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CALABRIA. I figli delle tenebre e i figli della luce. CRISTOFARO

CALABRIA. I figli delle tenebre e i figli della luce. CRISTOFARO

lct      di DOMENICO CRISTOFARO - Bonvesin de la Riva, che era un milanese, terziario dell'Ordine degli Umiliati e professore di grammatica e che nel 1288 scrisse il De Magnalibus Mediolani (Le meraviglie di Milano),

che rimane ancora oggi il miglior libro su Milano e i milanesi si domanda come mai, se Milano è una città piena di meraviglie e i milanesi cosi civili, l'esercizio del potere cittadino sia frequentemente così cattivo. Il motivo, risponde Bonvesin, è che il dominio della città viene spesso conquistato dagli "uomini delle tenebre", che tessono le loro reti oscure con tenacia e con costanza molto maggiori di quelle degli altri cittadini: "perchè la potenza temporale tocca più spesso ai corrotti; e i figli delle tenebre, nelle loro iniquità, operano spesso con più passione e cautela che i figli della luce nelle loro opere"...

Credo che questa rappresentazione possa essere perfettamente calzante per la Calabria di oggi e, ahinoi, non solo di oggi. Ma chi sono oggi in Calabria, i figli delle tenebre e i figli della luce?

Tra i primi bisogna metterci, inevitabilmente la cd classe dirigente, intendendo come tale non solo quella politico/partitica, ma quella élite che dovrebbe farsi carico del destino e del futuro di una comunità e che, più che tale, si è ormai dimostrata “management del sottosviluppo”.

Ovviamente in quest’ultima categoria la cd classe politica primeggia con i suoi codici, i suoi equilibrismi il suo moderno consociativismo che la vede sempre impegnata nell’autotutela ed nell’autoreferenzialità, senza alcuna distinzione di schieramento. Con lo scopo di continuare ad alimentare e fare moltiplicare il cd “Popolo del Bisogno” che a sua volta alimenta essa stessa, attraverso un consenso ormai quasi totalmente mercificato, cioè lasciato al debito di riconoscenza ed allo scambio e non già al merito ed ai risultati o, meglio ancora, all’opinione ed all’idealità.

Questa classe politica che ha occupato ogni centro decisionale e soprattutto di spesa, posizionando i propri ascari, i quali si ritrovano ad occupare quei posti di governo e di sottogoverno con una “competenza e conoscenza” che viene acquisita in quel momento, grazie alla loro nomina e non certo perché nella vita hanno dato prova di essere capaci attraverso i risultati.

Per cui si ritrovano competenti perché nominati e non nominati perché competenti. Miracoli delle “appartenenze” o meglio delle “aderenze” come ama dire G.A. Stella.

Vi è poi la cd zona grigia che fin qui è stata ripetutamente sempre citata, soprattutto in certi ambienti ed in certe occasioni, ma mai indicata. Composta da una società trasversale e di varia estrazione e professione, che è disponibile in qualsiasi momento e in qualsiasi modo a “tagliare per il corto”, rappresentata quasi sempre da “insospettabili”, da una borghesia benpensante che, magari al posto di un partito frequentano, i salotti buoni, i circoli, le associazioni, le parrocchie, si le parrocchie, e magari forse fanno anche parte di qualche consiglio pastorale.

Chi vi è invece tra i secondi, tra i figli della luce. Vi è certamente la stragrande maggioranza dei Calabresi che ogni giorno fa il proprio dovere come cittadini, operai, impiegati, imprenditori, genitori, figli, studenti, professionisti, amministratori, e anche, perché no, come cittadini immigrati. Tutta gente che ha l’assillo del dovere, della dignità e della coerenza e che, nel proprio mondo e nel proprio agire, punta sempre all’eccellenza, ed è costantemente impegnata nel cercare di dare l’esempio.

Sono in tantissimi, e ne voglio citare solamente alcuni esempi, sono i Mimmo Lucano, i ragazzi del Consorzio GOEL, i magistrati come Gratteri e Cafiero De Raho, i Mimmo Gangemi, i giornalisti che fanno inchiesta e non raccontano solamente, gli artigiani che hanno rinunciato al posto fisso preferendo mantenere e tramandare la loro arte, i piccoli imprenditori che innovano continuamente e che spendono coerentemente e trasparentemente i contributi pubblici che hanno ricevuto, magari restituendoli pure e quindi non diventando “prenditori” di risorse.

Tutte quelle persone che non si piegano e non si vendono a niente, a nessuno e per nessun motivo.

Cosa fare dunque, per farsì che in questa nostra bellissima Regione, oltre alla luce ed alla solarità dataci dal Creato con le sue uniche visuali, prevalga, o quanto meno cominci a prevalere, quella dei “figli della luce”?

Io ritengo che al momento l’unico modo per iniziare, sia consentire a quello che all’inizio ho definito il popolo del bisogno, “questo mondo di sopra” che alimenta, con il consenso scaturito da decenni di scambi, assunzioni, favori, silenzi e clientele, il management del sottosviluppo, cioè il “mondo di sotto”, di liberare il proprio consenso, affrancandolo cioè dall’”obbligo” di votare chi è espressione di quel mondo, che a quel punto si vedrà diminuire il brodo che lo fa vegetare e crescere.

E quindi torniamo lì, alla politica e ai partiti che tutt’altro sono tranne che impegnati per la loro terra.

Chissà se almeno quelli che si dicono innovatori, riformatori, rottamatori, uomini di esperienza, a cominciare da Gianluca Callipo e Mario Oliverio, ci proveranno ad uscire dalle tenebre.

E se sì, chissà come lo faranno.

I loro “avamposti territoriali” fino ad oggi non lasciano sperare nulla di buono, con “new rientry” di vario genere e tipo, evidentemente il 40,8 % lascia loro ben sperare per un ritorno “vecchio stile” e cioè a tutti gli effetti da “mondo di sotto”.

Io, almeno fin qui, non ci credo, ma ci spero.