Direttore: Aldo Varano    

CARO SINDACO/3. La strategia perché Reggio abbia futuro. RUSSO

CARO SINDACO/3. La strategia perché Reggio abbia futuro. RUSSO

rcz      di FRANCESCO RUSSO* - Un nuovo Sindaco deve operare appena insediato. Ci sono azioni che possono partire subito perché a tempo e costo. Ci sono azioni che devono essere subito attivate per vedere la luce in non più di un triennio, e dare i primi risultati prima della fine della sindacatura.

Ci sono azioni che devono partire subito, ma sono per il DOPO. DOPO che sarà finita l’esperienza dell’Amministrazione.

Le azioni per il DOPO sono le più dure, perché non portano alcun lustro a chi le avvia. Sono azioni per i figli. Sono le azioni strategiche.

Non c’è una gerarchia tra le immediate, quelle di medio termine e le strategiche.

Forzando un po’ si può costruire un esempio. Un naufrago del Titanic deve: riemergere, cercare un legno cui aggrapparsi, puntare a raggiungere una scialuppa. Deve compiere le tre azioni se vuole salvarsi. Se riemerge e non cerca un legno, riaffonda e muore, se trova il legno e non punta ad una scialuppa muore anche.

Più volte zoomsud ha proposto il tema del DOPO. La prospettiva di Reggio, della Calabria, e del Sud è perdere un gran numero di abitanti nel giro di pochi decenni. Accade invece di giorno in giorno di perdere pezzi dei trasferimenti dello Stato che arrivano tramite pensioni e apparato pubblico.

Allora per il DOPO la fame sarà appiccicata ai muri.

- Varano il 18 febbraio del 2013 riporta i conti della Svimez che prevedono entro il 2050 lo sterminato spostamento di due milioni di abitanti dal Sud al centro-nord.

- Nelle Linee per il piano dei Trasporti, fatte da Scopelliti, si legge per la Calabria: “secondo le previsioni forniteci dall’Istituto di Statistica Nazionale… nei prossimi cinquant’anni, vedranno contrarsi di oltre 400 000 il numero di abitanti, passando dagli attuali 1 950 050 a 1 538 727 unità nel 2065”.

-Attali nel 2006 (Breve storia del futuro), riferendosi al 2035 dice: “regioni ricche si sbarazzeranno del fardello di regioni povere, come abbiamo visto la Repubblica Ceca separarsi dalla Slovacchia. Tra le democrazie esistenti, le Fiandre potrebbero decidersi di separarsi dalla Vallonia, l’Italia del Nord da quella del Sud; la Catalogna dal resto della Spagna.”

Non è facile costruire una vision per contrastare questo futuro.

La borghesia e gli intellettuali si sono adagiati. Dopo le esperienze del XIX e dell’inizio del XX secolo dei privati con le grandi aziende per l’energia, per il tram, dopo la ricostruzione fatta con i soldi dei privati, dopo il coraggio testimoniato da uomini del calibro di Zehender e Trapani Lombardo (come un libro edito da Città del Sole ci racconta), si è passati all’assistenzialismo a tutti i livelli.

Il fascismo ha avviato questo processo mettendo a competere un’azienda pubblica, ampiamente foraggiata, con un’azienda privata.

Borghesia (gran parte) ed intellettuali (non tutti) sono saliti allegramente sui treni che riproponevano lo stesso modello. Solo una volta si è scelto un altro treno, con Italo Falcomatà, ma allora la paura di mani pulite ha spinto molto.

Adesso il giocattolo si è rotto.

Riusciranno borghesia ed intellettuali a riprendere il loro ruolo? Riusciranno a sganciarsi dalla mammella pubblica?

La vision passa da un mutamento culturale nella borghesia e negli intellettuali.

Ci sono ricchezze a Reggio pronte per essere messe a creare valore.

Punto di partenza è essere frontiera. Frontiera vuol dire mare e vuol dire porti. Dopo secoli di ritrarsi sui monti per difendersi meglio, è tornato il tempo del mare, dei porti: Gioia Tauro, la Zona Economia Speciale sono i motori primi.

Rilancio delle eccellenze, come OMECA-Ansaldo, si tratta di ricreare il tessuto di piccola e media industria.

Turismo, città storica, bellezze naturali, Aspromonte, ma senza assistenzialismo.

Agroindustria, allevamento, itticoltura, denominazioni controllate; a partire da scelte per i grandi e storici uliveti: sono bellezze da preservare o sono impianti che devono produrre?

Niente può essere fatto se non si costruisce un sistema formativo, dall’asilo nido ai master universitari, pienamente finalizzato.

La vision: Reggio città europea nel mediterraneo.

Una proposta semplice, al nuovo Sindaco, un gesto simbolico per un nuovo cammino.

Dedicare una via all’ing Rodolfo Zehender, l’ultimo reggino della Reggio europea. Dedicare la via più importante della città, il Corso; il buon Peppino non se ne avrà a male, gli rimane sempre la piazza della stazione, a meno che il nuovo Sindaco con un coraggio estremo non la dedichi a Trapani Lombardo.

Poi un lavoro più difficile, 5 punti per la vision: 1 Porto e ZES; 2 OMECA e industria; 3 beni culturali, storici, ambientali e turismo; 4 agroindustria; 5 scuola e università.

Dedicare la via è significativo. Se non si riesce vuol dire continuare con un modello assistenzialista.

Ci vogliono persone adeguate, con conoscenza e competenza. L’improvvisazione e le squadre creano solo disastri.

Ci vogliono idee chiare da mettere sul tavolo. Ci vuole partecipazione e condivisione.

Una Reggio sostenibile, una Reggio europea.

*docente UniRc.