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CALABRIA AL VOTO. 23 novembre: l’ultimo tornante, gli ultimi tradimenti. ACQUARO

CALABRIA AL VOTO. 23 novembre: l’ultimo tornante, gli ultimi tradimenti. ACQUARO

trnnt       di MASSIMO ACQUARO - La politica, si sa, non è roba per educande e collegiali. A Macchiavelli il merito di aver teorizzato il “tradimento” come categoria indispensabile. Anzi necessaria per colui che fa politica e vuole conquistare/conservare il potere. Detto ciò proviamo a vedere se la data del 23 novembre per convocare le elezioni regionali nasconde un tradimento. Ma di chi? Di solito per sbrogliare questi dubbi si utilizza la solita domanda: a chi giova? E in genere non si sbaglia.

Ma questa volta la risposta appare più complessa.

Il Tar aveva ordinato alla Stasi di convocare le elezioni entro dieci giorni (che scadono domenica o lunedì), «fissando la data di svolgimento delle stesse consultazioni entro il più breve termine tecnicamente compatibile con gli adempimenti procedimentali previsti dalla normativa vigente in materia di operazioni elettorali». Il 23 novembre saranno trascorsi oltre due mesi e mezzo da questo ordine dei giudici. E’ il termine «più breve», soprattutto dopo la giusta rinuncia di Corbelli alle primarie istituzionali?

Francamente mi pare di no. Il primo tradimento si è consumato, quindi, ai danni del popolo italiano nel cui nome è stata emessa la sentenza del Tar e dei cittadini che avevano chiesto l’intervento dei giudici per sbloccare la situazione.

Ma andiamo avanti.

Il 23 novembre sarà trascorso circa un mese dal primo turno di voto per il sindaco di Reggio Calabria (elezioni il 26 ottobre). Se, come pare possibile, si andrà al ballottaggio dopo due settimane, si voterà il 9 novembre. Al d-day regionale mancheranno solo 14 giorni. Quindi? Quindi nel cdx è andata maturando la convinzione che a Reggio si possa vincere e si possa battere il giovane Falconata? Poi, sull’onda dell’entusiasmo di una vittoria che sarebbe storica e miracolosa dopo il disastroso ciclo scopellitiano, si va alle regionali per giocarsi il tutto per tutto.

Inoltre non si deve sottovalutare il bagno di sangue in cui dovrà immergersi il Pd e l’intero csx a cagione delle, ora, inevitabili primarie di partito o di coalizione. Se già a Reggio la sfida tra Falcomatà e Battaglia ha lasciato una scia di malumori e risentimenti, figuratevi cosa accadrà per le primarie regionali, con qualcuno già pronto alla carta bollata ed agli esposti in Procura o ai probiviri.

E questo è il secondo tradimento. La data delle elezioni non è stata fissata in ragione degli interessi generali della Calabria, e in nome di una logica istituzionale super partes, ma per offrire agli ultimi spezzoni dello scopellitismo ed all’intero cdx l’unica chance possibile di una vittoria a palazzo Campanella.

Reggio sarà il campo di battaglia ed il prologo di uno scontro più grande che, però, la sfida per il sindaco sarà comunque in grado di condizionare. Ripeto chi vince a Reggio ipoteca due settimane dopo la vittoria al posto di governatore. O almeno ci prova seriamente.

In tutto questo, in un’intervista a Repubblica, i grillini fanno capire che (come in Sardegna e altrove) diserteranno la battaglia elettorale regionale e comunale, perché temono infiltrazioni mafiose non nelle liste altrui, ma addirittura nelle proprie. Una scusa goffa che metterà in libertà a Reggio i voti di quello che è risultato il primo partito cittadino alle ultime elezioni politiche 2014, ossia il M5S. E poiché, caro Direttore, lei ci ha ben convinto del fatto che molti, moltissimi voti dei grillini di Reggio sono voti scappati dal cdx, è probabile che si siano fatti anche questi conti al momento di indicare il 23 novembre per le regionali.

Se anche solo la metà dei voti andati al M5S torna a casa in favore del cdx, per Falcomatà la partita diventerà durissima. Suo padre lo sapeva benissimo che Reggio è di destra ed è bene che anche lui se lo fissi bene in mente se vuole vincere.