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REGIONE. Consiglio l’11 settembre. Si andrà oltre l’indecenza? ACQUARO

REGIONE. Consiglio l’11 settembre. Si andrà oltre l’indecenza? ACQUARO

atg      di MASSIMO ACQUARO - Il fatto che il Consiglio regionale della Calabria si riunisca, forse, per l'ultima volta l'11 settembre la dice lunga sugli scherzi e sulle coincidenze della storia. Palazzo Campanella non verrà giù (per fortuna) come le torri gemelle di New York,

ma insomma la dignità della politica calabrese si è polverizzata allo stesso modo. Con l'aggravante che questa volta i kamikaze erano tutti dentro al palazzo e non per aria.

Si metterà mano alla legge elettorale dunque. C'è da sperare che il vice presidente della giunta, Stasi, non firmi tra oggi e l'11 il decreto di indizione delle elezioni regionali. Sarebbe un fatto mai visto nella storia democratica che le regole elettorali vengano mutate con la data delle elezioni già fissata. Badate bene, il grado di cialtroneria della classe dirigente regionale è tale che una cosa del genere può anche capitare, ecco perché ci permettiamo di segnalare la questione alla pubblica opinione.

Se, come ci si augura per evitare precedenti drammatici, la Stasi non firmerà il decreto è chiaro che dovrà anche attendere l'entrata in vigore della nuova legge elettorale che, a quanto è dato capire, dovrebbe mettere una pezza agli orrori della precedente, destinata (lo si sapeva dal primo minuto) a squagliarsi davanti alla Corte costituzionale.

Intanto, però, la clessidra del Tar (i dieci giorni concessi alla Stasi per indicare la data del voto) corrono veloci e il presidente Talarico, con questa convocazione, ha messo un bel macigno sulla strada indicata dal Tar. Per ipotesi il Consiglio regionale potrebbe fare marcia indietro sulla norma che ha attribuito al presidente (vice) della giunta il compito di indire le elezioni e restituire il tutto al prefetto di Catanzaro, come era sino al 2014. Questo renderebbe carta straccia l'ordinanza del Tar e bloccherebbe tutto di nuovo.

Lo so, caro Direttore, rischio di passare per paranoico, ma con quel che si è visto tra cdx e csx in questi mesi c'è da aspettarsi di tutto da 50 "morituri" politici abbarbicati ai loro scranni.

Mettiamo, invece, che davvero il Consiglio elimini talune brutture della legge elettorale, prima tra tutte la soglia di sbarramento eretta contro il M5S, ma che minaccia anche FI se corresse da sola.

Allora perché non fare un passo indietro anche sulle cc.dd. primarie istituzionali che ormai non servono a nulla se non a buttare dalla finestra un mucchio di denaro e a consentire, così dice con scarso aplomb il candidato Callipo, un imbroglio concordato tra Oliverio e Corbelli? Dal momento che il Pd ha deciso di fare svolgere le primarie e dovendosi ritenere tale decisione definitiva perché mai far svolgere quelle istituzionali, che al di là del fatto che siano state concordate o no, non servono più a nessuno? È il momento perché Adamo e Maiolo, che queste primarie le hanno volute, facciano un passo indietro e ne propongano l'abolizione per rispetto dei calabresi e delle vuote casse regionali. Così si mettono da parte altri escamotage e si vede davvero chi, nel Pd, le vuole veramente le primarie di partito o di coalizione che Oliverio vincerà comodamente.

Certo quando il polverone si sarà diradato e le chiacchiere saranno finite, resteranno le macerie, come a New York 13 anni fa. È la metafora della Calabria e, forse, del suo destino.

P.s. A proposito ho letto l'editoriale domenicale di Eugenio Scalfari dedicato alla vicenda delle elezioni calabresi, se qualcuno (ora) per dignità si dimettesse non sarebbe male, altrimenti la soglia dell'indecenza sarebbe davvero illimitata.