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La politica calabrese al tempo delle locuste. NAVA

La politica calabrese al tempo delle locuste. NAVA

cvl       di CONSUELO NAVA* - (rep) “L’ultimo giorno delle locuste”, così intitola un suo articolo P.L.Sacco il 21 settembre su Il Sole 24 ore, contraddicendo la poesia di J.Donne per cui “nessun uomo è un’isola”. In sintesi, Sacco ricorda il tempo in cui viviamo, dove il valore del capitale umano coincide con quello economico e le relazioni sociali, umane ed interpersonali sono tutte proiettate al massimo raggiungimento dei propri benefici, interessi. Pare insomma che nel comportamento auto-interessato si rischia di assomigliare di più alle locuste, piuttosto che alle api operose, che fanno con lo spirito di una narrazione collettiva: l’utopia strumentale di chi cerca una valenza non strumentale e quindi non può che rimanere disilluso.

 Ancora più preoccupante, quando Sacco, riferendosi all’economista Mulgan riferisce sull’unico fattore vero di cambiamento, il passaggio di testimone dall’innovazione tecnologica a quella sociale, altrimenti non ci sarà crescita e sviluppo per un paese qualsiasi, come l’Italia.

Una riflessione seria, importante che mi ha fatto ragionare e sentire sensibilmente come sono tristi e pericolosi questi nostri giorni delle locuste, pensando alle vicende politiche calabresi e reggine.

I tempi in cui le abilità personali e collettive di capitale umano, civico e di competenze dovevano abbandonare la storica logica predatoria e familistica, sono tutti scanditi dalle liturgie e cerimonie delle vicende elettorali di questa regione e questa città senza tempo.

 Si, perché la Calabria e Reggio Calabria scontano perlopiù la loro dimensione di regione senza città e di città senza città, di cittadini senza collettività, di cittadinanza senza amministrazione. Negli anni ha preso tutto la politica, le vecchie locuste e le più giovani ed invecchiate locuste. Tutta questa mancanza di “innovazione”, ha riempito le pagine di una storia politica che di fatto non ha mai fatto la differenza, che ha solo nutrito l’autorazzismo a Sud (cit.Varano e Veltri), ha compianto la fuga reale dei cervelli per accontentarsi del meglio del peggio come classe dirigente, ha vilipeso un territorio dalla bellezza struggente che mai potrebbe non ispirare reazioni di cultura, sviluppo e bellezza. Mentre altrove una realtà parallela nella sue differenti forme ha reagito partecipando alla costruzione dei possibili futuri. E’ straordinario come la produzione culturale degli scrittori, dei film, della musica, delle arti, di iniziativa calabrese siano assai più riconosciute e premiate mentre si registrano in generale atti virtuosi di politiche fallimentari. In un tempo in cui ogni ora, si paga il debito del passato, il futuro è affidato al tempo lento dei risultati che verranno, a prescindere dalle competenze e dalla esperienza.

Nessuna selezione sulla capacità di individuare da subito reali soluzioni ai problemi. Tanti quelli accumulati dal passaggio delle locuste. Si scelgono così, in qualche caso, gli amministratori futuri, nella speranza di ciò che sarà, tanto peggio di così…

Nel tentativo di individuare i problemi da risolvere, spesso si fa un uso ignorante dei termini senza mai dire ciò che necessita delle api e non più delle locuste. Il rischio serio è che per una politica che non vuole abbandonare la preda, tutti diventano incapaci o capaci in egual misura, per mantenere un nanismo utile ed auto-interessato. Trovo perciò rischiose alcune enunciazioni di questi giorni.

Diventa così ingannevole parlare di sviluppo della Calabria, senza mai dire cosa davvero lo ha impedito oltre la ‘ndrangheta. Diventa incredibile parlare di problema immigrazione da gestire, senza mai capire il valore del capitale umano, quello nuovo e quello in uscita. Diventa assai più ridicolo parlare di innovazione e sviluppo mentre la regione subisce la più grande descolarizzazione di tutti i tempi e le università vanno in fondo alle classifiche per la ricerca. Diventa quasi interessato parlare sempre di infrastrutture ed isolamenti quando ognuno pensa che sottocasa possano esserci porti ed aereoporti. Diventa irriverente parlare di fondi strutturali, quando con l’ultima convergenza, il tema dovrebbe essere il rafforzamento e l’occupazione e non l’investimento di lungo periodo.

 Diventa strano che tutti sappiano che cosa siano “le smart cities” (città intelligenti), citandole e non si occupino dell’idea che non potranno essere governate da “cretini” e vissute da non cittadini. Diventa insopportabile che si sentano corbellerie sui temi della città metropolitana, zone garantite, aree infrastrutturali e non si facciano mai i conti con le comunità interessate, incontrandole.

Diventa assai stucchevole abbracciare sfide politiche “da donna” quando si consumano atti di inciviltà e antidemocrazia tanto nei vuoti delle istituzioni quanto nelle servitù delle elette e si abbandonano le donne normali alle loro solitudini civili e sociali nei diritti.

 Diventa assurdo che ogni campagna elettorale sia all’insegna della legalità, della coscienza collettiva, della sobrietà necessaria e la mondanità, lo sperpero e le condizioni con cui si conducono sfide, iniziative e si aprono segreterie elettorali siano oggi un’offesa alle città ed ai cittadini senza economie.

Accade nella campagna elettorale per la città di Reggio, accade in questi giorni nelle sfide interne ai partiti in attesa delle elezioni regionali.

C’è ancora il serio pericolo che se le locuste continueranno a tenere sotto scacco le api, nessuna innovazione salverà la Calabria e le città calabresi ed il più vero nemico-amico di tutti, locuste comprese, sarà sempre “l’esercizio di quel potere”, che niente ha a che fare con la ‘ndrangheta o l’età anagrafica, ma che molto ha a che fare con “atti auto-interessati in luoghi pubblici”, con acclamazione alla responsabilità personale piuttosto che alla giustizia sociale.

 Diciamolo, il modello unico uomo al (di) potere Renzi (bipartisan) non aiuta. L’editoriale di F. De Bortoli sul Corriere della Sera di oggi (ndr 24.09.2014) bastona il premier proprio sulla sua gestione del potere, (…)Se vorrà veramente cambiare verso a questo paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente è ipertrofica. (…) Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per far ombra al Premier. La competenza appare un criterio secondario.” E continua sul fatto che in Europa il vuoto marketing politico ha già fallito.  L’Italia in questo è tutta ugualmente in ritardo, al Sud, in Calabria inoltre le locuste si autoalimentano tra parenti, figli, amici, servitori e tifosi. Anziani, giovani, belli, brutti, mondani e un po’ retrò, tutti uguali, nessuno non allineato. 

Il rischio è che vinca sempre il più potente, la locusta con la squadra finta.

Questo modo per niente “innovativo” rischia di far vincere le elezioni, qualsiasi, far perdere le città e la regione, sempre e a turno, sempre dopo. Sarebbe per tutti la volta definitiva. 

* ricercatrice universitaria.