Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. La Confindustria, la politica, le elezioni VARANO

REGGIO. La Confindustria, la politica, le elezioni VARANO

 acm      di ALDO VARANO - La nota del 3 settembre degli industriali di Reggio ha il piglio e la determinazione di un manifesto politico. Avremo una lista della Confindustria alle prossime comunali? Questo sembrano annunciare gl’imprenditori. Lanciano un progetto e ne disegnano i contorni.

Parecchi punti dell’analisi di Confindustria sono oggettivi come le pietre. Solo chi è in mala fede o non capisce può negare il disastro e il degrado della città. Confindustria sorvola, però, sulle responsabilità, non vi accenna mai. Scelta felice, ma anche pericolosa. Non perché sia necessario trovare un colpevole (cosa che pare sia già accaduta) ma perché si fanno sparire le responsabilità – certo fortissimamente graduate – ma diffuse anche tra classi dirigenti, popolazione, intellettuali, strutture sociali e organizzate. Mai fare sconto alle responsabilità primarie. Ma nessuno può chiamarsi fuori. Nessuno. Sorvolando sulle responsabilità si rinuncia invece a far luce sul modo in cui le classi dirigenti e l’insieme della città hanno voluto e costruito il modo di vivere e di produrre di Reggio; si fa sparire la struttura parassitaria reggina che è il nodo vero da tagliare perché il riscatto non resti un’emozione retorica priva di significato.

E’ giusto dire che “Reggio ha bisogno di un immediato cambiamento che la porti a essere finalmente governata con capacità, competenza, passione e tensione morale verso il Bene comune”. Ma significa poco. Chiunque si sbraccia per la conquista del Comune, singoli o partiti, lo ripete. Ma nessuno riesce o sa dare concretezza e seguito a questo concetto.

Per superare questo scoglio l’analisi di Confindustria si trasforma in manifesto politico proponendo due punti considerati risolutivi. Andare oltre gli schieramenti tradizionali e scegliere un sindaco forte e carismatico, diverso dai candidati attuali (e si capisce, soprattutto, diverso da Lucio Dattola che viene dal gruppo opposto a quello che ora guida Confindustria).

Nei mesi scorsi anche in ambienti di Confindustria (lo dico a suo merito) si era affacciata l’ipotesi di uno schieramento capace di andare oltre quelli tradizionali. Non le larghe intese, ma un progetto politico e culturale che di fronte alla profondità della crisi facesse risorgere lo spirito civico a difesa della città. Una strategia, quindi, capace di chiedere e imporre ai partiti il contributo straordinario di un momentaneo passo indietro fino alla ricostituzione delle condizioni per una ripresa piena della irrinunciabile democrazia cittadina. Questo progetto in cui molti hanno/abbiamo creduto è fallito a dimostrazione della fragilità di tutte le forze e gli ambienti (Confindustria compresa) che l’avevano fatto balenare. Fallito forse perché implicava uno sforzo molto alto nella costruzione di un programma che riuscisse a parlare e a convincere la grande maggioranza della città. Sforzo non fatto perché ancora troppo sparpagliate sono le energie, le competenze e le passioni necessarie per riuscirci. In ogni caso, il fallimento di quel progetto c’è stato. Riprenderlo e rilanciarlo non più come un’aggregazione civica ma come obiettivo di una parte - gli imprenditori – è, ancor prima di un errore culturale di autoisolamento, un gesto che non serve a nessuno e può essere strumentalizzato da chi cerca piccoli spazi di potere.

E’ vero, Confindustria non pensa a questo anche se questo, a me pare, è l’esito verso cui spinge la sua posizione. Non è un caso il suo insistere su un sindaco forte, capace di rappresentare la città a Roma, di una personalità carismatica. Con una battuta si potrebbe dire che abbiamo già dato su questa linea e stiamo pagando. Con un’altra si potrebbe dire che l’ossessione del programma si è capovolta nella ricerca di Cesare. Battute a parte, le richieste manifestano la debolezza politica della proposta avanzata.

A Reggio non esistono personalità carismatiche. In nessun ambiente. E non esistono per motivi strutturali. Il carisma (che si misura anche dal consenso) è inevitabilmente legato alla radicalità del rinnovamento e alla determinazione del rinnovatore. C’è carisma solo e quando i cittadini (a torto o a ragione) percepiscono in qualcuno la voglia di cambiare in modo veramente profondo e le capacità per farlo. A Reggio, invece, sono anni che nessuno ha in testa rivolgimenti profondi.

Reggio, purtroppo, non cambierà da qui a poco, né con la radicalità che è necessaria. Nessuno si sogni l’uomo della provvidenza che arriva e risolve. Ci aspetta una fatica lunga e dolorosa. Ci vorrà pazienza, sapienza e tantissimo spirito civico per tornare a crescere; e lungimiranza politica. Sarà possibile, ma serviranno un amore e una passione infiniti per la città.