smetto di essere gelido e supponente e ci ritroviamo col problema di dover capire cosa accade. E’ azzardato sostenere che tutto questo infragilisce la credibilità nazionale del renzismo? certo: per il poco che la Calabria conta.

L’unica cosa (stavo per dire insulto) che l’on. Magorno mi risparmia – e di questo sul serio lo ringrazio – è il sospetto di aver contro di lui fatti personali o di agire per chissà chi o cosa. Sul punto è leale: lui ed io non ci conosciamo (e questo non mi fa piacere). Aggiungo, non se ne abbia a male, che non ho nulla contro di lui. Gli notifico che ho guardato (scripta manent) con simpatia al suo iniziale tentativo.

Ma proprio perché lo schematismo e le certezze miei sono solo la sua clava per bastonarmi, Magorno ha difficoltà ad accettare che, sulla base dello snodarsi degli accadimenti ho dovuto modificare giudizi e analisi. A me pare che il ruolo del segretario calabrese del Pd (fino a prova contraria) sia altro e (forse) incompatibile rispetto alla rottura dei vecchi schemi notabiliari; attento a non rischiare il nuovo ché sempre scombussola posizioni e poteri consolidati. Per questa propensione a cambiare idea che è connessa la mio lavoro (è un grande André Gide quello che in Sinfonia pastorale scrive che la coerenza è il dogma degli idioti) mi ricrederò per primo quando le cose prenderanno un’altra piega.

Ma non si preoccupi Magorno. Non è solo nella sua pretesa di controbilanciare argomenti e ragionamenti con la suggestione dell’enfasi e il fastidio dei fatti. Nei giorni scorsi su fb mi hanno attaccato amici di Oliverio (e miei) perché avendo raccontato-interpretato come stava andando (secondo me) sulle primarie hanno concluso che fossi nemico delle primarie e (quindi) amico di Magorno. Enzo Biagi (qualità galatticamente diversa da chi scrive) ripeteva che se un giorno protestano quelli di uno schieramento e quello successivo gli altri, si sta facendo bene il proprio mestiere. Aveva ragione.

Con tutta la stima che lei merita. (alva)